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50° Raduno dei Fiumani a Montegrotto: la cronaca

Il Cinquantesimo Raduno dei Fiumani, svoltosi nello scorso fine settimana a Montegrotto Terme (PD), chiude una pagina ma ne apre una nuova. E come sempre, quando si affronta un cambiamento le incognite sono tante, la sfida è forte. Un Cinquantesimo che forse meritava maggiore coralità ed entusiasmo, ma i Fiumani non smentiscono il loro pragmatismo, alle sfide si affidano con pacatezza e ponderazione.


Quello di Montegrotto si è rivelato un incontro di sintesi, grazie all’intervento illuminato del prof. Gianni Stelli e di prospettiva con ampia condivisione di esuli e rimasti, evidenziati in tutti gli interventi, su temi quali la necessità di continuare ad evolvere la collaborazione tra esuli e rimasti, il ruolo della scuola sia a Fiume che in Italia, la funzione imprescindibile del giornale “La Voce di Fiume”. 


L’appuntamento si è svolto in due luoghi: l’hotel Terme delle Nazioni – quasi una seconda casa madre – dove i convenuti hanno intrecciato i riti della tradizione tra “ciacole” e ricordi e il Centro Congressi della città, gentilmente concesso da Comune di Montegrotto, nel cui teatro si è svolta la cerimonia del Cinquantesimo con discorsi, il concerto ed il conferimento di medaglie ai segretari (Stalze e Cattalini) ed ai direttore del giornale (Cattalini, Dassovich, Stelli e Turcinovich).


Un palcoscenico addobbato con piante e fiori alla ricerca di una primavera reale e virtuale nella volontà di una rinascita, su antiche basi ma nuove prospettive. Al microfono si sono alternati ospiti ed autorità a ribadire l’importanza dell’incontro e della conoscenza.


Perché le nozioni, di per sé, non significano conoscenza. Tutti sono in grado di citare fatti, date, che appartengono alla storia, la maggior parte delle volte, senza capirla realmente. Perché? Soprattutto in realtà composite, come quella fiumana, è fondamentale la capacità di sintesi per indicare i percorsi che hanno segnato l’evoluzione politica e sociale.


Ecco perché era fondamentale – visto la ricorrenza – focalizzare alcuni punti che aprano nuovi scenari per il futuro. Uno in particolare, il superamento delle divisioni del passato, determinate dai luoghi comuni della politica, per addivenire ad una necessaria sintesi di iniziative che spalanchino a nuove opportunità e creino rete e sinergie.


Processo difficile da proporre senza intervenire sull’esistente.


Come? Con disponibilità e coralità. Così come emerso negli interventi del Sindaco Guido Brazzoduro e della Presidente della CI di Fiume, Agnese Superina. Ma sottolineato anche negli indirizzi d’augurio di Lorenzo Rovis a nome di FederEsuli, dai Dalmati Italiani nel Mondo rappresentati da Elio Ricciardi che hanno inviato una loro testimonianza, dall’ANVGD con la nota inviata da Lucio Toth e da quella della Lega Nazionale firmata da Paolo Sardos Albertini. Un sentito augurio è giunto anche dalla Società di Studi Fiumani che contribuirà ad organizzare l’incontro che si svolgerà a fine settembre a Roma. Ma anche nelle parole d’affetto di Orietta Marot, del Consiglio per le minoranze della Regione Litoraneo-montana e in quelle del Sindaco di Montegrotto, Massimo Bordin, che si è soffermato sull’esempio di coesione dei Fiumani come insegnamento per tutti.


Ma la ricomposizione passa necessariamente attraverso una giusta ricollocazione dei fenomeni storici che hanno portato all’esodo, ampiamente trattati nell’attesa Lectio Magistralis del prof. Gianni Stelli che ricostruisce l’identità fiumana dettata dalla sua posizione geopolitica, la composizione etnica, il peso schiacciante dei nazionalismi e la volontà di ricostruire mossa da uno spirito sempre attento a ribadire l’unicità di un mondo dissolto ma non dimenticato. Un mondo che ancor oggi può indicare la strada di una possibile, ed auspicabile, crescita comune. Su tutto spicca prepotente quel desiderio di autonomia – che diventa movimento, partito, scommessa con le grandi potenze, sconfitta – che esprimeva al meglio la Fiume moderna. Tutto concluso?


