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Chersano in lotta contro il tempo (Voce del Popolo 10 apr)

Il canto vivace degli uccelli viene interrotto di tanto in tanto dal dolce suono dei bronzi dell’antico campanile. È questa la melodia che nei primi giorni di primavera accarezza l’udito di chi visita la cittavecchia di Chersano. Valori aggiunti dalla natura e dall’uomo, che contribuiscono a rendere particolarmente affascinante questo millenario borgo medievale dell’Albonese di rilevante importanza storico-culturale. Il borgo, con il suo castello, si estende su circa 6.200 metri quadrati e dista appena poche centinaia di metri dalla statale che attraversa la parte nuova di Chersano, che collega Vosilli e Pisino. Dopo essere stato, secoli addietro, meta di perenni attacchi dei tanti eserciti scontratisi da queste parti per contendersi questa fetta d’Istria, soprattutto per la sua buona posizione geografica, oggi il nucleo storico di Chersano insieme al suo vecchio castello sembra avere un unico nemico: è la lotta conto il tempo.

Dal patriarca d’Aquileia ai Tonetti

Ubicato su un’altura carsica che s’erge a 144 metri al di sopra del livello del mare, il castello di Chersano fu costruito sulla roccia viva. Con la sua parte più elevata e più antica, una torre di difesa a pianta quadrata, era in antichità, assieme ai castelli a Cosliacco e Felicia (Cepic), una delle fortezze militari più difficilmente espugnabili della fertile e rigogliosa pianura circostante, che apparteneva ai conti della Val d’Arsa.

Chersano e il suo castello vengono menzionati per la prima volta negli atti d’archivio nel XIII secolo, ma storici e archeologi fanno risalire la costruzione del castello e del borgo agli anni precedenti il 1100. A confermarlo c’è un ornamento a intreccio rinvenuto in quest’area, che è caratteristico dei monumenti che risalgono agli inizi del medioevo. È stato scoperto nei pressi del campanile costruito nel 1803 accanto alla locale chiesa parrocchiale che è dedicata a Sant’Antonio Abate. Un’altra prova delle antiche origini del borgo è la prima menzione scritta di Chersano – quella del trattato di pace stretto tra il patriarca Raimondo e il conte Alberto II di Gorizia, dal quale si evince che Chersano apparteneva al patriarcato di Aquileia per essere conquistata e completamente distrutta nel 1267 dal conte Alberto. Secondo fonti storiche, Chersano venne ristrutturata dal patriarca Enrico III de Pisino dopo il 1274. È con lui che inizia la lunga storia della signoria feudale nella piccola Chersano.

