La resistenza antijugoslava a Isola d’Istria

29.09.2026 – Presso la sede del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (via Duccio di Boninsegna, 21-23 – zona “Pagano” e “Buonarroti” – Metropolitana 1 Rossa) mercoledì 30 settembre alle ore 17:00 si svolgerà un incontro dedicato ad un capitolo particolare e doloroso della storia del confine orientale italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale, nello specifico una formazione partigiana italiana anticomunista e anti-jugoslava attiva nell’Istria occupata.

«Si trattò di una struttura clandestina, strutturata come un movimento di resistenza, pensata e organizzata nell’immediato dopoguerra da esponenti del CLN locale che a Isola d’Istria diedero vita al Gruppo di Resistenza Istriana “Domenico Lovisato” (GRI-DL), con l’obiettivo di opporsi con ogni mezzo alla ormai certa annessione dell’Istria alla Jugoslavia. Il gruppo era formato prevalentemente da italiani istriani contrari all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia e favorevoli al mantenimento dell’identità italiana della regione» anticipa Claudio Giraldi, Presidente dell’ANVGD Milano.

Il movimento, nato nell’aprile del 1946, si sviluppò in un quadro complesso e sofferto, e fu l’unica vera formazione di resistenza attiva e armata anti-titina (sul modello dei GAP), muovendosi al di fuori della linea ufficiale dei CLN e del governo italiano, che invece prediligevano un’opposizione diplomatica e passiva. Il piccolo gruppo resistenziale portò avanti azioni di sabotaggio e la stampa di opuscoli clandestini (come Il Grido dell’Istria).

Il dato forse più significativo è che la storia del GRI-DL non coincide semplicemente con la contrapposizione “italiani contro jugoslavi”, perché al suo interno troviamo ex antifascisti, esponenti del CLN, repubblicani e democratici italiani che, dopo aver combattuto il fascismo, continuarono la loro battaglia politica opponendosi all’annessione dell’Istria alla Jugoslavia. Parallelamente, però, la scelta del sabotaggio li portò a scontrarsi anche con la linea prudente del CLN istriano e con la politica ufficiale italiana.

La parabola del GRI-DL ebbe una svolta drammatica nel 1948, quando la maggior parte dei suoi esponenti fu arrestata e condannata a lunghe pene detentive dalle autorità jugoslave. Il processo scatenò una dura reazione diplomatica: da Belgrado si parlò di “imperialismo italiano”, mentre da Roma si minimizzò l’accaduto, definendo l’iniziativa come puramente autonoma e slegata dal governo. Per i membri del gruppo, la prigionia durò anni. La loro liberazione arrivò solo in seguito al Memorandum di Londra del 1954, un accordo che ridisegnò i confini e la situazione di Trieste. In quella sede, il governo italiano chiese e ottenne il rilascio dei membri del GRI-DL, che furono così liberati dopo anni di carcere.

 

 

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