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ANVGD Giovani sul caso Parma-Anpi

Sulla levata di scudi registrata a Parma è intervenuto con la sentita lettera che segue Filippo Odair Marcato Guimarães, esponente di Anvgd Giovani, che opportunamente definisce anacronistiche e faziose le posizioni espresse dall’Anpi locale.

 

Signor Prefetto,

 

mi scuso per il tempo che Le ruberà questa mia lettera, ma ho letto su internet la lettera inviataLe in data 13 gennaio 2012 dall’Anpi di Parma contro la possibile intitolazione di una Via ai Martiri delle Foibe. Mi scusi ancora, ma non riesco a trattenere l’indignazione che sento.

 

Signor Prefetto, non sono mai stato a Parma, anche se in città c’è una base dell’Arma Azzurra di cui mi onoro di essere Ufficiale, ma come cittadino Italiano e servitore dello Stato non riesco a trattenere lo sdegno.

 

Le argomentazione dell’ Anpi sono volutamente incorrette e faziose, come credo saprà, l’ennesimo sopruso alla memoria delle migliaia di infoibati, e delle 350.000 persone nostre connazionali che hanno lasciato le terre Italiane da secoli della Venezia Giulia e della Dalmazia, cui Vittorio Emanuele Orlando dedicò un pensiero nella sua apertura dei lavori della Costituente.

 

Costituente che scrisse la nostra Costituzione, cui Lei ed io abbiamo giurato fedeltà, fondata sui principi di eguaglianza e libertà che tutti conoscono, ma che molti spesso di dimenticano.

 

Non conosco nemmeno i dirigenti dell’ Anpi di Parma, e spero che siano “veri” partigiani, persone cioè che effettivamente hanno preso le armi per difendere la libertà, non partigiani dell’ultima ora o addirittura quei “guerrigilieri” a parole cui è permesso inscriversi e pavesarsi della bandiera dell’ Anpi per le loro dichiarazioni offensive ed anacronistiche.

 

Sono sicuro che la lettera dell’ Anpi sia stata presa per quella che è, il diritto di ogni cittadino di esprimere la propria opinione, ma la Storia quella è e quella resta.Eppure ogni anno gli esuli e i loro discendenti sono umiliati nuovamente e si rinnova lo scempio, seppure ideale, della stazione di Bologna dove i ferrovieri comunisti non permisero ai profughi, chiusi in vagoni bestiame, di ricevere acqua e cibo, e latte per i più piccoli. E così povera gente sfuggita ai Titini venne tacciata di fascista, fu loro sputato addosso.

 

Non ho l’onore di discendere da esuli. Sono solo un Italiano, un cittadino in divisa fiero di aver compiere il proprio dovere, in Italia e all’estero: ad Herat ho vegliato fratelli avvolti nel Tricolore.

 

E proprio per questo quella lettera, questa continua anti italianità in nome dell’ideologia, questo sputare addosso su questo Paese e su coloro che lo rappresentano, siano essi i Giuliano-Dalmati, i miei fratelli del “San Marco” trattenuti in India o quelli in Afghanistan, mi offende profondamente.

 

Solo questo, Signor Prefetto, ora rispettosamente rientro nei ranghi delle migliaia di servitori dello Stato che ogni giorno, in silenzio, compiono il loro dovere per assicurare uno Stato democratico e i relativi diritti a tutti, compresi gli anacronistici signori di cui sopra.

 

Filippo Odair Marcato Guimarães

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