L’eccidio titino del 5 maggio 1945 a Trieste

20.10.2026 – Mercoledì 21 ottobre alle ore 17:00 presso la sede del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (via Duccio di Boninsegna, 21-23 – zona “Pagano” e “Buonarroti” – Metropolitana 1 Rossa) si svolgerà l’incontro

TRIESTE, 5 MAGGIO 1945: L’ECCIDIO DI VIA IMBRIANI E IL RUOLO DEL CLN

«Parleremo di un grave episodio avvenuto a Trieste il 5 maggio 1945, simbolo delle forti tensioni che caratterizzarono quei giorni – anticipa Claudio Giraldi, Presidente dell’ANVGD Milano – All’incrocio tra corso Italia e via Imbriani, i soldati jugoslavi aprirono il fuoco contro una manifestazione di cittadini che sfilavano con la bandiera italiana. Ci furono diversi morti, tra cui Claudio Burla, Giovanna Drassich e Carlo Murra, e oltre quaranta feriti. L’episodio si inserisce nel tentativo jugoslavo di imporre il proprio controllo su Trieste e sulla Venezia Giulia, in vista della loro annessione alla Jugoslavia comunista, reprimendo le manifestazioni di identità nazionale italiana, evidenziando in tal modo la drammatica precarietà che si manifestava in quei giorni».

Una cerimonia in memoria dei caduti di via Imbriani

Nella primavera del 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Trieste si trovò in effetti in una situazione paradossale, molto diversa da quella degli altri CLN italiani. Dovette infatti affrontare prima le truppe tedesche in ritirata e poi l’arrivo degli jugoslavi. A Trieste, il Partito Comunista Italiano e l’organizzazione sindacale Unità Operaia si erano allontanati dal CLN, schierandosi apertamente con il IX Korpus jugoslavo. Si sviluppò così una doppia insurrezione: i volontari del CLN combattevano in nome dell’Italia, mentre le forze filojugoslave agivano per favorire l’annessione alla Jugoslavia. Il 1° maggio 1945 entrarono in città le truppe jugoslave. Il CLN, anziché essere riconosciuto come alleato nella lotta antifascista, venne considerato un avversario politico. Ai suoi uomini fu ordinato di consegnare le armi. Per evitare uno scontro armato, i dirigenti del CLN decisero di cederle o nasconderle e di ritirarsi.

Durante i quaranta giorni di occupazione jugoslava, molti membri del CLN furono costretti a tornare alla clandestinità per sfuggire agli arresti e alle repressioni dell’OZNA, la polizia segreta jugoslava. Il CLN continuò a denunciare la situazione attraverso appelli radio e messaggi diretti agli Alleati e al governo italiano, segnalando sparatorie, deportazioni e violenze politiche. Si rifiutò inoltre di collaborare con i nuovi comitati popolari istituiti dalle autorità jugoslave. L’azione del CLN fu importante per mantenere viva la questione di Trieste e della Venezia Giulia sul piano internazionale, contribuendo a richiamare l’attenzione degli Alleati sulla situazione della città. Il 12 giugno 1945, le forze jugoslave si ritirarono da Trieste in seguito agli accordi e alle pressioni alleate.

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