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24 nov – Scomparso il capodistriano Don Giovanni Gasperutti

Don Giovanni Gasperutti, parroco ad Aquilinia, una delle prime chiese che s’incontrano nella zona di quel confine tra Italia e Slovenia che solo ora, dopo sessant’anni dalla guerra, sta abbandonando il suo ruolo di frontiera, “è andato avanti” con Capodistria nel cuore.

Gli istriani di Trieste gli erano affezionati, perché era un padre, un riferimento continuo, un uomo con l’animo aperto, sensibile, col sorriso pronto. Gli istriani d’Oltreoceano lo volevano ai raduni e agli incontri, nelle grandi occasioni non mancava mai. A Toronto, a Chatham, don Giovanni era di casa con quel suo apparentemente distratto modo di rapportarsi col prossimo, scandendo un suo “ti chi ti son”, era quasi un saluto, un rinnovare ad ogni incontro la magia della prima conoscenza. E con occhi stretti che quasi scomparivano al momento del sorriso aggiungeva: “so so chi che ti son, cossa ti vol de mi”.

Dopo l’esodo, precisamente nel 1956, padre Giovanni Gasperutti, unico sacerdote italiano rimasto a Capodistria, con l’aiuto di uno scalpellino del posto, Ciso Norbedo, riuscì a realizzare, di nascosto nella soffitta della sacrestia, i calchi in gesso del busto del Patrono San Nazario. Era necessario farlo di notte perché i due frati mandati da Lubiana a dirigere la parrocchia, non si accorgessero di nulla. Il grosso problema però era portare i calchi oltre confine: ci pensò don Gasperutti facendoli passare per quelli di un antenato.

Quell’anno la processione si fece con i calchi ricoperti di porporina e vi parteciparono tutti i capodistriani esuli della zona di Trieste. Un episodio che raccontava con pudore. Erano gli altri l’oggetto del suo impegno e del suo interesse e agli altri ha dedicato se stesso. La gente che l’ha conosciuto in questi giorni gli rende omaggio.

da www.arcipelagoadriatico.it

 

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