Mario Gramsci, il fratello scomodo rimosso dalla storia

13.10.2026 – Mercoledì 14 ottobre alle ore 17:00 presso la sede del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (via Duccio di Boninsegna, 21-23 – zona “Pagano” e “Buonarroti” – Metropolitana 1 Rossa) si svolgerà un incontro dedicato ad una storia famigliare drammatica e controversa:

MARIO GRAMSCI

IL FRATELLO SCOMODO CHE LA STORIA HA RIMOSSO

«La vicenda di cui ci occuperemo, è il riflesso di due percorsi umani e politici contrapposti, segnati dalle lacerazioni ideologiche del Novecento e dalla scelta tra fedeltà al fascismo e opposizione al regime, tra compromesso e resistenza, con due fratelli, schierati su fronti ideologici opposti, fino a incarnare due visioni inconciliabili del Paese – anticipa Claudio Giraldi, Presidente dell’ANVGD Milano – Antonio Gramsci fu un dirigente socialista e poi comunista, teorico della lotta di classe e critico del potere fascista. Mario Gramsci, al contrario, aderì al Partito nazionale fascista, svolse attività organizzativa a Ghilarza e a Varese, partecipò alla guerra d’Etiopia e, dopo l’armistizio del 1943, aderì alla Repubblica sociale italiana. La sua traiettoria lo collocò dunque nel campo politico e militare opposto a quello del fratello».

La contrapposizione non era soltanto personale. Da una parte, Antonio rappresentava una concezione della società fondata sul conflitto di classe, sull’organizzazione dei lavoratori e sulla trasformazione socialista dello Stato; dall’altra, Mario credeva nel movimento fascista, basato sul nazionalismo e su un progetto di ordine, autorità e rinnovamento nazionale.

Mario Gramsci – Foto: Wikipedia

Questa contrapposizione rende le loro vicende personali particolarmente significative e per certi versi emblematiche di un modo distorto di rappresentare la storia.

La vicenda di Mario è rimasta a lungo ai margini della memoria pubblica, di contro Antonio è diventato una figura centrale della tradizione comunista e antifascista.

In definitiva, Mario Gramsci è rimasto schiacciato fra due narrazioni contrapposte: da una parte, una memoria antifascista poco incline a valorizzare una figura familiare politicamente scomoda; dall’altra, una memoria neofascista interessata a trasformarlo in un simbolo identitario senza peraltro riuscirci. Recuperarne la storia significa sottrarlo a entrambe le semplificazioni, riconoscendo la sua adesione al fascismo e ricostruendo, attraverso i documenti, le vicende della sua vita.

La lezione storica che si può trarre è che la memoria collettiva non conserva tutto allo stesso modo. Il compito della ricerca non è sostituire una celebrazione con un’altra, ma distinguere i fatti documentati dalle interpretazioni politiche e restituire complessità anche alle figure scomode.

Forse le parole di John M. Cammett (storico e decano degli studi gramsciani negli Stati Uniti) riassumono la ricchezza emotiva della vita di Mario Gramsci: «Si arruolò volontario nella Prima Guerra Mondiale, si arruolò volontario nella guerra d’Etiopia e di nuovo nella Seconda Guerra Mondiale (a 47 anni!). E tra queste catastrofi, fu un volontario entusiasta per l’ideologia che alla fine lo distrusse! Che vita!»

 

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