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Italiani bloccati e minacciati al confine sloveno (Il Piccolo 15 giu)

di MADDALENA REBECCA

Doveva essere una spensierata gita al mare. Si è trasformata invece in un’odissea, conclusa con un autentico salasso: 250 euro di multa. Tanto hanno dovuto sborsare sull’unghia due ragazzi di 25 e 28 anni, un triestino e un romano, ”colpevoli” di essersi messi in viaggio in auto alla volta delle spiagge della Croazia senza avere la carta d’identità al seguito.

Il poliziotto sloveno che li ha ha fermati qualche giorno fa al confine di Krvavi Potok, in comune di Kosina, non ha voluto sentire ragioni. Senza documenti validi – e per le autorità di Lubiana la patente esibita dai due viaggiatori non si può considerare tale -, in Slovenia non si può circolare. E per chi non rispetta la regola, le strade sono soltanto due: o pagare ”hic et nunc” la sanzione minima di 250 euro, o ritardare il saldo, vedendosi così raddoppiare l’importo dovuto e rischiando persino di trascorrere la notte in cella in stato di fermo.

Ai due ragazzi ”rei” di aver dimenticato a casa la carta d’identità, però, è stata prospettata anche una strana, terza opzione. «Quando abbiamo fatto notare che non avevamo con noi i 250 euro richiesti – racconta Federico, uno dei malcapitati -, il poliziotto sloveno, evidentemente con l’intento di metterci paura, ha minacciato di sottrarci gli oggetti di valore. ”Non volete pagare? – ci ha chiesto con il ghigno sulle labbra -, allora io chiamo il pignoratore di Lubiana che vi sequestrerà gli orologi. Se non avete nemmeno quelli, vorrà dire che vi smonterà pezzo per pezzo la macchina».

A nulla sono valse le richieste dei giovani di ”rimediare” all’errore commesso, interrompendo il viaggio e rientrando subito a Trieste. «Non c’è stato verso di tornare indietro – continua Federico -. I poliziotti ci hanno fatto scendere dall’auto (una Fiat Punto a bordo della quale viaggiava anche un terzo amico, l’unico con il documento valido nel portafoglio) e ci hanno trattenuto al confine per quasi un’ora. Hanno acconsentito a lasciarci andare solo quando, dopo aver raggiunto un paese vicino, siamo riusciti a prelevare al bancomat la somma necessaria. Per me è stato un colpo durissimo. Lavoro in una cooperativa e guadagno 750 euro al mese: pagando quella multa, quindi, mi sono giocato un terzo dello stipendio».

Convinti di aver subito un’ingiustizia, soprattutto per il tono beffardo e a tratti intimidatorio usato dai poliziotti, i giovani hanno cercato di avere spiegazioni prima all’Ambasciata italiana di Lubiana, poi al Consolato sloveno di Trieste. «Ma tanto nel primo quanto nel secondo ufficio – conclude Federico – nessuno aveva mai sentito parlare né della super multa nè, tantomeno, del fantomatico pignoratore”».

Gli unici informati della procedura si sono rivelati gli addetti del Consolato italiano a Capodistria. «Purtroppo riceviamo spesso lamentele simili – spiega il vice console Antonio Silvi -. La sanzione applicata al triestino e al suo amico, però, è del tutto legittima perchè prevista da una legge della Slovenia. La confusione nasce dal fatto che l’Italia, con il dpr 445 del 2000, ha equiparato patente e altri documenti alla carta d’identità e al passaporto, considerandoli validi quindi ai fini dell’identificazione dentro il Paese. Questa regola, però, non vale nel resto dell’Unione europea, che su questo consente ai vari Stati di prendere autonomamente le proprie decisioni. Il nostro ministero degli Esteri – chiarisce ancora il viceconsole – ha cercato di segnalare il problema alle autorità slovene ma, non potendo interferire con la sovranità di questo paese. non ha ottenuto alcun risultato. Quindi fino a che non verranno uniformati i i criteri per la circolazione dentro i confini dell’Europa – conclude Silvi -, non possiamo far altro che ricordare ai nostri connazionali l’importanza di viaggiare sempre con la carta d’identità al seguito».

 

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