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Ebrei, giuliano-dalmati, libici. A Chiari i rifugiati di tutto il ’900 (Bresciaoggi 30apr15)

 

Due campi profughi tra i più grandi della provincia e un’intera generazione di persone che ha vissuto Chiari con i «ghetti» della guerra. È la rivelazione-memoria arrivata proprio nel giorno della Liberazione, dallo storico locale ed ex sindaco Mino Facchetti. Nel giorno in cui è stata inaugurata una piazzetta in via Rota dedicata ai partigiani clarensi Giuseppe Rocco e Anna Maria Venere, «Bresciaoggi» ha recuperato un pezzo di storia ormai destinato a perdersi, per una città che visse la Liberazione in modo caotico e traumatico, con la cacciata dei nazi-fascisti che durò diversi giorni, al punto che simbolicamente venne adottato il 26 aprile come giorno della liberazione clarense (una via del centro storico lo ricorda). […] Quello che molti non sanno più è che Chiari fu la sede di due campi profughi, uno dei quali durò quasi vent’anni. «Nel 1947 – ricorda Facchetti – venne organizzato un primo campo per gli ebrei che tornavano in Italia. Rimasero poco meno di un anno, il tempo perché tutti potessero trovare traccia dei parenti rimasti o sistemarsi ex novo in una casa». Ma è dal 1950 che quella stessa caserma aprì le porte a quello che diventò a tutti gli effetti un ghetto profughi. «In effetti ne aveva tutte le sembianze – dice Facchetti -: la caserma era circondata da un muro e fu abitata dai profughi giuliano-dalmati almeno fino a metà degli anni ’60». Facchetti spiega che si trattava di un Crp, ovvero di un campo raccolta profughi.

 

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