12 novembre 1866, Francesco Giuseppe dichiara guerra agli italiani

Nel 1866 la competizione tra Impero d’Austria e Regno di Prussia per il predominio nell’area tedesca si concluse con il successo prussiano al termine di un conflitto culminato con la battaglia di Sadowa. Contestualmente il neonato Regno d’Italia si era alleato con la Prussia e, nonostante le varie sconfitte (Custoza e Lissa) ed i pochi successi (i garibaldini a Bezzecca), aveva ottenuto il Veneto ed il Friuli al termine di quella che era stata la Terza guerra d’indipendenza. Negli anni precedenti vani erano stati i tentativi della classe dirigente italiana in Istria affinchè dal punto di vista amministrativo la penisola istriana venisse accorpata a Venezia , in nome degli antichi legami risalenti all’epoca della Serenissima Repubblica e con l’auspicio di seguirne le sorti in caso di una nuova iniziativa risorgimentale da parte di Casa Savoia.

L’impero asburgico perse così ulteriori territori nella penisola italiana, fu respinto dalla Germania e prese il via una politica di inorientamento, cioè di spostamento delle proprie aspirazioni a Oriente, verso la penisola balcanica. Da un lato significò porsi in contrasto con le mire della Russia zarista, la quale, in nome del panslavismo, mirava a guidare i popoli slavi ancora sudditi o tributari dell’impero ottomano al fine di ottenere uno sbocco al Mediterraneo tramite questi Stati una volta diventati indipendenti. Dall’altro le popolazioni slave della monarchia danubiana, che avevano dato prova di lealismo durante la primavera dei popoli e nel fronteggiare le guerre di indipendenza italiane, diventavano interlocutori privilegiati in una politica proiettata verso la penisola balcanica.

Dopo tre guerre d’indipendenza, la componente italiana residua all’ interno dell’impero (in Trentino, Venezia Giulia, Dalmazia e a Fiume) era percepita come inaffidabile e propensa al separatismo nella sua interezza, perciò il 12 novembre 1866 il Verbale del Consiglio della Corona (reperibile in Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst, Vienna 1971; la citazione compare alla Sezione VI, vol. 2, seduta del 12 novembre 1866, p. 297) riporta tra l’altro:

Se. Majestät sprach den bestimmten Befehl aus, daß auf die entschiedenste Art dem Einflusse des in einigen Kronländern noch vorhandenenitalienischen Elementes entgegengetreten und durch geeignete Besetzung der Stellen von politischen, Gerichtsbeamten, Lehrern sowie durch den Einfluß der Presse in Südtirol, Dalmatien und dem Küstenlande auf die Germanisierung oder Slawisierung der betreffenden Landesteile je nach Umständen mit aller Energie und ohne alle Rücksicht hingearbeitet werde. Se. Majestät legt es allen Zentralstellen als strenge Pflicht auf, in diesem Sinne planmäßig vorzugehen. 
«Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua Maestà impone il rigoroso dovere a tutti gli uffici centrali di procedere secondo quanto deliberato in questo senso».

L’anno seguente l’Ausgleich trasformò l’impero in austro-ungarico, riconoscendo quindi alle componenti germanica e magiara un carattere predominante nei confronti delle altre comunità nazionali, che nelle zone mistilingui (come nell’ Adriatico orientale oppure in Galizia) veniva contrapposte secondo la logica del divide et impera, individuando nei vari contesti un gruppo etnico sul quale fare affidamento in contrapposizione ad un altro ritenuto inaffidabile. Invece di provvedere ad una più ampia riforma in senso federale della compagine imperiale, venivano così fomentati opposti nazionalismi che potevano destabilizzare l’assetto statuale e sarebbero sfociati nelle rivendicazioni nazionali che avrebbero contribuito ad alimentare le cause della Prima guerra mondiale. Altro che Austria Felix!

Lorenzo Salimbeni 

 

 

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