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Il nonno di Marchionne ucciso nella foiba (corriere.it 15 feb)

A volte la cronaca viene in soccorso della storia. Una bella intervista di Fausto Biloslavo a una zia acquisita di Sergio Marchionne, Maria Zuccon, uscita sul "Giornale" di mercoledì 10 febbraio, in occasione della giornata del ricordo, ci fa capire meglio di tanti testi la tragedia delle Foibe. "Sergio – esordisce la signora Zuccon – me lo ricordo sin da piccolo, quando mi aiutava a pascolare i manzi. Il nonno non l'ha mai conosciuto perché è stato infoibato dai partigiani di Tito. Con sua mamma, Maria, sono legata da sempre. L'ho sentita l'ultima volta il 17 gennaio, quando ha compiuto 84 anni, per farle gli auguri. Con la sorella Anna sono andate esuli in Canada, ma non ci hanno mai dimenticato".

L'intervista a Maria Zuccon, che ha sposato uno zio dell'amministratore delegato della Fiat, Martino, si svolge in una casa nel villaggio istriano di Zucconi, a pochi chilometri da Pola. "Giacomo, il nonno di Sergio, era un gran lavoratore. A Carnizza, tre chilometri da qui, aveva messo in piedi un negozio sotto casa. Non ha mai fatto male a nessuno. Giacomo non ha mai portato la camicia nera". L'8 settembre 1943 il regio esercito si sbanda, spiega Biloslavo, "in Istria si crea un pericoloso vuoto di potere. I partigiani di Tito spuntano dai boschi e vanno a prendere i nemici del popolo'". Maria Zuccon racconta che "nel paese ne hanno presi sei. Un ingegnere che aveva fatto solo del bene, ma pure il macellaio. Nella banda c'era un capo comunista ideologizzato, ma in realtà chi aveva debiti con il negozio di Giacomo ne ha approfittato per farlo fuori".

Gli ostaggi spariscono nel nulla e Anna la sorella della madre di Marchionne, Maria, si impegna nelle ricerche: "Il padre, insieme ad altri era stato buttato nella foiba di Trlji, a cinque chilometri da questa casa. E' andata a Pola e ha convinto i pompieri a recuperare le salme. Sull'orlo della foiba, quando tiravano fuori i corpi tumefatti Anna diceva non è lui, non è lui. Poi ha avuto un sussulto davanti a un corpo irriconoscibile. Questo è mio padre. L'ha riconosciuto dai bottoni della giacca che lei stessa aveva cucito".

Dopo la guerra la madre di Marchionne si era sposata con un carabiniere, Concezio, conosciuto a Carnizza e si era trasferita a Chieti, dove nel 1952 sarebbe nato Sergio. Poi dall'Abruzzo al Canada, dove c'era già Anna, per dare un futuro al figlio.

Oltre a raccontarci un aspetto poco conosciuto sulle origini del manager che fa onore all'Italia, questa testimonianza  ribadisce che a fare le spese della furia ideologica e nazionalistica tra il '43 e il '45 non furono soltanto i "nemici politici" ma soprattutto la gente comune. I contadini, i commercianti, i professionisti travolti con le loro famiglie dalla violenza della Storia. 

 

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