L’omaggio degli esuli da Pola alla foiba di Vines

Si è svolto dal 9 al 13 giugno scorso il 66° incontro culturale dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio proprio nella città dell’arena. Vi ha preso parte anche una delegazione di esuli polesani del Comitato provinciale di Torino dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Stefano Stanich, Lucia Simonetti, Walter Cnapich, Nello e Maria Grazia Belci).

L’apertura ufficiale è stata svolta dalla presidente Graziella Cazzaniga Palermo, con il consueto “brindisi e due ciacole” e la successiva riunione del Consiglio d’amministrazione.

Sabato 10 ci si è recati a Vines presso Albona per una visita all’omonima foiba in segno di omaggio alle vittime. La foiba di Vines o foiba o fossa dei Colombi, conosciuta anche come foiba di Goglia (in dialetto locale croato ciacavo: jama Golji), è una foiba abissale, una cavità carsica puteiforme di origine naturale. Dopo una camminata nel bosco, seguendo un sentiero segnalato giorni prima dai consiglieri dell’Associazione, è stato raggiunto il sito.

Le fotografie non riescono a rendere molto, soprattutto non rendono l’emozione provata. La presidente ha portato un mazzo di rose rosse, che ognuno dei presenti ha lanciato nello strapiombo. È seguito un minuto di silenzio in cui ognuno ha potuto mandare una preghiera.

Difficile comprendere come il male degli uomini in quegli anni sia riuscito sovrastare la tranquillità di quel posto.
La foiba, che si trova su una collinetta, presenta un ingresso a strapiombo (all’inizio profonda 146 m, poi prosegue dopo un piano terrazzo, inclinato e roccioso, fino alla profondità di 226 m). Si presenta con un’imboccatura, nell’orlo a forma un po’ ovale, dalle seguenti dimensioni: una larghezza di circa 8 o 10 metri e una lunghezza di circa 15 o 16 metri; tutta l’area dell’apertura è delimitata da un cavo metallico una rete, per segnalare il pericolo e garantire sicurezza.
Questa foiba deve il suo nome al fatto che nei suoi anfratti si rifugiavano spesso dei colombacci. Essi, per un certo periodo verso la fine del 1943, non vi si rifugiarono più, a causa dell’acre odore di cadavere proveniente dai corpi gettati nelle profondità di questa voragine, odore che facilitò anche il ritrovamento dei resti mortali. Nel dialetto locale croato ciacavo la Foiba dei Colombi, detta anche di Faraguni, è soprannominata Gospetova Jama o Gospe Jama, che significa Grotta della Signora o della Madonna, e si trova in località Faraguni nei pressi della frazione di Vines (in croato: Vinež), che fu prima parte del Comune di Arsia e oggi di quello di Albona, nell’Istria sud-orientale oggi croata, a circa 3 km dal centro albonese.
Da questa foiba vennero recuperati, tra il 16 e 25 ottobre del 1943, i resti umani di ben 84 corpi (72 italiani, di cui 6 donne, secondo altra fonte solo 3 donne, e 12 militari tedeschi). Delle vittime, 51 furono inizialmente riconosciute. In questa foiba, alcune vittime furono gettate verosimilmente ancora vive. Gli assassinati, furono anche precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani; oppure legati tra loro in modo tale che una sola vittima colpita da un’arma da sparo trascinasse nel fondo della foiba il proprio compagno di sventura ancora vivo allacciato a lui. Furono poi lanciate dagli esecutori criminali delle bombe a mano dentro la foiba, al fine di causare dei crolli delle pareti della voragine, per facilitare forse la decomposizione dei corpi, rendendo così impossibile il loro eventuale riconoscimento successivo. Le vittime furono estratte, con l’appoggio saltuario della squadra di soccorso delle miniere della Società Anonima Carbonifera Arsa, dalla squadra dei vigili del fuoco di Pola, guidata dal sottufficiale Maresciallo Arnaldo Harzarich, del 41º Corpo di stanza a Pola. La scoperta di questa foiba, come luogo di esecuzione e sepoltura, si deve alla segnalazione di un certo Monti di Albona. Unici superstiti sopravvissuti da questa foiba furono Giovanni Radeticchio e Graziano Udovisi, che come testimoni raccontarono i tragici fatti che vi si consumarono anche nella primavera del 1945.

Nel pomeriggio si è svolta sul campo di Medolino la partita di calcio tra Grion Pola (squadra composta di esuli) e Mosaico Istriano (rappresentativa della Comunità Italiana di Pola) con vittoria di questi ultimi per 4-1. Alla sera si è svolta la Cena di gala con le autorità del luogo, dopodiché Stefano Rolle ha presentato il libro “Geppino Micheletti” di Duccio Vanni e quindi è stato proiettato il documentario “Micheletti a Narni”.

Domenica 11 giugno il parroco don Rikardo Lekaj ha celebrato la messa in italiano nel Duomo di Pola ed in seguito c’è stato un momento di raccoglimento per le vittime della strage di Vergarolla del 18 agosto 1946, la più cruenta nella storia dell’Italia repubblicana, mentre il pomeriggio è stato dedicato alle attività sociali: l’Assemblea generale dei soci con le relazioni della presidente e dei revisori, l’approvazione dei rendiconti e del bilancio preventivo. In serata ha avuto luogo un concerto del coro Lino Mariani cui ha fatto seguito la presentazione della mostra “Sulle ali della bora” e, a seguire, il conferimento della benemerenza “Istria Terra amata” al professor Gianni Oliva, con la conduzione di Lucia Bellaspiga (giornalista di Avvenire).

Lunedì 12 giugno c’è stata una gita in autobus a Pirano, un incontro con i rappresentanti della locale Comunità degli Italiani e il pranzo comune. Per la serata finale in albergo la comitiva ha assistito allo spettacolo teatrale “I Polesanich va in vacanza”, allestito dalla Comunità degli Italiani di Pola.

Fonte: L’Arena di Pola

 

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