Capodistria, l’Atene dell’Istria

Capodistria e Baccio Ziliotto, un binomio poco conosciuto: Baccio Ziliotto, letterato non noto al grande pubblico; Capodistria, città portuale ed emporio commerciale, dal 10 febbraio 1947 accesso al mare della Slovenia, situata a pochi chilometri da Trieste, che le si contrappone come sorella maggiore.

Questa conferenza “del giovedì” aveva il duplice scopo di far conoscere la grande importanza della città di San Nazario e la figura di Baccio Ziliotto, grazie all’aiuto di due eminenti personaggi della cultura triestina, i fratelli avvocati Paolo e Piero Sardos Albertini.

Baccio Ziliotto, triestino, artista, scrittore e storico insigne, appassionato cultore di storia patria, internato, durante la Prima Guerra Mondiale, con la famiglia a Wagna, è stato ricordato dall’Avv. Paolo come la persona di riferimento per la rifondazione della Lega Nazionale nel 1946, che grazie a lui, da quell’anno, ebbe a Trieste, Gorizia ed in Istria un successo straordinario, con quasi 300.000 adesioni.

L’opera di Baccio Ziliotto, autore nel 1910 della monografia divulgativa su Capodistria, è stata recentemente ristampata in copia anastatica e viene ora proposta dalla Famea Capodistriana, in quanto oltremodo valida nella sua portata storica. La Famea Capodistriana, fondata nel 1955, raccoglie gli esuli capodistriani e conserva la memoria storica della città.

Capodistria, città importantissima e capoluogo della Provincia dell’Istria durante il lungo periodo veneziano, rimasta in ombra per l’ascesa di Trieste a città di riferimento per l’impero austro-ungarico, merita una trattazione particolare per il grande contributo dato nei secoli alla cultura europea.

Questi, in sintesi, tema e argomenti della conferenza.

La storia di Capodistria-così Piero Sardos Albertini- si svolge lungo un millennio di storia romana, veneziana e italiana,

Mitica è l’origine di Capodistria, formatasi con la caduta in mare dello scudo di Atena, formando l’isola su cui è stata edificata la città.

Nel 117ª.C. avviene la conquista romana. Reperti romani si trovano al civico museo di Capodistria e si riferiscono (lapidi ed epigrafi) alle ville romane, le “perle” che circondavano la città. L’epoca romana fu un’epoca di benessere, e, grazie ai commerci, la cittadina ebbe un notevole sviluppo.

Presto si diffuse il cristianesimo, introdotto dal Beato Elio già nel 56 d. C. Patrono è però San Nazario, che fu il primo vescovo (nato nel 470-480), che resse la diocesi per trent’anni. Morto nel 557, venne sepolto nella cattedrale. Nel 568 avvenne in Istria la prima invasione di longobardi che non toccarono Capodistria. I suoi cittadini, temendo che le spoglie del vescovo venissero trafugate, ne nascosero le reliquie, che furono ritrovate solo dopo 44 anni.

Il periodo successivo, lungo alcuni secoli, è confuso, fino a quando, nel 932, Capodistria chiese la protezione di Venezia: si trattava di un accordo di mutua difesa, dal quale Capodistria ne beneficiò subito. Secondo le parole di Ziliotto:

 “da cui attinse nuovo vigore e civiltà nuova, come un tempo da Roma

Venezia protesse Capodistria dai pirati.

 Nel 1182 le accordò il monopolio marittimo per il commercio del sale. Più tardi la città diventò feudo del patriarca di Aquileia.

Iniziarono le guerre contro la Serenissima, che sottomise (1279) Capodistria. La cittadina però mantenne le autonomie che aveva avuto fin dai tempi dei romani; conservò la forma di libero comune ed incominciò ad apprezzare la collaborazione con la Serenissima, diventandone la “prediletta”.

