L’impegno del Vescovo di Trieste e Capodistria Santin per la Zona B

17.11.2025 – Nelle tumultuose settimane che portarono Trieste dall’occupazione nazista alla liberazione grazie all’insurrezione cittadina del 30 aprile 1945 per poi sprofondare nella nuova occupazione jugoslava iniziata il primo maggio e addivenire infine alla liberazione del 12 giugno che lasciò il capoluogo giuliano nella mani di un’amministrazione militare anglo-americana, si stagliò la figura di Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria. La sua opera di mediazione fu decisiva per trattare la resa del presidio tedesco e per salvaguardare il porto cittadino dalla distruzione (cosa che invece i nazisti in ritirata fecero a Fiume) e fu un autorevole interlocutore delle autorità militari di occupazione. Defensor Civitatis è il titolo che meglio definì l’opera del vescovo nato a Rovigno d’Istria nel 1895 e che già nell’anteguerra aveva dimostrato la sua tempra fronteggiando il regime fascista nelle sue politiche discriminatorie contro le minoranze slave della sua diocesi e contestando apertamente le leggi razziali, proclamate da Mussolini proprio in un comizio a Trieste.

Gli anni successivi al conflitto videro ancora Santin farsi baluardo dell’italianità giuliana messa a repentaglio dalle politiche annessioniste della Jugoslavia comunista: il regime di Tito cercò di eliminarlo scatenando un tentativo di linciaggio da parte di alcuni facinorosi quando si recò a Capodistria per impartire le Cresime il 19 giugno 1947 e da allora non potè più recarsi nella Zona B del Territorio Libero di Trieste previsto dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947, anche se continuava a far parte della sua diocesi (distretti di Capodistria e di Buie). Tuttavia quell’area martoriata rimase presente nelle sue omelie e nel suo impegno: il 26 ottobre 1954 celebrò il ritorno dell’Italia nella Zona A del T.L.T., ma denunciò la cessione della Zona B all’amministrazione civile jugoslava e negli anni seguenti fiancheggiò le associazioni degli esuli nelle loro rivendicazioni. Non a caso il Trattato di Osimo che segnò la perdita definitiva della Zona B fu firmato poco dopo che le sue dimissioni per raggiunti limiti d’età presentate come consuetudine al compimento dei 75 anni (nel 1970) furono improvvisamente accettate.

Don Ettore MALNATI è stato in tutto questo periodo il segretario particolare di Monsignor Santin e porterà la sua testimonianza accompagnata da un’accurata ricostruzione storica nella videoconferenza

MONSIGNOR SANTIN E LA PERDITA
DELLA SOVRANITA’ ITALIANA DELLA ZONA B

martedì 18 novembre alle ore 18:00 in diretta sulla piattaforma ZOOM https://us02web.zoom.us/j/88902313792?pwd=YMPss0ez5BaOWHTnv0x8aiEQrwkhTu.1 con la partecipazione del “Gruppo dei Giovani” e successivamente disponibile sul canale YouTube ANVGD Comitato di Milano.

 

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