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I Cosulich, 150 anni di mare partendo da Lussino (Il Piccolo 08 nov)

di PIETRO SPIRITO

Adesso non ci va più d’estate a Lussino. Visita l’isola solo nel mese di novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, «perché lì – dice – ci sono le tombe di famiglia». E poi, aggiunge, a novembre non ci sono più turisti, in giro non c’è quasi più nessuno, «solo stradine deserte e il profumo del mirto». Eppure Nora Cosulich, 86 anni, insegnante d’inglese in pensione, figlia di Guido Cosulich e nipote di Callisto, ha passato tutte le estati della sua infanzia e giovinezza sulla perla del Quarnero. Lì ha avuto origine la saga della sua famiglia, i Cosulich, una grande dinastia adriatica, per citare il titolo della mostra a loro dedicata aperta fino al febbraio scorso al Museo del mare di Trieste. Gente legata da sempre al mare e alla navigazione, i Cosulich, famiglia prolifica a cominciare Da Antonio Felice, che nel 1853 proprio a Lussinio dopo aver avviato con i suoi fratelli un’attività di capitano-piccolo armatore, ha allungato i rami del suo folto albero genealogico fino alla sesta generazione, affondando le radici nel profondo della storia di queste terre, da Lussino alla Venezia Giulia e oltre.

Nora rappresenta la terza generazione dei Cosulich, e la sua memoria è un archivio vivente che è ricordo a un tempo privato e pubblico, storia di famiglia e storia di una città, racconto di vicende che si legano a vicende in un disegno complesso di fatti che è patrimonio di tutti. Oggi, quando l’intera famiglia Cosulich si riunisce perpetrando un’antica tradizione, si ritrovano insieme più di cento persone, provenienti un po’da tutto il mondo.

Ma a Trieste la memoria dei legami tra la famiglia e la città – dove un ramo dei Cosulich si trasferì nel 1889 dando origine a una delle più prestigiose dinastie marittime dell’Adriatico – è lei, Nora Cosulich. Nella sua casa di Largo Papa Giovanni XXIII, in un edificio del 1856 che già fu degli Slocovich, tra quadri di navi e velieri, Nora racconta una vita intrecciata con le vite di tanti altri, e che nel conteggio delle goie e dei dolori assomiglia a quella di tanti altri. Se non fosse per il fatto che ogni famiglia importante lascia segni e tracce nel tessuto sociale in cui opera e lavora. E l’impronta impressa dai Cosulich è profonda.

Ma lei, Nora, si sottrae a una lettura storicistica dei suoi ricordi. E riporta tutto a una dimensione familiare che è forse ancora più condivisibile, in virtù dell’assunto per cui la Storia è sempre fatta dalle storie di tutti noi. «Il mio primo ricordo? Forse la casa di via Genova – risponde Nora -, qui a Trieste, sopra il Caffè Stella Polare. E poi certo, le vacanze estive a Lussino». Un’infanzia con gli amici, i familiari, con la sorella Emma di tre anni più grande. Un’infanzia tra le barche, a Cigale, «dove eravamo otto famiglie, tutti molto uniti, tutti legati al mare: ricordo che durante le ristrettezze della guerra andavamo a pescare per poter mangiare». Allora Lussino «era un paradiso». È in quegli anni che i Cosulich incrementano la loro ascesa. Nel 1922 hanno fondato anche la Sisa, Società italiana servizi aerei, la prima compagnia aerea di linea italiana. E proprio su un aeroplano, nel 1930, accade la tragedia che segnerà la famiglia e la vita di Nora per sempre. È il 20 agosto, sono da poco passate le 9.30, e l’idrovolante della Sisa Cant 22 I-AACl ”San Giusto” decolla da Lussino con destinazione Zara.

«A bordo c’erano undici passeggeri, di cui nove della famiglia, tra gli altri io, che avevo 7 anni, e mia sorella Emma, che ne aveva 10, la mamma, Carmen Vidulich, il nonno e la nonna materni, una delle nostre governanti». Da Lussino a Zara sono solo 15 minuti di volo, «mio padre ci avrebbe raggiunto via mare pescando». «Andavamo a Zara perché mia madre, Carmen Vidulich, voleva presentare me e mia sorella al padrino e alla madrina di battesimo», ricorda Nora. Sono le 9.45 quando, mentre il Cant 22 sorvola l’isola di San Pietro in Nembi, improvvisamente si stacca la pala di legno dell’elica del motore si sinistra. Come un proiettile la pala sfonda la cabina passeggeri, in un istante colpisce alla testa e uccide la piccola Emma e trancia di netto un braccio alla nonna materna, Ersilia Vidulich.

«Abbiamo sentito un colpo molto forte, come un’esplosione – racconta Nora -; ricordo la paura, il sangue, mia madre che stringeva fra le braccia mia sorella». Con l’areo semidistrutto il pilota riesce ad ammarare, poco dopo passa un peschereccio, che prende tutti a bordo e li porta in salvo. Ma per la piccola Emma non c’è più niente da fare.

