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Caso Daila: a rischio il vescovo istriano (Il Piccolo 31 ago)

Nell’attesa del 19 settembre, quando al Tribunale comunale di Buie si terrà l’udienza sul contenzioso riguardante il Monastero di Daila di cui i frati benedettini di Praglia (Pd) chiedono di ritornare in possesso, il quotidiano croato “Vecernji List” pubblica un ampio articolo secondo il quale sarebbe imminente la rimozione del vescovo istriano Ivan Milovan. Il Vaticano intenderebbe così punirlo per avere ignorato la precisa richiesta d’inoltrare ricorso contro il decreto del Ministero della giustizia di Zagabria con il quale la tenuta di Daila viene restituita allo Stato croato. Il vescovo sarebbe oggetto di forti pressioni per il suo atteggiamento contrario alla restituzione dell’immobile ai monaci italiani. Citando un’indefinita fonte interna alla Chiesa, il giornale precisa che il decreto sulla rimozione del vescovo deve venire firmato in persona dal Santo padre che prima però dovrebbe informarsi dettagliatamente sull’intera vicenda. Sulla sua decisione potrebbe influire la forte lobby italiana nel Vaticano. Il vescovo intanto non sarebbe disposto a recedere, forte dell’appoggio di tutta la Chiesa croata a eccezione del primate, cardinale Josip Bozanic, che invece sta con la Santa Sede. Tale affermazione del “Vecernji List” però è in contrasto con quanto dichiarato da alcuni parroci istriani secondo i quali ci sarebbero opinioni divergenti all’interno del clero istriano. I dissenti però non vogliono uscire allo scoperto: finora l’unico “sacrificio” è quello del cancelliere della Diocesi istriana Ilija Jakovljevic, rimosso per avere alzato troppo la voce contro il Papa e il card. Bozanic. Addirittura sarebbe stato mandato via dall’Istria ma nessuno sa dove si trovi. L’Uskok (l’Ufficio croato anti-criminalità organizzata e corruzione) sta indagando sulla vendita di circa 200 ettari della tenuta di Daila, il cui valore complessivo è stimato su circa 100 milioni di euro. Il punto da chiarire rimane il cambiamento della destinazione d’uso degli immobili dopo la vendita, diventati dal giorno alla notte lotti edificabili per il turismo commerciale. Si confida che la mgistratura agisca professionalmente. Stando a fonti non ben definite all’interno della Chiesa alle quali si richiama il “Vecernji List”, a fare scoppiare la vicenda di Daila sarebbe stato il cardinale sloveno Franc Rode, ritenuto la figura-chiave fino a che è stato prefetto della Congregazione per il clero. Ora si è ritirato da Roma e vive nel lussuoso Castello di Goricane presso Lubiana. I media sloveni si chiedono con quali soldi il maniero sia stato restaurato, dato che la Chiesa da quelle parti ha grossi problemi finanziari. E si ricorda l’auto del cardinale: la sportivissima Mercedes Cl Amg-55.

 

(fonte “Il Piccolo” 31 agosto 2011 / p.r.)

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