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Contro il bilinguismo dilagante, il governo riveda la legge (Il Piccolo 28 gen)

LETTERE

Il mio amico Bojan Brezigar, oggi presidente del Comitato paritetico per i problemi della minoranza slovena, ricorderà certamente l’inizio della mie battaglie politiche, come esponente della Lista per Trieste, contro l’improvvida legge presentata dalla senatrice Gabriella Gherbez e le assurde e oltranzistiche proposte in essa contenute. Quell’oltranzismo era sostenuto e fatto proprio dal Pci di allora, che se ne era fatto principale mallevadore passando davanti all’Unione slovena, la quale, in tal modo, era costretta a rincorrere il Pci, per non sembrare, in confronto, troppo moderata e rimanere isolata.

I miei più grandi successi ricordo di averli ottenuti a quel tempo nelle scuole, dove andavo a difendere l’italianità di Trieste contro certe situazioni che sembravano metterne a rischio l’integrità, accolto dagli applausi scroscianti degli studenti, in particolare all’Oberdan e al Sandrinelli. Quei tempi sono passati da un pezzo. La stessa Lista per Trieste si era sempre dichiarata favorevole a una legge di tutela della minoranza slovena, purché equa ed equilibrata, con il giusto e sacrosanto riconoscimento di tutti i diritti, ma non penalizzante per il sentimento nazionale della maggioranza italiana: questa, anche se la minoranza non ha mai accettato di farsi contare con un censimento, si aggira su circa il 95-96% della popolazione nel comune di Trieste e sul 92% in provincia. Questa legge è stata promulgata dal governo Amato con il n. 38 nel 2001 ed è stata puntualmente recepita e attuata con il decreto del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia nel dicembre del 2008. Ed ecco che il Comitato paritetico previsto dalla legge appunto in pari numero fra componenti italiani e della maggioranza slovena – ma di cui ho sempre contestato le modalità di elezione sostenendo che «paritetico» non è e non sarà mai (basta vedere i nomi…) – è venuto fuori con la richiesta di estendere il bilinguismo anche dove finora non è previsto come obbligatorio, su treni, nelle ferrovie, sugli autobus, alle poste, all’Anas, all’Azienda Trasporti e in tutte le occasioni di comunicazioni rivolte al pubblico. Ebbene, si tratta, a mio avviso, proprio del ritorno a quell’oltranzismo di altri tempi che rischia di penalizzare e offendere il sentimento nazionale della stragrande maggioranza italiana e di incrinare la perfetta e pacifica convivenza raggiunta tra le due etnie. Se si dovesse scrivere «Trst» al bivio di Miramare, sarebbe come confermare il giustificato sospetto che il cortometraggio cinematografico «Trst je naš!» prodotto dalla Radiotelevisione slovena non fosse affatto una parodia, ma un ben deliberato revival politico!

A questo punto, la risposta a tanto assurde richieste di biliguismo non può e non dove venire da una serie di audizioni con gli enti triestini interessati, come vorrebbero i richiedenti, ma, come il presidente della Slovenia Danilo Türk ha invitato l’Italia a fare, dev’essere il governo italiano di Silvio Berlusconi, sempre troppo distratto e distante dei problemi di questa povera Trieste, a rivedere in tutti i suoi aspetti la legge n. 38 a favore della minoranza slovena e a riformarla in modo da evitarne una volta per tutte la possibilità di interpretazioni di parte.

Gianfranco Gambassini

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