Viaggio del Ricordo degli studenti liguri in Venezia Giulia e a Fiume

16.04.2026 – La Regione Liguria è stata una delle prime ad organizzare un concorso scolastico dedicato alla storia del confine orientale italiano, offendo come premio agli studenti vincitori ed ai loro docenti un viaggio organizzato in collaborazione con le rappresentanze locali dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia nei luoghi dove si consumarono le vicende delle foibe e dell’esodo.

Gli  studenti che hanno preso al viaggio, svoltosi a fine marzo, sono stati infatti i vincitori della 24° edizione del concorso regionale bandito dall’Assemblea legislativa “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e Dalmazia: mantenere la memoria,  rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli” sulla base  della legge regionale numero 29 del 24 dicembre 2004. La delegazione era composta da 27 studenti, accompagnati  da insegnanti, rappresentanti liguri dell’ANVGD e dall’assessore regionale al Bilancio, Claudia Morich, la cui famiglia è stata esule dalla Dalmazia.

Tra le tappe più significative del viaggio: il Sacrario militare di Redipuglia e il museo all’aperto della Dolina del XV Bersaglieri, il Museo del Contrabbando, il Museo del Lasciapassare e il Museo del Confine a Gorizia, il Magazzino 18 a Trieste, la Foiba di Basovizza e il Centro di raccolta profughi di Padriciano, il Liceo italiano Dante Alighieri di Pola e la città di Fiume, dove i ragazzi hanno concluso la visita incontrando la comunità degli Italiani di Fiume.

L’Assessore Morich ha così descritto questa significativa esperienza.

Si è  trattato di un’esperienza intensa, che per i ragazzi è continuata sino a Pola e a Fiume,  tra storia e memoria.  Rendere omaggio agli oltre 100 mila caduti della prima guerra mondiale a Redipuglia, ripercorrere doline e  trincee con il racconto delle condizioni di vita che i ragazzi affrontavano in prima linea, comprenderne il sacrificio.
E poi la visita ai  Musei di Gorizia,  la spiegazione delle ragioni del contrabbando e i metodi utilizzati, dopo che nel 1947 la città fu letteralmente divisa in 2, con case che avevano stanze in Italia e orti in Jugoslavia o viceversa.  L’incontro con il Sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che ci ha raccontato la vita odierna e i rapporti con Nova Gorica dopo gli eventi della “Capitale della cultura” in tandem tra le 2 città.
E Magazzino 18, uno dei momenti più coinvolgenti e commoventi del viaggio, col racconto della vita degli esuli nei Centri di raccolta, i campi profughi,  dove i ragazzi hanno potuto vedere e toccare i quaderni, i mobili,  le sedie, gli attrezzi da cucina e da lavoro che gli esuli avevano portato con sé fuggendo dalla Jugoslavia comunista di Tito.
E poi Basovizza. Il racconto accorato e preciso del custode del Museo ha colpito tutti. Grazie ai Carabinieri che ci hanno scortato nel bosco, abbiamo visto una foiba da vicino.  Abbiamo ascoltato l’eco di una pietra lanciata nelle viscere della terra ed il pensiero di ognuno è andato a quegli italiani,  giovani, donne, militari e sacerdoti che lì avevano trovato una morte terribile ed ingiusta.
La conoscenza della storia del confine orientale non comporta desiderio di riconquista, anche se tutti noi abbiamo nonni e genitori che hanno vissuto di nostalgia, ma la riconquista della dignità attraverso il ricordo onesto della nostra storia.  Chiudo ringraziando gli insegnanti ed i ragazzi: ho trovato sensibilità ed ascolto da tutti i partecipanti il che mi fa ben sperare in un futuro di condivisione e pace.

Il quotidiano fiumano La Voce del Popolo ha dato in particolare risalto alla visita della delegazione nel capoluogo del Carnaro:

Emozioni e radici a Palazzo Modello

Nel corso della visita al Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste, infine, c’è stato un momento particolarmente emozionante. Come ormai si sa grazie all’omonima opera di teatro civile di Simone Cristicchi, qui sono raccolte masserizie che gli esuli istriani, fiumani e dalmati hanno portato via come ultimo ricordo o per avere un primo mobilio con cui cominciare una nuova vita, ma le ristrettezze e lo squallore dei Centri Raccolta Profughi costrinsero molti di loro ad abbandonare mobili, soprammobili ed oggetti di uso quotidiano. Particolarmente impressionanti le cataste di sedie ammucchiate nel Magazzino 18 e nell’allestimento museale realizzato nel limitrofo Magazzino 26, ma passando vicino a una di queste cataste, la nipote dell’esule Eufemia Damiani ha trovato una sedia che aveva il tagliando distintivo che recava proprio il nome di sua nonna! [LS]

 

0 Condivisioni