Da Basovizza a Pola, seminario per docenti sul confine orientale

Nell’ambito delle iniziative del Gruppo di lavoro per la conoscenza della storia degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, la Direzione generale Ordinamenti scolastici, valutazione e Internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione, in collaborazione con le Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, tra le quali l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha svolto la scorsa settimana a Trieste l’XI Seminario nazionale rivolto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, finalizzato all’approfondimento di un periodo storico particolarmente significativo per le popolazioni coinvolte.

50 fra docenti e dirigenti scolastici hanno seguito con entusiasmo e partecipazione i 4 giorni di lavori sul tema “Il dramma infinito della Venezia Giulia e della Dalmazia nel secondo dopoguerra. Dal Trattato di Parigi al ritorno di Trieste all’Italia e l’addio alla Zona B (1947-1975)”, iniziati lunedì 25 ottobre con le relazioni di carattere scientifico che hanno approfondito alcuni argomenti specifici nell’ampio e articolato panorama della storia del confine orientale italiano. In particolare si è sentita l’esigenza di approfondire le questioni che il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 aveva lasciato ancora aperte, dedicando alle tematiche delle foibe e dell’esodo una giornata di didattica sul campo.

Ecco quindi che Andrea Ungari (Università Marconi di Roma) ha contestualizzato nella cornice della Guerra Fredda e del rapporto ondivago del dittatore jugoslavo Tito tra blocco occidentale e comunista la vicenda del mai costituito Territorio Libero di Trieste, che il Memorandum di Londra avrebbe momentaneamente risolto nell’ottobre 1954 prima che il Trattato di Osimo sancisse in maniera internazionalmente riconosciuta la definizione del confine italo-jugoslavo nel 1975. Giuseppe Parlato (Università degli Studi Internazionali di Roma) ha effettuato una relazione complementare, concentrata sulle ricadute in politica interna delle tensioni al confine orientale, con particolare riferimento alla mobilitazione militare sollecitata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Pella (democristiano, ma di matrice liberale) nell’estate 1953 in risposta alle provocazioni jugoslave: i successivi complessi rapporti della DC con la sinistra parlamentare hanno invece portato agli esiti del Trattato di Osimo. Di come si viveva a Trieste in quei tumultuosi anni, del costante incubo di una nuova occupazione titoista e dei rapporti instaurati dalla società civile locale con l’amministrazione militare angloamericana della Zona A del TLT ha invece parlato Giorgio Baroni (Università Cattolica di Milano), il quale ha concluso la sua relazione con una carrellata di pagine della testata satirica “La Cittadella”, testimonianza di come anche in quella cupa situazione il tradizionale “morbin” triestino non si fosse estinto. Il ricercatore e saggista Guido Rumici ha chiuso i lavori con una breve presentazione delle giornate seguenti, caratterizzate da laboratori di didattica sul campo, direttamente nei luoghi dove si sono consumate le pagine più tragiche della storia del confine orientale italiano, dal Monumento nazionale della Foiba di Basovizza alla Risiera di San Sabba, passando per il Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste e per Pola.

L’indomani, martedì 26 ottobre, i seminaristi hanno assistito alle cerimonie organizzate in Piazza dell’Unità d’Italia per celebrare il giorno in cui nel 1954 l’amministrazione civile italiana subentrò a quella militare anglo-americana nella Zona A del TLT, lasciando però all’amministrazione civile jugoslava la Zona B (Capodistria e Buie) ed una striscia confinaria della ex Zona A a ridosso di Muggia. Con l’appassionata ed approfondita guida di Piero Delbello (Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste) è stata quindi visitata la nuova sistemazione museale all’interno del Magazzino 26 delle masserizie degli esuli istriani rimaste accatastate per anni nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste in maniera tale da fornire l’ispirazione a Simone Cristicchi per la sua meravigliosa opera di teatro civile. La visita alla Risiera di San Sabba ha consentito di affrontare questioni come le deportazioni della comunità ebraica locale e la spietata lotta antipartigiana compiute dalle truppe tedesche della Zona di Operazioni Litorale Adriatico dopo l’8 settembre 1943. Il Professor Stefano Pilotto ha quindi accompagnato nella visita al Centro di Documentazione ed al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza la comitiva, che ha poi concluso la giornata recandosi al Museo allestito all’interno dell’ex Centro Raccolta Profughi di Padriciano, luogo le cui condizioni erano tali che una neonata poteva anche morire di freddo durante i gelidi inverni di permanenza cui furono costretti centinaia di esuli istriani.

Nella giornata seguente è stata effettuata una visita a Pola, ove, grazie ad un programma impostato dalla professoressa Donatella Schürzel, non solo è stato visitato il centro storico del capoluogo istriano con la sua imponente arena, ma anche ci sono stati momenti di incontri e di confronto con le istituzioni della minoranza italiana autoctona: la scuola media superiore con lingua d’insegnamento italiana, la Comunità Italiana ed i rappresentanti garantiti all’interno dei consessi elettivi cittadino e regionale.

Nella giornata conclusiva la Prof.ssa Caterina Spezzano, dirigente del Ministero dell’Istruzione che si dedica con grande attenzione e sensibilità al Tavolo di lavoro con le Associazioni degli Esuli, ha coordinato un confronto tra i partecipanti al seminario raccogliendo impressioni e spunti didattici. La Prof.ssa Daniela Velli ed il Prof. Alessandro Bonaciti hanno, infine, illustrato con una efficace presentazione i temi e le questioni che i docenti intervenuti potranno sviluppare con i propri studenti nella XII edizione del Concorso nazionale 10 Febbraio intitolata “Per Amor di Patria!”: materiale didattico e link utili possono essere consultati sul sito internet ministeriale www.scuolaeconfineorientale.it

Lorenzo Salimbeni

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