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04 nov – Trattato di Lisbona: ombre anche sui nostri Esuli

“Personalmente non amo gli opt out” afferma il Presidente della Commissione Barroso intravedendo già per il primo semestre 2011 grosse difficoltà revansciste tra i 27 membri dell’Unione  

Concedendo alla Repubblica ceca, come già aveva fatto per altri motivi con Gran Bretagna e Polonia, una fondamentale deroga alla Carta dei Diritti dei Popoli, l’Unione europea nel suo Consiglio dei capi di Stato e di governo tenutosi ieri a Bruxelles si è assicurata pure il si della riottosa Praga al Trattato di Lisbona. Il presidente ceco Vaclav Klaus, che sinora con il suo euro-scetticismo ne aveva bloccato l’entrata in vigore, oggi ha dichiarato alla stampa che non porrà alcuna altra condizione e che già verso la fine della prossima settimana, subito dopo la pronuncia in merito da parte della Corte costituzionale del suo paese, apporrà la propria firma in calce alla legge ceca di ratifica della Carta di Lisbona, legge da tempo licenziata dal Parlamento moravo.

“Personalmente non amo gli opt out ma mi rendo conto che in certi casi sono veramente importanti, specialmente quando si tratta di comparare le diverse situazioni esistenti in ventisette diversi stati membri” ha dichiarato il presidente Barroso che già teme che il nuovo motore applicato alla malandata carrozzeria dell’Unione europea possa nuovamente incepparsi nel primo semestre del 2011 quando toccherà all’Ungheria assumerne la presidenza di turno. Con gli opt out approvati ieri, infatti, Praga si copre le spalle da ogni possibile rivendicazione da parte di cittadini tedeschi od austriaci, originari dei Sudeti moravi, in ordine al loro diritto al risarcimento economico per i beni di proprietà confiscati dai comunisti all’indomani della espulsione di quelli dalla Cechia. A causa della ferma opposizione avanzata da Angela Merkel, però, la deroga al principio del risarcimento dei cittadini espulsi da uno stato membro non presenta alcuna limitazione geografica di sorta, la Germania mai avrebbe acconsentito ad un trattamento discriminatorio solo nei confronti dei tedeschi dei Sudeti, per cui già si vocifera che anche al Slovacchia ora intenda farsi avanti per impedire di dover concedere risarcimenti ai tedeschi ed agli ungheresi espulsi dalle regioni finitime a Bratislava nel 1945.

In concomitanza con il semestre magiaro di presidenza dell’Unione poi bisognerà siglare e ratificare, secondo gli intendimenti della Commissione uscente, il trattato di integrazione con la Croazia che nel 2012 dovrebbe diventare il ventottesimo membro dell’Europa unita. Zagabria però a sua volta non intenderebbe riconoscere alcun diritto alla rivalsa economica per i beni loro confiscati agli italiani od ai loro eredi che nel 1947 dovettero abbandonare l’Istria e ai magiari che parimenti dovettero abbandonare la Slavonia attorno a Varasdino. Nei mesi a venire, poi, il maggior partito d’opposizione ungherese, il Fidesz, guidato dal liberal-nazionalista Vicktor Orban, ed accreditato della vittoria alle prossime elezioni politiche magiare, intende presentare al Parlamento di Budapest una legge che estenda la cittadinanza magiara anche agli “ ungheresi non regnicoli” che ammontano a circa tre milioni. Questi potenziali cittadini magiari vivono ormai dal 1920 al di fuori dei confini nazionali ma in buona parte si trovano nel territorio di altre nazioni dell’Unione come in Slovacchia e, soprattutto, nella Transilvania e nel Banato romeno. Un buon numero di essi, cui tuttora viene negato il diritto alla propria cultura ed all’uso della propria lingua, risiede anche proprio in Croazia e ben si comprende allora come l’estensione ad essi della cittadinanza ungherese potrebbe far nascere problemi nell’Europa centro-orientale. Per questi motivi un politico navigato come Barroso afferma di non entusiasmarsi di fronte agli opt-out.  

Sergio Bagnoli su agoravox.it

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