Nel 1356 il patriarca d’Aquileia, il conte di Gorizia Alberto IV e Ludovico re d’Ungheria si uniscono nella lotta contro i Veneziani. Alberto IV coglie l’occasione e riesce a strappare dalle mani del patriarca Chersano e Sumberg. Per un breve periodo Chersano è governata dai conti di Duino, dai quali, nel 1374, passa alla famiglia degli Asburgo. Lo storico Herman Stemberger conferma che nel 1388 uno dei due comproprietari del castello divenne Enrico Cherstleins, della stirpe i cui membri, nel XV secolo, introdussero negli atti scritti il loro cognome nella versione tedesca Karscheiner e il cui stemma coincide con quello dell’odierno Comune di Chersano, ben riconoscibile da un simbolo: l’apice di una freccia. A quella stessa famiglia appartenne anche Giorgio Karscheiner, grande nemico della Serenissima, tanto che il Senato di Venezia, per vederlo morto, decise di offrire a chi lo avesse ucciso, una taglia di mille ducati d’oro. Fu così che nel 1600, dopo aver resistito a lungo trincerato nel castello di Chersano, Giorgio finì costretto ad arrendersi alla Repubblica di San Marco. Lo portarono a Capodistria, dove fu condannato a morte per impiccagione. Secondo quanto riferisce lo storico H. Stemberger, Chersano fu governata poi dal comandante di Segna, Giuseppe Rabatta. Restò al potere finché il figlio di Giorgio non divenne maggiorenne, dopodiché Chersano fu venduta alla famiglia de Fin, di Trieste, che durante la Guerra degli Uscocchi nella fortezza di Chersano teneva come difesa 24 soldati. Nel 1615 i Veneziani tentarono di conquistare la fortezza ma non ci riuscirono. Tornarono invano all’attacco due anni dopo, ma trovarono a difenderla, scrive Stemberger, una ventina di abitanti del luogo e 12 soldati tedeschi che causarono gravi perdite alle forze militari veneziane. Nel 1670 la famiglia de Fin, i cui esponenti, circa 30 anni prima venneno insigniti del titolo di baroni di Chersano, vendette Chersano agli Auersperg, per riacquistarla nel 1701 e rivenderla un’altra volta ai Rampelli di Pisino. È a quell’epoca che risale un’interessante grafica del borgo, fatta dal polistorico e topografo Johann Weickhard Valvasor. Nel 1735 il borgo diventa proprietà dei baroni d’Argento di Trieste, per passare, nei secoli successivi, in mano alle famiglie Susanni, Scribani e, quindi, ai Tonetti di Fianona. L’ultimo rappresentante di questa nobile famiglia sarebbe stato Mario Tonetti, ricco commerciante che agli inizi del ‘900 dava alla popolazione locale gli edifici abitativi del borgo in affitto. Era conosciuto con l’appellativo di Conte rosso. La famiglia Tonetti lasciò Chersano nel 1938, quando il castello fu devastato da un incendio. Si trasferirono nella loro residenza di Fianona, dove rimasero fino all’inizio della Seconda guerra mondiale, per emigrare poi in Italia. Secondo quanto ci ha dichiarato Klaudijo Lazarić, presidente della Commissione culturale del Comune di Chersano, che ci ha fatto da guida durante la nostra visita al nucleo storico di Chersano, dal 1971 il borgo è proprietà dell’amministrazione locale.

I gioielli del borgo e del palazzo

Alla cittavecchia di Chersano si arriva lungo la stretta stradina che collega il borgo alla parte nuova del luogo. Al nucleo storico si accede tutt’oggi attraverso le antiche porte della città fortificata, ricostruite nel 1803, anno al quale risale pure la costruzione della torre campanaria alta 22 metri. Appena entrati, a destra si trova la loggia cittadina, ristrutturata pochi anni fa e oggi usata spesso dai membri della società folcloristica “Ivan Fonović Zlatela” di Chersano. Attaccato alla loggia, uno degli edifici che erano un tempo della parrocchia, ora residenza della famiglia Matas, una delle uniche due che ancora oggi, oltre al parroco, vivono nel centro storico.
All’interno delle mura ci sono poi i ruderi della vecchia scuola, costruita, secondo fonti storiche, ai tempi di Mario Tonetti, dopo il 1879, e incendiata nel 1943. Una costruzione che attende ancora oggi, come il castello, la necessaria ristrutturazione. Ed è un vero peccato che non si trovino i fondi per il rinnovo del borgo che è un vero gioiello da preservare e promuovere dal punto di vista turistico. I tetti delle vecchie case hanno quasi tutti degli originali e interessanti comignoli. La chiesa dedicata a San Giovanni Battista, che esisteva già prima del XVIII secolo, è stata incorporata nel ‘700 all’odierna chiesa di Sant’Antonio Abate. L’altare della parrocchiale è del 1795, l’acquasantiera del 1714, mentre l’organo risale agli inizi del ‘900 e fu in funzione fino agli anni ’70 dello scorso secolo. Il particolare più antico della chiesa è una piccola campana, portata qui da un’altra parte dell’odierno comune di Chersano, che risale al ‘500. Le fonti storiche parlano dell’esistenza di una cappelletta privata all’interno del castello, che sarebbe stata costruita da Giorgio I Karscheiner intorno al 1440.

All’antico castello si può accedere da due parti. Uno degli ingressi è al pianterreno, sulla sinistra delle porte del borgo e attraversa quella parte del castello che una volta fungeva molto probabilmente da magazzino o prigione. Secondo gli storici, tra quest’ingresso, che porta al seminterrato, e le porte del borgo, in origine c’era un ponte levatoio. L’altro accesso al castello è quello dello spiazzo tra il palazzo e la chiesa parrocchiale, e lo si raggiunge da un bel cortile in mezzo al quale c’è un vecchio pozzo, la cui vera fu ricostruita nel 1834. Sulla parete della sala adiacente sono ancora visibili le tracce di quello che fu un focolare. I piani superiori, che erano in parte abitati fino a non molti anni fa, sono raggiungibili, anche se chiusi ai visitatori, dal livello del cortile attraverso delle scale.

