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Gorizia divisa fra italiani e minoranze (Il Piccolo 18 mar)

di Francesco Fain

GORIZIA Mantenere 4 quartieri come Sant’Andrea, Piuma-San Mauro, Piedimonte, Lucinico in virtù della loro storia e “tutela linguistica” e tutto il resto della città di oltre 28.000 abitanti che si arrangi. È una delle proposte, «senza fondamento di legittimità» dichiara il vicesindaco Gentile, per venire a capo del rebus-quartieri. Di mezzo, c’è la questione della tutela della minoranze linguistiche slovena e friulana: una delle proposte formulate dai Parlamentini prevede, appunto, il mantenimento dei quartieri “sloveni” con i restanti “italiani” accorpati. Insomma, si rischia di dividere la città. Il dato certo? Le circoscrizioni non verranno cancellate: su questo tema è rassicurante. Ma se i Parlamentini non troveranno una quadra e non metteranno sul piatto una proposta credibile di riduzione degli enti da 10 a 4, a decidere sarà l’amministrazione comunale. «Perché, piaccia o non piaccia, la Regione è stata chiara e bisogna tagliare i Consigli di quartieri, riducendo i consiglieri dagli attuali 132 a 40». L’ultima riunione, voluta da Gentile per trovare un’intesa, si è conclusa con la più classica delle fumate nere. «Mentre a Trieste – lamenta Gentile – il consiglio comunale si è espresso in maniera bipartisan, purtroppo a Gorizia siamo rimasti fermi all’orticello del proprio “paese”, definizione che alcuni presidenti di quartiere amano dare alle loro circoscrizioni. La Regione ha ufficialmente confermato – spiega l’assessore al Decentramento, Gentile – che il numero massimo di quartiri deve essere 4 a Gorizia ma i veti incrociati rischiano seriamente di causare una definitiva cancellazione di tutti i Parlamentini». Gentile vuole essere ottimista. È consapevole che non sarà facile trovare un accordo, «ma una quadra dobbiamo pur trovarla perché la cancellazione dei Cdq sarebbe un colpo alla democrazia. Si correrebbe il rischio di abbassare anche il livello di attenzione al territorio, ma anche di non poter svolgere manifestazioni sentite dalla cittadinanza che attualmente e con tanti sacrifici si svolgono solo grazie all’impegno dei quartieri».

Ma quali sono le proposte più inattuabili uscite dai Parlamentini? «Alcune di lamento (non siamo stati interpellati prima di fare questa legge da parte della Regione e pertanto ci opponiamo), altre di esclusiva autotutela (determiniamo che il nostro quartiere rimanga tale, al limite che accorpi un piccolo quartiere vicino e degli altri… chissenefrega), altri ancora (ci accorpiamo, ma che ne sarà della legge 38 che tutela gli sloveni?), altre ancora più provocatorie (se ci uniamo ad un altro quartiere cittadino, visto che il nostro quartiere è tutelato dalla 38, allora tutto il neoquartiere deve avere l’applicazione della tutela dello sloveno?), altre che incredibilmente rivendicano la propria autonomia in virtù del fatto che erano Comuni autonomi (ma si era nel 1922 e di anni ne sono passati oltre 89)». Ma cosa si è deciso di fare nell’ultima infruttuosa riunione con i presidenti? «In un ultimo tentativo di ammorbidire le posizioni di alcuni quartieri, soprattutto di Sant’Andrea e Piedimonte, che avanzano dubbi pure sulla legittimità della legge in virtù dell’impossibilità che una legge regionale scavalchi le nazionali 38/01 (minoranza slovena) e 482/99 (friulana), si chiederà alla Regione un parere sul livello di tutela e sull’applicazione di queste leggi sul territorio così come da decreto del presidente della Regione Tondo del 2008 – conclude Gentile -. Si tenta quindi, ulteriormente e sperabilmente una volta per tutte, di chiarire ciò che ai più (e non solo al sottoscritto) appare chiaro: le leggi di tutela non vengono intaccate, in quanto – pur cambiando la superficie del territorio, la denominazione eventuale della circoscrizione ed i suoi organi – le leggi di tutela hanno una precisa definizione viaria (che è quella attuale del quartiere) e pertanto la cosa rimarrà tale. Sant’Andrea rimarrà anche Standrez, Piedimonte rimarrà anche Podgora e Lucinico anche Lucinis».

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