Geppino Micheletti, medico appassionato ed eroe di Vergarolla

È stato presentato lo scorso 24 novembre presso la Biblioteca “Ernesto Ragionieri” di Sesto Fiorentino (FI) il libro di Duccio Vanni “Geppino Micheletti (1905-1961) Vita, opere e riconoscimenti del medico eroe della strage di Vergarolla” (Apice, Sesto Fiorentino 2022) con gli interventi dell’autore, di Fabio Bertini (Coordinamento Nazionale Associazioni Risorgimentali) e di Claudio Bronzin, vicepresidente del Comitato provinciale di Firenze dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, esule da Pola e testimone della strage di Vergarolla.

La conferenza ha riscontrato un grande afflusso di pubblico, che ha così potuto scoprire l’importanza della figura di Geppino Micheletti come medico e apprendere notizie in merito a Vergarolla, la strage più sanguinosa ma anche la meno nota della storia dell’Italia repubblicana.

Pubblichiamo uno stralcio dell’Introduzione del libro firmata dai nipoti di Micheletti Alberto, Alessandra e Maria Grazia.

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Questo breve, ma intenso saggio storico, ricostruisce l’esistenza e il lavoro appassionato del nostro congiunto, lo “zio Pino”, inscindibilmente uniti alla storia della nostra famiglia e a quella del tormentato popolo italiano di Pola.

La prima parte, “La vita e le opere”, si articola a sua volta in due periodi distinti. Nel primo si delinea la formazione del giovane, brillante medico-chirurgo Micheletti, con la sua promettente posizione lavorativa nell’ambito dell’ospedale civile “Santorio Santorio”. Le leggi razziali del 1938 frenarono le sue possibilità di carriera, poi lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costrinse a vestire i panni di chirurgo militare in Dalmazia, fino all’armistizio del 1943.

Rientrato a Pola il dottor Micheletti riprendeva a lavorare al “Santorio Santorio” con la consueta determinazione e passione; e, dopo la fine della guerra nel 1945, sotto l’amministrazione britannica della città di Pola per circa un anno. Egli riuscì anche ad ampliare ulteriormente il suo bagaglio professionale e tecnico, conseguendo la seconda specializzazione in ortopedia presso l’Università di Bologna nel 1946. Il 18 agosto dello stesso anno (vedi la seconda parte del capitolo) Geppino subiva, insieme a molti altri polesani inermi, la tragedia luttuosa di Vergarolla, dimostrando un’abnegazione straordinaria al tavolo operatorio per salvare molti dei sopravvissuti alla strage.

Questo nonostante avesse avuto notizia che fra le vittime ci fossero i suoi due figli, ancora bambini: fatto che gli valse a breve il commosso riconoscimento della città e poi quello della neonata Repubblica italiana. Successivamente, a seguito del trattato di pace del 1947 che assegnava Pola (insieme alla stragrande maggioranza dell’Istria) alla Jugoslavia, Micheletti esodò insieme alla moglie (zia Jolanda) e alla stragrande maggioranza dei polesani, verso l’Italia. Dal 1947 alla morte, che lo colse improvvisamente nel 1961, diresse l’Ospedale degli Infermi di Narni (provincia di Terni) da primario chirurgo, sempre con la massima efficienza e professionalità. Per esempio, avendo la possibilità di vedere le finestre dei reparti chirurgici da quelle di casa propria, e dormendo pochissimo, qualora egli notasse una luce accesa in quei reparti di notte, si rivestiva immediatamente e si precipitava in ospedale.

Contemporaneamente continuava a studiare e pubblicare, mantenendo stretti rapporti con la diaspora polesana, familiare e non, soprattutto all’interno dell’Umbria. Non è dunque un caso che fosse monsignor Raffaele Radossi, già presule di Pola e poi di Spoleto, a celebrare il suo funerale nel dicembre 1961.

Il saggio prosegue, poi, con un paragrafo relativo ai “Riconoscimenti postumi” conferiti a Geppino Micheletti da istituzioni varie, ricevuti prima dalla vedova e, dopo la sua morte, anche dagli altri congiunti e discendenti nel periodo 1962-2022. Il numero di tali onorificenze postume supera quello che Micheletti ricevette in vita.

Il penultimo paragrafo descrive e raccoglie le sue “Pubblicazioni”, di cui la stragrande maggioranza a carattere medico-scientifico (ma non solo). Le “Considerazioni conclusive” rappresentano l’ultima parte di questo saggio: esse comprendono le più recenti notizie su Vergarolla, raccolte dall’autore presso diverse fonti archivistiche e bibliografiche, insieme a un ritratto sintetico della figura professionale e umana dello “zio Pino”, tale per cui, a parere nostro e dell’autore, Geppino Micheletti andrebbe meglio conosciuto e apprezzato nella storia contemporanea della medicina italiana e più in generale da chiunque sia coinvolto in una professione medica o sanitaria e abbia a cuore l’amore per la verità.

 

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