L’ultima parte del suo intervento – che verrà pubblicato integralmente prossimamente su “La Voce di Fiume” – è dedicato al tema stesso del Raduno di Montegrotto: esuli e rimasti, costruire insieme il futuro. A giudicare dai canti che hanno compattato i partecipanti all’incontro fino al momento degli addii, un percorso possibile. Del lungo e particolareggiato intervento di Stelli, vogliamo citare un passo significativo che condensa il pensiero: “Per far rivivere – ha detto il professore di filosofia – nelle nuove condizioni dell’attuale Croazia democratica, l’identità culturale di Fiume o, meglio, quello che di questa identità è rimasto o è recuperabile, è indispensabile portare fino in fondo la ricomposizione dei due tronconi della comunità fiumana, una ricomposizione che è culturale e politica in senso lato e nobile e anche umana, perché nutrita di affetti, ricordi, legami comuni che si perdono nel passato. Ricomposizione deve significare collaborazione organica delle due componenti della comunità fiumana, gli esuli e i rimasti. Era ed è infatti evidente, da un lato, che l’identità culturale di carattere italiano di Fiume, nei luoghi storici in cui essa si è formata nel corso dei secoli e dove continua ad esistere una comunità italiana autoctona. Questa comunità, nel suo rapporto con la città e la sua antica anima, a cominciare dal dialetto, costituisce, di per se stessa, il testardo documento della permanenza di tale identità sul territorio”.
Per concludere che, per parlare di identità culturale di carattere italiano di Fiume non è possibile senza i rimasti  che l’hanno salvaguardata in loco e senza gli esuli che per difendere, in quel momento, l’identità italiana scelsero l’esodo. Ecco perché oggi la collaborazione tra esuli e rimasti è “una vera e propria necessità storica”.


Una strada che si persegue da anni ma alla quale va data una chiara visibilità e un suo ruolo nell’attività stessa del Libero Comune e della Comunità degli Italiani

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Un esempio viene dal mondo della scuola – come ribadito nell’intervento di Brazzoduro che ha avuto modo di incontrare a Montegrotto anche i ragazzi liguri premiati con un viaggio in Istria e a Fiume per i loro testi su esodo e foibe inviati ad un Concorso ANVGD e Regione Liguria – ma anche attraverso altre iniziative consolidate nel tempo”. Alle quali dare un’ufficialità anche attraverso il prossimo incontro a Fiume per San Vito, durante il quale si dovrebbero gettare le basi per un futuro Raduno nella “nostra città” – hanno ribadito Brazzoduro e la Superina.


A suggellare questa promessa anche il concerto dei Fedeli Fiumani che si è voluto offrire al Raduno di Montegrotto, per sottolineare scelte culturali dei fiumani sempre elevate, nello spirito della tradizione della città ma anche attraverso la lettura di poesie in vernacolo che riportano ad un mondo dialettale, succoso e pittoresco, che non vuole essere un mero ricordo.


Un’ora di concerto all’insegna della musica sacra, diretto da Lucia Scrobogna Malner, all’organo il M.ro, Drasko Baumgarten, solisti il soprano Teodora Festini, al flauto il giovane Ivan Bujic che frequenta il corso di musica della CI di Fiume, tenore solita l’inossidabile Antonio Mozina che ha fatto sentire la sua voce, fuori dell’ufficialità, cantando per tutti i convenuti alla cena di sabato sera e al pranzo della domenica. Momenti di convivialità apprezzati da tutti, non senza una certa commozione.

 
Ci sono momenti in cui qualcosa succede – come sottolineato dal Parroco don Roberto della Cattedrale San Pietro di Montegrotto, durante l’omelia ispirata proprio dalla presenza dei Fiumani, esuli e rimasti, e dalla partecipazione del coro Fedeli Fiumani. “Dopo sessant’anni, la vostra voglia di stare insieme è d’esempio per tutti – ha detto – il Signore sa perché siete qui riuniti, è in voi e vi guida. Ci sono cose che si fanno perché reputate giuste, non crediate sia il caso a determinarle, abbracciatele perché vi rendono ricchi”.


Commossa anche la preghiera in fiuman di Fulvio Mohoratz, un appello a ricordare anche chi non è potuto esserci a Montegrotto.

 
Fuori dall’ufficialità anche tanti racconti raccolti dai partecipanti, sulle loro esperienze di vita, sugli intrecci familiari. A sessant’anni dall’esodo capita ancora che parenti si ritrovino casualmente, come è successo a Montegrotto, allo stesso tavolo dopo aver cercato per tanto tempo di conoscere i destini l’uno dell’altro. Anche questo è frutto di questa ricomposizione necessaria alla quale Stelli, Brazzoduro, Superina si richiamano con la speranza che i Fiumani tutti rispondano con maggiore entusiasmo a queste iniziative destinate a lasciare il segno.

Rosanna Turcinovich Giuricin su www.arcipelagoadriatico.it

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