Il discorso del presidente nazionale dell’Anvgd per il Giorno del Ricordo

Di seguito il discorso pronunciato dal presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin, nella solenne celebrazione del Giorno del Ricordo avvenuta giovedì scorso al teatro Rossetti di Trieste. 


Autorità civili, militari e religiose, a tutti voi ospiti di questa splendida serata.

Ci sono volute diverse generazioni affinché questo giorno entrasse nel patrimonio storico dell’Italia. Il senso del collettivo non è soltanto quello del condividere lo stesso destino, la stessa terra, la stessa lingua, ma anche quello di comunicare chi quel destino, quella terra, e quella lingua non l’hanno vista. 

L’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia questo percorso l’ha iniziato nel 1947 e la Storia ci ha dato ragione. Non solo nell’Istituzione del Giorno del ricordo, non solo nei riconoscimenti ai martiri delle foibe, ma anche alla riconciliazione che su questi confini prende sempre più piede. In questi ultimi anni, a partire dal concerto dei tre presidenti, fino alla mano nella mano dei due presidenti alla Foiba, parliamo di cose sulle quali fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile parlarne. Questo non è chiaramente solo merito nostro, ma anche di tutto il mondo delle Associazioni che non si sono mai arrese e che hanno sempre lottato.

La lotta del popolo giuliano, istriano, fiumano e dalmata non è mai stata una lotta di armi e di violenza, ma una lotta per la verità e il riconoscimento. E questo atto di riconoscimento è un fatto, seppur tardivo, di giustizia umana, per delle persone che in nome della loro appartenenza persero tutto. Vorrei che i nostri genitori avessero potuto vedere questo percorso, ma oltre più vorrei che i miei figli potessero godere di una vita protetti dal dolore della guerra e dell’esilio. 

Signori e Signore, Noi oggi contrapponiamo al negazionismo la memoria di una famiglia in fuga. Noi oggi contrapponiamo alla durezza della tragedia la delicatezza del canto. Noi oggi contrapponiamo alla nostalgia della nostra terra, il cielo stellato del Rossetti.  

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