Genova: ”Compagno Devoto, studi la storia” (Il Giornale 13 apr)

(…) Da che parte si posero i comunisti italiani in quella tragedia? Quali colpe hanno inglesi, francesi, americani e governi italiani del tempo?

Bene. Non so quanti morti assassinati ci furono in Istria, dopo l’8 settembre 1943, e dopo il radioso 25 aprile 1945 e non mi interessa di saperlo. So solo, e adesso lo sappia anche Devoto, che tra il 14 ottobre e il 28 ottobre 1943, io, ho detto io, collaborai alla riesumazione di 115 (centoquindici) salme della sola foiba di Vines di cui 64 erano parentini (per Devoto sono gli abitanti di Parenzo). Tra questi il maresciallo dei Carabinieri e 5 donne tra cui l’ostetrica, una bidella, un’insegnante.

Io ero un ragazzotto di 19 anni e poco potevo fare ma i pompieri di Pola, comandati dal maresciallo Harzarich, furono gli eroi di quei giorni. Si calarono per oltre cento metri, agganciarono i cadaveri e con una capra ed un paranco li estrassero a grappoli. Questi italiani furono trucidati tra il 10 settembre 1943 ed il 12 ottobre 1943. L’Italia, con i suoi capi, si era liquefatta lasciando allo sbando l’esercito e le popolazioni di confine che pagarono per tutti. Osservi la data, compagno Devoto, 8 settembre 1943 non 25 aprile 1945… Io posso nominarle almeno altre 38 foibe note: quante sono quelle a me ignote? I numeri dei morti li faccia lei, compagno Devoto. Uno, cento, mille, diecimila non ha importanza, sempre assassini sono. Io comunque ricorderò per tutta la vita l’odore nauseabondo che veniva da quei poveri resti.

Sotto il profilo storico, gli slavi, sino al 1945, non hanno mai governato l’Istria. Dal 1200 al 1797 fu con Venezia, dal 1798 al 1804 con l’Austria, dal 1805, con la pace di Presburgo, al 1815 con quel gaglioffo ladrone di Napoleone, dal 1815 al 1918 con l’Austria Felix che, malgrado tutto, fu un ottimo «padrone», dal 1918 al 1945 con l’Italia. Mi domando: e quando con gli slavi? Mai!

Non ha importanza quanti siano stati gli esuli. È certo che l’Istria si svuotò. È certo che gli istriani, di tutti i ceti, preferirono la matrigna Italia piuttosto che la meravigliosa comunista Jugoslavia. Sciamarono poi in tutto il mondo, conservando l’amore per le proprie tradizioni, i propri morti, la propria terra. Nessuno rubò o assassinò, ma tutti si ricostruirono una nuova vita con sacrifici, operosità, onestà. Aveva ragione Montanelli quando in una «Stanza» disse: «Terzo; riunire in Quirinale, attraverso le loro associazioni, gli esuli dalmati e istriani rifugiatisi in Italia per chiedergli perdono (sono sicuro che Ciampi lo farebbe) per il modo in cui li accogliemmo dando loro di “fascisti” e insignirli di qualcosa di visibile che ricordi a tutti gli italiani che gli italiani migliori di tutti per serietà, dignità, coraggio e discrezione, sono quei «fascisti» lì, che Dio ce li conservi come sono».

È storicamente provato che i comunisti italiani appoggiarono il comunista Tito nelle sue pretese sulle nostre terre. I comunisti istriani e triestini (Vidali, Sema) collaborarono alla persecuzione dei nostri italiani. Quando poi Tito ruppe con la Russia anche i comunisti italiani fecero un bel dietrofront e parecchi furono imprigionati da Tito e rinserrati all’Isola Calva. Dilungarsi su questo argomento è inutile.

Io penso che inglesi, francesi, americani e governi italiani, abbiano gravi colpe per quanto accaduto dopo il 1° maggio 1945. Gli stranieri hanno sempre disatteso il postulato fondamentale della loro azione di libertà; autodeterminazione dei popoli. Ma dove, ma quando??? È stato solo un bla bla bla per fare i loro interessi. I governi italiani? Solo Pella ha osato alzare la voce con gli slavi mandando le nostre divisioni al confine. Certo che era un bluff ma, alle volte, a chi non ha niente anche i bluff possono dare aiuto…! Chi ha alzato una parola quando gli slavi, oltre alle nostre case, ci hanno espropriato anche le nostre tombe? Chi aveva una tomba perpetua oggi deve pagare un «affitto» e se non paga, in base al contratto, gli slavi hanno il diritto di «scavare» la tomba e gettare la lapide con tutte le ossa. Solo Ciampi, ad onor del vero, intervenne ed ora, prima di «scavare» la tomba devono concordarlo con il nostro Consolato di Capodistria. Mia moglie, genovese, ma più istriana di me, che Dio la benedica, ha salvato una tomba già condannata, ma l’Irci (Istituto regionale civiltà istriana) non ha una lira per assolvere gli impegni che si era assunto con noi. Non passerà molto tempo che sulle lapidi dei nostri cimiteri istriani non esisteranno più nomi veneto, istro, italiani. Ultimo «aneddoto» per il compagno Devoto. Lo sa almeno che con i nostri beni espropriati i governi italiani del tempo hanno pagato i debiti di guerra? E cosa hanno dato ai profughi? Briciole!

Per fortuna che una donna coraggiosa, probabilmente neppure istriana, Maria Pasquinelli, oggi totalmente dimenticata ma alla quale si dovrebbe fare un monumento in tutte le piazze italiane, ha freddato a revolverate il generale inglese Winton alcuni mesi prima che consegnasse la città di Pola nel settembre 1947 al criminale Motika, perseguito anche da una procura italiana. Vendetta? No!! Giustizia per tutte le ingiustizie subite.
Compagno Devoto ho finito. Questi sono fatti veri, vissuti, visti con i miei occhi. Non sono chiacchiere da tavole rotonde.

*Esule istriano