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Croazia: Mesic dà l’incarico di governo alla Kosor (Il Piccolo 04 lug)

ZAGABRIA Il presidente croato Stepan Mesic ha affidato ieri l'incarico di formare il nuovo governo alla vicepremier Jadranka Kosor dopo le dimissioni a sorpresa mercoledì del primo ministro Ivo Sanader.

La Kosor «mi ha dato prova di avere una maggioranza parlamentare» ha detto Mesic in serata, aggiungendo che «dopo essermi consultato con tutti i partiti, le ho conferito il mandato». Ora l'ex vicepremier, il cui nome è stato proposto dallo stesso Sanader, ha 30 giorni di tempo per formare un governo e ottenere la fiducia dal parlamento. Se dovesse fallire, Mesic dovrà indire elezioni, anticipando la fine della legislatura, che cadrebbe altrimenti nel 2011.

«Mi aspetto dal nuovo governo una chiara e determinata politica filo-europea. Deve continuare sulla strada delle riforme, della lotta alla corruzione e al crimine organizzato, della piena collaborazione con il tribunale (penale dell'Aia, Tpi, ndr) e continuare il processo di rimpatrio di tutti i rifugiati» ha detto il presidente.

La Kosor, 56 anni, rappresenta il volto europeista, democratico e conservatore dell'Hdz (Comunità demnocratica croata), lo steso partito di Sanader, fondato 20 anni fa dal defunto presidente Franjo Tudjman, che guidò negli anni Novanta la Croazia verso l'indipendenza nelle guerre dell’ex Jugoslavia, scivolando però poi in una deriva autoritaria.

Non si conoscono ancora i dettagli che hanno portato a puntare su Jadranska Kosor, anche per quanto riguarda la minoranza italiana nel Paese. «Nessun appoggio senza precise garanzie» era stato annunciato come linea d’azione dal deputato al seggio specifico riservato alla Comunità nazionale italiana (Cni) e presidente dell’Unione italiana (Ui) Furio Radin, nei riguardi della procedura nomina di Jadranka Kosor quale prima donna premier nella Croazia indipendente. Il clamoroso ritiro di Ivo Sanader ha posto in dubbio consolidate strutture di tutela a beneficio della Comunità nazionale italiana che vive in Istria, Quarnero, Dalmazia e Slavonia. Erano state messe in piedi proprio dall’ex primo ministro dalmata e dallo stesso parlamentare polese, quest’ ultimo appoggiato in tal senso dall’Unione italiana. A un primo accordo di salvaguardia dei diritti dei nostri connazionali, sottoscritto nel 2003, era seguita la firma del documento–bis nel 2007, intese che avevano visto Radin concedere il sostegno al governo di centrodestra. Le dimissioni di Sanader sono state accolte con sorpresa e disappunto da Radin, la cui prima reazione è stata: «Cambia molto, cambia tutto». Il deputato istriano aveva fatto sapere subito di non essere tra gli 83 firmatari della coalizione governativa che hanno dato il placet alla nomina della Kosor e che costituiscono la maggioranza parlamentare.

«Non posso dare il mio sostegno a scatola chiusa – aveva dichiarato Radin –, serve in precedenza un incontro chiarificatore, che spero arrivi tra il sottoscritto e la Kosor prima del dibattito parlamentare sulla fiducia, previsto per dopodomani, lunedì. Voglio capire quale sia l’atteggiamento della Kosor nei riguardi del cosiddetto Accordo Sanader-Radin». A sorprendere il deputato della Cni è stata anche la firma d’appoggio al futuro premier incaricato da parte di Danijel Srb, l’unico deputato al Sabor (il parlamento nazionale) del Partito dei diritti, formazione di estrema destra. «Per me si tratta di un’ autentica sorpresa, anche perché il Partito dei diritti non fa parte dell’alleanza di centrodestra al potere. È un momento nuovo, di cui dovremmo dibattere noi parlamentari delle minoranze. Si sa benissimo quale sia la politica del Partito dei diritti verso le minoranze nazionali». L’ invito di Radin è stato in pratica raccolto dai deputati minoritari a eccezione di Semso Tankovic, rappresentante al Sabor dei «bosniak», ossia dei bosniaci musulmani. «Se il collega Radin teme il Partito dei diritti sono affari suoi – ha dichiarato –: voglio ricordare che un secolo fa questa forza politica riconobbe la presenza dell’Islam in Croazia». Tankovic non si è fermato qui e anzi ha rassegnato le dimissioni da presidente del Club dei parlamentari minoritari, giustificando la mossa con «la campagna attuata contro di me da Radin e dai suoi collaboratori, che sta arrecando danni anche alla Comunità nazionale dei bosniak». Radin ha rigettato prontamente le accuse, rilevando invece che in diverse occasioni Tankovic aveva parlato a nome del Club, senza prima consultarsi con gli altri deputati delle minoranze.

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