08.07.2026 – Il nuovo volume di liriche del poeta Giuseppe Capoluongo fa parte di un progetto educativo del Comune di Pasian di Prato, in provincia di Udine, col finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Si intitola “Memoria e ricordo” e ha coinvolto 61 allievi della terza media locale, oltre a Loredana Giudice, Dirigente scolastica della scuola “Bertoli” e al sindaco Juli Peressini.
«Pagine che raccontano un’epoca travagliata, incerta, complessa – ha scritto Juli Peressini – quasi un’intima confessione che, dopo anni di fermentazione, riesce finalmente a vedere la luce grazie alla sensibilità della penna del signor Giuseppe Capoluongo».
La scolaresca con i propri docenti ha studiato il contesto storico del confine orientale nella seconda guerra mondiale e poi ha effettuato delle visite d’istruzione la Risiera di San Sabba, il Museo della guerra e della pace, oltre alla Foiba di Basovizza e al Magazzino 18. Il progetto pedagogico ha avuto la sua giusta conclusione nell’auditorium con la presentazione del libro di poesie.
«Perché usare la poesia per parlare di storia? – si è chiesto nella quarta di copertina del libro Giorgio Ursig, assessore all’Educazione scolastica del Comune di Pasian di Prato – Perché è una forma d’arte che trasmette ed esprime l’interiorità dello spirito umano, dando voce alle emozioni profonde, ai desideri e alle paure, permettendo al lettore di riconoscersi negli stati d’animo del poeta».
La pubblica presentazione è avvenuta il 22 maggio 2026 a Pasian di Prato, oltre all’autore, erano presenti Bruna Zuccolin, Presidente del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e lo scrittore Mauro Tonino, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD Udine stessa. Proprio la Zuccolin ha scritto nel Saluto di presentazione al libro: «Pino è entrato in punta di piedi in un mondo che la storia voleva cancellare e si è immerso delicatamente in quel mondo, con il vantaggio di chi entra nella storia senza pregiudizi, la guarda, l’assorbe proprio da chi la storia l’ha vissuta sulla propria pelle».

L’Autore, infatti, è nato a Torre del Greco, in provincia di Napoli, e ha sposato Rosalba Meneghini, oriunda istriana. Il libro si intitola: “Millia Maria esule istriana” ed è dedicato alla suocera nata a Rovigno e venuta via da Pola nel 1947. L’apparato poetico è scritto da un estraneo all’esodo giuliano dalmata, che però ha vissuto di riflesso la tragedia delle foibe, della strage di Vergarolla e dei profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia. Ecco alcune parole dalla Postfazione al volume stesso.
Esiste una poetica dell’esodo giuliano dalmata? La risposta positiva è scontata, perché non mancano grandi autori di potenti versi. Tra i tanti, penso a Bepi Nider (Rovigno 1914-1992), morto in esilio, di cui si ricorda la significativa opera “Campane a nembo”, edita nel 1978.
Una figura poetica a cavallo del secondo conflitto mondiale è Mario Mari. Nato a Pola nel 1907, morì esule nel 1992, a Udine, dove ebbe la cattedra di Italiano e Latino nella sezione B del Liceo classico “Jacopo Stellini”. Scrisse poesie e saggi di critica letteraria. Tra le sue numerose composizioni poetiche si ricordano: “Fiorita”, del 1930, fino a “Friuli poetico”, del 1980.
Un poeta quasi sconosciuto è Arrigo Ricotti, artista di Fiume, struggente autore di “Nostalgia”, scritta in esilio nel 1948 e diffusa su fogli dattiloscritti e corretti a penna rossa. Arrigo Ricotti si fece notare sin dal 1897 nel Circolo letterario di Via Sant’Anna di Fiume. Fu pure discreto pittore, qualche sua opera dei primi anni ‘50 si trova in collezioni private di Udine e di Roma.
Vorrei aggiungere la bella raccolta “El ramo scavezzà” di Giuseppe Bugatto Junior (Zara 1924 – Udine 2014), pubblicata a Udine nel 1990 con artistici disegni di Melisenda de Michieli Vitturi.