In passato il castello di Chersano avrebbe avuto più torri. L’unica rimasta è alta tra 15 e 20 metri e il suo interno attualmente, ci ha detto Lazarić, non è accessibile. In alto ciascuno dei quattro angoli della torre è decorato da delle teste di animali in pietra. A prima vista potrebbero sembrare dei leoni, ma hanno delle orecchie lunghe che li fanno somigliare a dei cuccioli di cane. Un altro dettaglio che si nota sulla torre, prima di entrare nella cittadina fortificata, è una reinterpretazione dello stemma di Chersano nella quale la punta di freccia dello stemma originale appare trasformata in ancora. Secondo Lazarić a volerlo così sarebbe stato uno dei membri della famiglia Tonetti, che era navigatore.

Pur essendo noto come uno dei castelli meglio conservati dell’Istria, quello di Chersano è tutt’altro che in buone condizioni: come ci conferma Lazarić, almeno la parte meridionale delle fortificazioni avrebbe urgente bisogno di una ristrutturazione perché rischia di crollare.

“Chiederemo ai ministeri responsabili almeno 200mila kune per un intervento straordinario che non dovrebbe esserci negato dato che si tratta di una vera urgenza”, ci ha detto il funzionario del Comune. Inevitabile, in questo contesto, accennare alla mancata realizzazione dell’ambizioso progetto che prevedeva la completa ristrutturazione della costruzione per renderla in grado di ospitare una scuola internazionale di preparazione alla carriera diplomatica della Facoltà di Filosofia di Zagabria.

“Ma per la realizzazione di un progetto di questa portata avremmo bisogno di almeno 15 milioni di kune e a tanto ammonta attualmente l’intero bilancio del nostro Comune” – ci spiega Lazarić. “Va detto inoltre che nessuno accetterà mai di insediarsi qui finché il nucleo storico non disporrà della rete idrica e di quella fognaria”.

Con l’acuirsi della crisi oggi è venuto forse a mancare quell’entusiasmo che nel 1977 indusse gli abitanti di Chersano a promuovere un intervento di pulizia del castello, quando, convinti che in tempo di pochi anni sarebbe potuto diventare un gioiello turistico, tutti nel luogo si misero di impegno a estirpare i rovi e l’edera e a ripulire il borgo dai rifiuti per renderlo accessibile e visitabile”

“Avevamo iniziato in maggio e avevamo lavorato tutti i giorni per circa un mese. L’entusiasmo era immenso, ma mancavano i fondi e le conoscenze necessarie per poter fare qualcosa di più. Avevamo perfino istituito un Comitato per la rivitalizzazione del centro storico” – ricorda Lazarić. Qualche risultato c’è stato. Il 4 luglio di quell’estate fu promossa nel castello di Chersano per la prima volta la riuscita manifestazione folcloristica “Labinski konti. Alla manifestazione partecipò anche il noto cantante Duško Lokin. Si vendettero circa mille biglietti. Le iniziative culturali continuarono negli anni successivi ma il numero dei visitatori andò scemando. Sta di fatto che tutti i fondi incamerati grazie a quelle manifestazioni andavano alla Comunità di quartiere, con l’intento di usarli poi per finanziare altre iniziative. Il problema è che con l’inflazione degli anni ’90 quel bilancio si azzerò. Altre iniziative di recupero del castello si organizzarono nel 2001, quando, spiega Lazarić, si tornò a discutere di ciò che si poteva fare per rivitalizzare il borgo. Negli anni successivi si riuscì a risanare una piccola parte del castello e a rinnovare la loggia. Lazarić spera ora che, con l’approvazione del Piano d’assetto dettagliato della cittavecchia di Chersano, la situazione cambi e migliori.

Lo sperano pure i pochi abitanti del borgo. Nella cittavecchia di Chersano, che fino a una cinquantina di anni fa era popolata da un centinaio di anime, oggi vivono appena due famiglie e qualche altro saltuario e occasionale abitante che vive altrove ma ha ereditato magari una vecchia casa da nonni e bisnonni.

Tanja Škopac

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