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Frattini: Serbia europea, occasione per il nordest (Il Piccolo 24 dic)

di PIER PAOLO GAROFALO

TRIESTE Un altro passo avanti nelle già ottime relazioni bilaterali, nuove opportunità per le nostre imprese e un pungolo agli imprenditori del Nordest: il ministro degli Esteri Franco Frattini all’indomani della presentazione da parte di Belgrado della candidatura della Serbia a entrare nell’Unione europea e dell’accordo tra Fiat e Zastava con il quale il Gruppo di Torino investirà nel rilancio della fabbrica vicino Belgrado approfondisce i risvolti di tali importanti passi nell’integrazione dei Balcani.

Ministro, quali le ricadute economiche per l’Italia e il Nordest con l’ingresso della Serbia nell’Ue?

Ritengo che l’ingresso della Serbia nell’Ue non potrà che rafforzare le già intense relazioni economiche esistenti tra la Serbia e il Nordest. Una volta che la Serbia sarà entrata nell’Unione, avremo infatti nell’Ue un Paese amico, con il quale abbiamo già oggi rapporti economici privilegiati, che vedono le nostre aziende in primissima fila in molti settori: dalle banche, alle assicurazioni, all’industria meccanica. Ricordo che le nostre esportazioni verso la Serbia sono cresciute di oltre una volta e mezzo negli ultimi cinque anni. Siamo il terzo partner commerciale della Serbia e in occasione del Vertice intergovernativo che si è svolto a Roma il mese scorso, il primo con un Paese dei Balcani Occidentali, abbiamo firmato intese importanti che consentiranno di rafforzare la presenza italiana in comparti strategici dell’economia serba, come l’energia e le infrastrutture.

Le opportunità di sviluppo e di sinergia che offre la Serbia in questi e in altri settori potranno così essere raccolte, partendo da una posizione di vantaggio, dagli operatori economici italiani, in particolare da quelli dell’area più prossima geograficamente, che è il Nordest. Non a caso, in occasione del Vertice di Roma del 13 novembre scorso proprio il Friuli Venezia Giulia e il Veneto (oltre alla Lombardia) hanno firmato con il governo serbo un Memorandum of Understanding per la cooperazione in diversi settori di reciproco interesse.

In merito all’accordo Fiat-Zastava il governo si è impegnato? In quale forma?

Nonostante Fiat non abbia bisogno di presentazioni in Serbia, dove il marchio è ben conosciuto e venduto da decenni, il governo italiano si è impegnato a fondo nel curare il raccordo tra il Gruppo torinese e l’esecutivo di Belgrado per l’importanza di questa operazione nell’ampio quadro della collaborazione e dell’amicizia tra i due Paesi. Il presidente Tadic e il governo serbo ci sono oggi infatti grati non solo per quanto l’investimento Fiat darà a questo Paese in termini di sviluppo industriale ma anche per il supporto che tutto il ”sistema Italia” sta garantendo alla Serbia nel compiere la propria modernizzazione e integrazione nello spazio economico europeo.

Quali le implicazioni dell’ingresso serbo, in termini di sicurezza, per l’Italia? C’è un rischio "invasione" come quella verificatasi con i romeni?

Premetto anzitutto che non mi sento di condividere il giudizio quanto a un’avvenuta ”invasione” di cittadini dopo l’ingresso di Bucarest nell’Ue: in Italia vi è oggi una comunità romena in grandissima maggioranza formata da persone oneste e operosa. Con riguardo alla Serbia, Paese di poco più di 8 milioni di abitanti, non ritengo che dalla liberalizzazione dei visti turistici possano scaturire particolari rischi per la sicurezza. Tale decisione è stata assunta infatti dall’Unione sulla base di scrupolose verifiche quanto all’impegno posto in essere dalle autorità di Belgrado per il contrasto e la repressione della criminalità. Inoltre, sul piano bilaterale, esiste un’intensa e proficua attività di collaborazione tra i diversi organismi dei due Paesi preposti alla sicurezza, anche per prevenire il transito attraverso le frontiere di eventuali elementi criminali.

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