Molto interessante è l’afflato di Gianclaudio de Angelini (1950-2022), esule da Rovigno d’Istria. Con lui, di appena un anno d’età, la famiglia lasciò l’Istria in treno raggiungendo Trieste e da lì al Centro di smistamento di Udine. Dal Friuli vennero destinati al Campo profughi di Gaeta (LT), nella caserma “Cavour”. Dal 1953 risiedette a Roma nel Villaggio Giuliano. È del 1997 il volumetto “Poesia dell’esodo a due voci”, scritto insieme a Marino Micich, figlio di esuli dalmati, con la prefazione di Amleto Ballarini, che fu recensito sulla rivista letteraria «La Batana» pubblicata dalla Casa editrice degli Italiani di Croazia e Slovenia (EDIT), con sede a Fiume (Rijeka) in Croazia.
È del 2016 il nuovo libro di poesie di Annalisa Vucusa. Il titolo è: “Intrecci di luce. Dialogo tra parole e forma. Opere dell’artista Jolanda Comar”, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura. Annalisa Vucusa, nata a Vimodrone (MI), nel 1949 dal padre di Zara, è stata un’insegnante. Dopo una raccolta di poesie intitolata “Sprazzi di luce”, del 1999, si presentò al pubblico friulano e nazionale col romanzo “Sradicamenti”, nel 2001. Tale volume fu molto apprezzato per gli squarci di famiglia raccolti nella casa di Zara dai nonni e nelle case dell’esodo. Mise subito in luce quello che pare essere il futuro della letteratura dell’esodo. Esaltò, cioè, le figure speciali di dalmati, fiumani e di istriani, come la cantante lirica Maria Sala, apprezzata in Argentina, figlia di costruttori zaratini. Un autore molto presente sui “Social Media”, come nel gruppo “Anvgd Udine” di Facebook, è Bruno Pecchiari, esule di Pola, con i suoi versi fautore del dialogo e della pacificazione sul confine orientale.

La signora Maria era molto guardinga nel riferire del suo esodo da Rovigno. Aveva paura, non fu trattata bene nel luogo d’accoglienza, come accadde a molti istriani. Si pensi che i suoi genitori erano Anna Sciolis, della Manifattura Tabacchi, morta nel 1983 e Domenico Millia, detto Mimi, fabbro a Rovigno, morto nel 1981 a Udine. Furono essi ospitati per una notte al Centro di smistamento profughi di Via Pradamano a Udine nel 1949 e poi li portarono nella cripta del Tempio Ossario a dormir per terra sul marmo gelido. È su tale intreccio di vite vere che si fonda la lirica intera qui presente. Pure Rosalba Meneghini in Capoluongo, figlia di Maria Millia e coniuge dell’Autore, ha potuto contribuire al costrutto dell’opera con i pochi suoi ricordi raccolti dai suo cari di Rovigno. Si accenna infine all’istriano Gianni Millia, fratello di Maria; dopo l’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi e deportato in campo di concentramento in Germania (Archivi di Bad Arolsen), da cui riuscì a salvarsi, ma morì esule nel 1956, a causa delle malattie provocate dalla detenzione.
Il volume si articola in varie parti. La prima sezione, la più preponderante e commovente, è intitolata “Esuli istriani, fiumani e dalmati”, con alcuni originali testi in prosa, con voce narrante variegata ricca di pathos. Ci sono cenni alle uccisioni di italiani nelle foibe perpetrate dai partigiani comunisti titini. Ci sono riferimenti alla strage di Vergarolla, voluta dall’Ozna, il famigerato servizio segreto di Tito. C’è molto da leggere sull’esodo giuliano dalmata dei 350 mila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia. La seconda parte si intitola “La Grande guerra”, rispecchiando il titolo della silloge intera: “Onor di patria”. Qualche composizione finale va a costituire la breve parte conclusiva.
C’è da aggiungere, in conclusione, che finora l’Autore ha prodotto altri libelli, come “Pino parla in versi”, destinati ad un pubblico ristretto della sfera amicale e familiare. Ha egli effettuato varie letture poetiche in circoli culturali, parrocchie e associazioni. Ha partecipato a vari concorsi letterari a Roma, Napoli, Savona, Milano, Modena, Viareggio (LU), Vermiglio (TN) e San Quirino (PN), ottenendo riconoscimenti e soddisfazioni. Si può concludere notando come Pino sia noto a Udine per le sue letture pubbliche in occasione del “Giorno del Ricordo”, essendo socio della locale ANVGD e del Club UNESCO di Udine. Nel 2019 ha pubblicato “Spifferi di versi… Prosa e versi”, Pasian di Prato (UD), L’Orto della Cultura.
Fonte: ANVGD Udine
