Esuli di prima e seconda generazione tedofori per le Olimpiadi invernali

08.01.2026 – È partita da Atene, capitale della Grecia che fu la culla dei giochi olimpici nell’VIII secolo a.C. e dove nel 1896 il Barone De Coubertin organizzò la prima edizione delle Olimpiadi moderne. È stata accolta in Italia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale l’ha affidata ai tedofori che hanno iniziato un giro d’Italia che si concluderà fra circa un mese. La fiaccola olimpica il 6 febbraio prossimo, infatti, accenderà il braciere olimpico dando il via ufficiale alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano – Cortina 2026.

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) ha selezionato coloro i quali faranno parte di questa lunghissima staffetta e si passeranno il prestigioso testimone di città in città. Durante il passaggio della provincia di Vicenza martedì 20 gennaio ci saranno anche due rappresentanti degli esuli istriani, fiumani e dalmati che si cimenteranno verso le 18:45.

In primis Abdon Pamich, fuggito da Fiume giovanissimo in quella che è stata la marcia più importante della sua vita; poi il campo profughi a Novara e a Genova, ma anche le soddisfazioni sportive nei 50 km di marcia: medaglia di bronzo a Roma 1960 e oro a Tokyo 1964. Autorevole testimone dell’Esodo, testimonial della Corsa del Ricordo e rappresentante della Società di Studi Fiumani, Pamich (classe 1933) è anche protagonista di una fiction che la RAI trasmetterà in prima serata il 10 febbraio 2026 in occasione del Giorno del Ricordo.

A ricevere la fiaccola dal campione olimpionico per il successivo tratto sarà Dario Zaccariotto, esule istriano di seconda generazione, figlio del compianto Giorgio e di Italia Giacca (componente dell’Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia).

«Sono grato a chi ha capito la motivazione che mi ha spinto a dare il mio piccolo contributo, quasi un passaggio di testimone di questa staffetta da chi la tragedia l’ha vissuta in prima persona a chi ha avuto la fortuna di essere preservato dalla barbarie ma in casa ha respirato e fatto sua una condizione di famiglia con ferite sempre aperte: quando gli ultimi testimoni viventi non ci saranno più toccherà ai figli, ai parenti più prossimi, il ricordo, non per sete di rivalsa, ma per monito affinchè certe immani sciagure terminino e che per risolvere le contese si cerchino altre modalità più consone al Terzo millennio» ha fra l’altro dichiarato in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Gazzettino.

Lorenzo Salimbeni 

Il Gazzettino – 07.01.2026

 

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