A zonzo per l’Istria: Draguccio

Per chi capitasse vicino a Pisino, potrebbe prendere la strada che porta a Cerreto e a Lupogliano, che ogni tanto s’interseca con la ferrovia a binario unico e non elettrificata che da Pola arriva a Divaccia. Strada serpeggiante in mezzo a vigneti, uliveti e frutteti, dove le case si diradano mentre aumenta l’altitudine e bellissimi panorami si sprecano. Siamo nell’Istria verde, incisa dalla profonda vallata dell’affluente del Quieto, il Bottonega, che alimenta un bacino artificiale di un azzurro intenso.

Una piccola deviazione e si arriva a Draguccio, un antico paese che conserva ancora i suoi tesori.  Ormai a Draguccio sono rimasti solo una quarantina di residenti, ma il paese e ben tenuto, anche se molte sono le case abbandonate. Gli uomini erano intenti a far riserva di legna da ardere, dalle case provenivamo invitanti profumi di cibi in cottura e qualche escursionista si stava riposando seduto all’osteria della vasta piazza, sotto un maestoso ladogno. A coloro i quali mi sono rivolta per sapere come visitare le chiese e la Casa degli affreschi, mi hanno  risposto sorridenti in istroveneto perfetto. Infatti, gli abitanti sono italofoni e usano questo dialetto come lingua d’uso, pur non avendo nessuna scuola con lingua d’insegnamento italiana vicina. Solo la Comunità Italiana di Pisino organizza corsi d’italiano nella piccola sede, grazie al grande impegno della presidente Nensi Rabar e della vice, Graziella Paulovich.

Draguccio, posto su un crinale strategico, era già un insediamento importante prima della conquista romana, mentre numerose sono le lapidi e i monumenti funebri in latino rinvenuti in zona. Dopo un medioevo travagliato, con tante distruzioni e abitanti deportati e venduti come schiavi, Draguccio nel 1535 finalmente,   entrò a far parte della Serenissima che ne rinforzò il castello ponendolo sotto il capitano di Raspo. Draguccio si presenta come una cittadina costruita a regola d’arte: con una strada principale diritta e selciata e quattro belle chiese tuttora consacrate. Sussistono le mura, parte del castello, con il Leone alato, un grande Fondaco, una vasta piazza e  diversi palazzetti  di una certa importanza.  In uno di questi una lapide bilingue ricorda il luogo di nascita di Antonio Grossich, medico, scienziato e senatore del Regno (1849-1926), inventore della tintura di iodo e strenuo difensore dell’italianità di Fiume, dove si era stabilito per  motivi professionali.

La prima chiesa che s’incontra, venendo dalla strada provinciale,  è quella di s. Eliseo, dentro il cimitero dove molte lapidi sono in italiano. Il tetto della chiesa originale è in lastre di pietra, l’esterno in pietra bicolore che ricorda le pievi romaniche toscane   e le pareti  conservano interessanti  affreschi del XIII secolo,  di autore anonimo. Alla fine del borgo, sul ciglio sopra la vallata, si trova la chiesa di S. Rocco, con la sua bella loggia, con un altare esterno, e gli affreschi datati 1529 e 1537 eseguiti in segno di ringraziamento per la liberazione della peste.  Dipinti e firmati da Antonio da Padova, probabilmente originario di  Villa Padova, un villaggio non molto lontano, sono di scuola veneziana e in buono stato di conservazione. Nei centri minori  istriani, poco toccati dalle trasformazioni degli ultimi secoli,  si sono conservati chiese e edifici che conservano tesori poco conosciuti. Proprio in queste chiese, spesso situate in centri  minori o nei cimiteri dell’interno dell’Istria, sono ancora presenti numerosi affreschi che da qualche decennio vengono restaurati e resi fruibili dai visitatori. Quasi tutti erano stati ricoperti da strati di calce, che solo a partire da circa un secolo sono stati tolti, e che hanno consentito una buona conservazione.  I frescanti erano sia di origine istriana che provenienti da altre regioni italiane e anche transalpine. Portavano con sé il proprio bagaglio di esperienze figurative come Antonio da Padova che nella chiesa di san Rocco cita in una scritta la  celeberrima immagine miracolosa della  Nunziata di Firenze, città da lui visitata.  Vi sono nel paese  ancora due chiese, una dedicata alla Madonna del Rosario e quella parrocchiale dedicata alla Santa Croce, con un alto campanile. Entrambe sono antiche ma rifatte nel corso dei secoli.

A Draguccio, negli ambienti della vecchia scuola elementare, si trova la Casa degli Affreschi, aperta grazie ad un progetto della Regione Istriana, della Regione Veneto e del comune di Cerreto, di cui Draguccio è frazione. Inaugurata nel 2015, contiene la riproduzione digitale di alcuni dei 150 siti affrescati presenti in Istria, sia croata che slovena. Attualmente ospita anche i pannelli utilizzati per la mostra  “Affreschi senza confini, Friuli Venezia Giulia-Istria”, inaugurata a Trieste nel febbraio 2020. La mostra illustra 20 affreschi conservati in chiese campestri o minori in Istria e nel Friuli,  al fine di far conoscere le ricchezze poco conosciute di due regioni limitrofe, che hanno condiviso esperienze artistiche nel corso dei secoli. La mostra itinerante, dopo aver già approdato in alcune località delle due regioni, e subito una lungo fermo dovuto alla pandemia è ora visibile a Draguccio, pronta per altre esposizioni, come è stato ribadito di recente dalla responsabile della Casa degli affreschi, Sunčica Mustač, nel corso del convegno dello scorso giugno, svoltosi in situ. Per ora, la visita è riservata a chi raggiunge il bellissimo borgo, ripagato dalla bellezze sia artistiche che naturali ivi presenti che, in autunno, diventano ancora più suggestive.

Eufemia Giuliana Budicin 

Affreschi della Chiesa di Draguccio in Istria

 

 

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