12 apr – Nessun giustificazionismo per le Foibe

Sul “Settimanale di Latina” è apparso, il 27 febbraio scorso, un articolo tanto fortemente quanto confusamente critico nei confronti del Giorno del Ricordo. Il suo autore giudica gli eccidi delle Foibe e il fenomeno dell’esodo degli italiani dalla Venezia Giulia come una logica conseguenza della politica snazionalizzatrice perseguita dal fascismo nei confronti delle minoranze slovena e croata. Una tesi quantomeno “giustificazionista” inaccettabile e adeguatamente confutata dalla migliore storiografia contemporanea.

A quell’intervento ha replicato per l’ANVGD Patrizia C. Hansen, Addetto stampa dell'Associazione e Direttrice di "Difesa Adriatica", con l’articolo che riproduciamo, integralmente pubblicato sullo stesso “Settimanale di latina” nel numero del 3 aprile scorso. 

Si legge sul numero del 27 febbraio 2010 l’intervento del signor Pier Luigi Starace sulla memoria storica delle Foibe, che molto fastidio ancora provoca in quanti – come il signor Starace – professano ancora opinioni e praticano certezze che l’evoluzione storica e storiografica ha ampiamente, e per condivisa percezione, smentito.

La legge istitutiva del Giorno del Ricordo (L. 30 marzo 2004, n. 92) venne approvata dal Parlamento italiano pressoché all’unanimità di maggioranza e di opposizione, segno di una maturazione della sinistra riformista nella direzione di una riflessione storica finalmente affrancata da pregiudiziali e da sovrastrutture ideologiche: quelle stesse che nei decenni trascorsi hanno imposto una interpretazione del tutto fuorviante, e moralmente inaccettabile, di quegli eccidi e dell’esodo della popolazione italiana autoctona dai territori di antico insediamento storico. Il Giorno del Ricordo (10 Febbraio) vuole commemorare le sofferenze degli italiani costretti all’esodo e all’abbandono dei beni a seguito delle violenze e delle pressioni dei partigiani jugoslavi di Tito, che ben prima di ogni tavolo della pace proclamarono unilateralmente l’annessione della Venezia Giulia e di Zara alla Jugoslavia comunista. L’equazione tra fascismo (del quale l’Italia repubblicana ha fatto ampiamente e doverosamente ammenda) Foibe ed esodo giuliano-dalmata è storicamente arbitrario e deprecabile sotto l’aspetto etico.

L’ampio consenso raggiunto in sede parlamentare sul Giorno del Ricordo ha sancito la piena condivisione, da parte delle istituzioni politiche nazionali, e grazie anche ad una oggettiva e pacata riflessione storiografica ormai maturata nelle sedi accademiche ed editoriali, di una tragica pagina di storia italiana alla quale è stata finalmente riconosciuta dignità di memoria.

Sorprende come il signor Starace riproponga, peraltro ammassando confusamente nel suo testo eventi e periodi diversi, la tesi giustificazionista che autorevoli esponenti dell’antifascismo, da Benedetto Croce a Leo Valiani (quest’ultimo nativo di Fiume), hanno nettamente ricusato in sede di Assemblea Costituente e in occasione di successivi interventi pubblici (si veda, per Valiani, l’ampio dibattito ospitato nell’estate del 1996 sul “Corriere della Sera”); tesi confutata ai  nostri giorni, dalla migliore storiografia contemporanea, rappresentata da studiosi di diverso orientamento come Marina Cattaruzza, Gianni Oliva, Giuseppe Parlato, Raoul Pupo, Fulvio Salimbeni, Roberto Spazzali ed altri, ai quali dobbiamo un inquadramento scientifico e pertanto rigoroso dell’intero contesto, nazionale ed internazionale, nel quale quei tragici eventi maturarono.

E sorprende, inoltre, come il confuso intervento pubblicato sul numero del 27 febbraio sembri ignorare come, a partire dal 2005, le più alte sedi istituzionali della nostra Repubblica abbiano ospitato le cerimonie ufficiali di commemorazione, spesso dinnanzi ai congiunti delle vittime: ad iniziare dal Quirinale, con il Presidente Ciampi prima e con il Presidente Napolitano oggi. Ad entrambi dobbiamo pronunciamenti di grande valore storico e morale, riportati da tutta la stampa e i mass media nazionali e non solo, che tanto più acquistano rilievo in quanto provengono da esponenti di incontestabile formazione democratica, dei quali nessuno, credo, vorrà contestare la legittimità e la credibilità. Ed ancora, le Prefetture d’Italia e le centinaia di Comuni italiani, retti da giunte di centro-destra come di centro-sinistra, hanno onorato anche quest’anno il Giorno del Ricordo con cerimonie istituzionali.

Quanti ancora si attardano su posizioni retrive, ancorate ai dogmi ed alle interpretazioni vetero-ideologici smentiti dalla storia, spostano arbitrariamente la centralità del tema oggetto della legge istitutiva (l’esodo di centinaia di migliaia di italiani, per lo più autoctoni, dal loro territorio di insediamento storico), e risultano offensivi nei confronti delle persone il cui sacrificio si vuole riconoscere; essi esprimono concezioni arretrate e non rispondenti allo spirito ed alla lettera della legge stessa, come correttamente interpreta la norma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Senza dimenticare come un altro Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, elevò con decreto dell’11 settembre 1992 la Foiba di Basovizza (Trieste) – emblema degli eccidi consumati dai partigiani di Tito in tutta l’Istria, nel territorio di Fiume e, mediante annegamento, in Dalmazia – a monumento nazionale, affidandola al «rispetto della nazione».

Patrizia C. Hansen