Nel 1380 i genovesi occuparono Capodistria, portarono a Genova le reliquie del santo patrono e quelle di Sant’Alessandro. Dopo 42 anni, i resti preziosi furono restituiti a Capodistria, e qui ancora riposano.

Con la Dominante la città si sviluppò economicamente, culturalmente e si arricchì di numerosi edifici civili e religiosi. Da questo momento Capodistria venne chiamata “L’Atene dell’Istria”.

Nel ‘400 si svilupparono le Accademie, alle quali parteciparono anche le donne. La prima fu la Compagnia della Calza, del 1478, sorta a somiglianza di quella veneziana.

L’ultima fu fondata col nome di Accademia dei Desiderosi (1739) fondata dal Marchese Girolamo Gravisi e dal Conte G.R. Carli, fra loro cugini.

Le accademie durarono dall’inizio ‘400 all’ inizio ‘800 e sfornarono personaggi famosissimi

Santorio Santorio, medico; Capodistria aveva un servizio medico molto efficiente ed un sistema scolastico paragonabile a quello patavino, tanto che Santorio Santorio fu raccomandato dall’ Università di Padova al re di Polonia, dove si trattenne per 14 anni.

Panfilo Castaldi, laureato in medicina a Padova, esperimentò la stampa a caratteri mobili a Capodistria nel 1564 e nel 1571 installò il primo torchio tipografico a Milano.

Valorosi condottieri furono Biagio Giuliani a Candia nel 1645 e Gian Domenico del Tacco, capitano della Galea Capodistriana alla battaglia di Lepanto, (sostituito da Giulio Cesare Muzio alla sua morte avvenuta a Corfù)

Padre Marco d’Alviano, che, pur non essendo capodistriano, frequentò a lungo Capodistria.

Le arti figurative si svilupparono tra metà ‘400 e metà ‘500. Un famoso polittico di Cima da Conegliano si trova al Convento di Sant’Anna, famoso per la biblioteca ricca di 12.000 volumi. Tra gli artisti più noti sono Vettor Carpaccio (padre e figlio) con il famoso quadro “Entrata del Doge Contarini a Capodistria”.

 Pierpaolo Vergerio il vecchio, precursore dell’Umanesimo, famoso per il suo Trattato di Pedagogia moderna, -diffuso in tutta Europa- fu a lungo segretario dell’imperatore ungherese Sigismondo.

Girolamo Muzio, letterato e umanista, sostenitore della controriforma, fu autore del famosissimo trattato “Il Duello”, adottato dai francesi per regolamentare lo svolgimento dei duelli

Pierpaolo Vergerio il Giovane, eletto vescovo, si convertì al luteranesimo.

Il Beato Monaldo da Capodistria, teologo francescano, maestro di diritto canonico e diritto civile del XIII secolo, compilò le sue opere secondo voci in ordine alfabetico.

Andrea Divo morto nel 1548, traduttore “ad verbum” in latino di capolavori greci quali quelli di Omero ebbe fama in tutta Europa.

Gian Rinaldo Carli (1720-1795) riordinatore dell’amministrazione finanziaria di Maria Teresa, nel 1765 scrisse su “Il Caffè” il famoso articolo sulla Patria degli Italiani.

Nel 1797, con la resa di Venezia, inizia il momento più triste della sua storia; il 5 giugno, a Venezia scoppiano dei disordini a, il popolo solidarizza con Venezia, ma i nobili si dichiarano favorevoli all’Austria. Il 10 giugno l’Austria occupa Capodistria per preservarla dalla “contaminazione” francese.

Così Ziliotto conclude il suo libro:

 “Erano mutati i commerci, erano mutati i governi, ma non era mutato il carattere della
 popolazione”

 Il ricordo di Venezia fu la semente che fruttò alla patria con altri nobilissimi Francesco e
 Carlo Combi, superbi cavalieri dell’ideale.

Claudio Fragiacomo

Fonti: Como Live, Resegone Online, Valtellina News, Varese in Luce

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