Negli anni della guerra, e fino al 1948, Nora Cosulich vive a Trieste. Nel 1943, studentessa, entra nella Croce rossa, prestando servizio all’Ospedale militare. «Ricordo – racconta – il bombardamento sulla città del 10 giugno ’44: arrivavano feriti in continuazione, alcuni erano molto gravi; lavorai tutto il giorno con il pensiero fisso alla mia casa, non ero sicura che fosse ancora in piedi, vedevo colonne di fumo salire dalla parte dove abitavamo, e solo quando potei lasciare l’ospedale mi resi conto con sollievo che la casa aveva retto, era ancora in piedi». Di quel periodo Nora rievoca anche il ruolo che ebbe suo padre nelle fila del Cln, la partecipazione assieme al vescovo Santin alla trattativa per la resa dei tedeschi asserragliati nel Castello di San Giusto. Tra gli episodi, uno in particolare: «quando portai in salvo, agli alleati, l’ufficiale tedesco che aveva minato il Porto di Trieste: in una trattativa segreta con il Cln questo ufficiale, un austriaco, si era impegnato a non far esplodere le mine a patto di non essere consegnato ai partigiani juogoslavi; e così su ordine di mio padre lo andai a prendere dove era nascosto e lo portai al Town Major perché lo prendesse in consegna». Nel 1946 Nora si laurea in Lettere, poi nel ’48 sposa Paolo Rossetti, conosciuto a Lussino, figlio di Roberto, uno dei grandi avvocati del Cairo, l’uomo che era riuscito a non far portare via agli inglesi il tesoro di Tutankamon, vicendo la causa per conto del governo. Paolo era arrivato a Trieste come ufficiale di collegamento con la Prima Divisione indiana. Si sarebbe fatto otto anni di guerra. Nora si trasferisce a Genova, poi a Parigi. Nascono Francesco ed Emanuela, finché, nel 1955, un’altra tragedia: a causa di un intervento chirurgico mal riuscito, muore Paolo Rossetti. Lui aveva 38 anni, Nora rimane vedova a 32.

La giovane Cosulich torna a Trieste con i due figli, giusto un anno dopo il ritorno della città all’Italia. «In realtà negli anni del Governo militare alleato andavo spesso a Trieste – racconta -, e mi stupivo sempre di trovare una città tanto vivace, piena di iniziative, in fermento». Da allora Nora Cosulich non lascerà più Trieste. Nel 1958 torna per la prima volta dalla fine della guerra a Lussino, a bordo della ”Carlo Strena”, una barca storica presa a noleggio all’Adriaco. «Le nostre proprietà erano state nazionalizzate – spiega – e quando incontrammo la gente del posto, gli abitanti che conoscevamo da tanti anni, nessuno aveva il coraggio di salutarci; ma di notte qualcuno lasciò una foto di mia sorella Emma in coperta». In seguito Nora avrebbe attraversato il golfo altre volte, a bordo della ”Tycke” (dea greca della sorte), la barca di famiglia che fu varata subito dopo la morte del padre Guido e a bordo della quale Nora farà insieme ai figli crociere e regate. Nel 1964 Nora Cosulich inizia a insegnare, mestiere che continuerà fino all’età della pensione, nel 1984.

Trieste è e rimane la sua città. «Mio padre e i suoi fratelli – dice Nora – hanno ricoperto ruoli importanti nella vita cittadina: Antonio, il maggiore, aveva diretto la Società Italia ed esra stato presidente della Camera di commercio e poi delle Generali; Augusto, con Alberto, aveva ricostruito due volte, nei due dopoguerra, il cantiere di Monfalcone; mio padre Guido, che in barca ha passato due volte Capo Horn, era stato per trent’anni direttore del Lloyd Triestino». E oggi? «Mi dispiace solo che Trieste non si riesca a ritornare al mare, a rilanciare lo scalo, a portare qui nuove linee di navigazione. Perché non funziona? Possibile che non si riesca a far funzionare il porto?». Tutto questo mare sprecato, sembra dire Nora, mentre sfoglia un antico volume manoscritto sul tavolo del soggiorno. È il diario di bordo tenuto dal nonno Callisto Cosulich tra il 1875 e il 1880 a bordo del bark ”Fides”, una delle prime navi dei fratelli Cosulich. Giorno per giorno ci sono le annotazioni sulla navigazione durante i viaggi in giro per i mari del mondo, e nei porti di tante città come Boston, New York, Cardiff. «Ogni tanto lo apro a caso e leggo le note – dice Nora -: ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo, ogni volta una frase, un’annotazione sui venti, le correnti, la posizione delle stelle o sulla vita di bordo mi portano su quei mari assieme a mio nonno. Ed è una navigazione bellissima».

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