26.08.2026 – “Nel rivedere ciò che resta delle baracche ho provato tanta emozione – ha detto Giuseppe Mazzorana, nato in Campo profughi di Laterina nel 1954 – e ricordo le cose di quando si era piccoli, in fondo ai capanni gli istriani tenevano un orto e giardino, c’erano tanti fiori di camomilla con un gran profumo, non ho mai più sentito tutta quella buona fragranza”. Sua mamma Maria, dal 1953, era l’infermiera e l’ostetrica del Campo fino al 1958, quando fu loro assegnata una casa popolare a Scandicci, vicino a Firenze. I Mazzorana erano gli unici fuoriusciti da Tripoli in quel Campo.
“Mia madre, Maria, coi suoi fratelli Angelo, Antonio, Rosa, Vittoria e Lucia, cacciati dalla Libia, erano venuti in Sicilia, a Pachino (SR) – ha spiegato Gabriella Mazzorana, sorella di Giuseppe – dove sono nata io poi, nel 1953, ci hanno trasferito al Centro raccolta profughi di Laterina”. Com’era la vita in quel posto a Laterina? “Sempre col racconto dei familiari, dato che io ero piccina – ha aggiunto la signora Gabriella – posso dire che si stava nella baracca n. 9 e lì c’erano i fili con le coperte stese e fermate dagli acchiappini, per dividere gli spazi da una famiglia all’altra. Noi bambini si giocava e ci si è affezionati a molti istriani, come i Della Bernardina, esuli di Pola, passati prima per il Centro smistamento di Udine. Poi si andò nella baracca n. 8, che non c’è più, con le stanzine per ogni famiglia. Ho fatto la scuola elementare al Crp di Laterina e le mie zie andavano a lavorare a Firenze, così hanno scoperto che c’erano le case per i profughi, allora si fece la domanda e ci assegnarono la casa là”.
Cosa ne pensa dell’ex Campo che ha visitato oggi? “Male, perché non si riconosce nulla – ha concluso Gabriella Mazzorana – ci vorrebbe una baracca della memoria, tipo piccolo museo, o punto d’informazioni, pensi che noi si guardava le partite di calcio con le seggioline attorno ai calciatori che venivano da Montevarchi, non solo da Laterina. Ora qui è tutto diverso”. Dal Crp di Laterina transitarono, infatti, goleador come Rudi Volk e campioni come Alfio Mandich, ambedue nati a Fiume. Dagli anni Settanta l’area del vecchio Campo è un centro artigianale.
La visita all’ex Crp del gruppo familiare dei Mazzorana, una decina di persone, si è svolta il 14 agosto 2026. È stata possibile grazie alla collaborazione di Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi che, in simili occasioni, porta con sé le gigantografie dei profughi e la mappa del Campo. La comitiva del ricordo ha potuto visitare anche i locali del Comune per vedere i vecchi documenti sulla vita del Campo profughi, assieme a Barbara Sestini, assessore all’Istruzione dl Comune di Laterina Pergine Valdarno, che ha dichiarato: “È stata una bella esperienza vedere quei bambini e ragazzi del Campo profughi, ora genitori e nonni, interessarsi alle vicende storiche con tanta attenzione e assieme ai loro familiari”.

Il ricercatore Claudio Ausilio che raccolse, anni fa, importanti documenti presso il Comune di Laterina, la parrocchia e la scuola, ha aggiunto: “Alla visita d’istruzione ha partecipato anche Anthony Mazzorana venuto apposta da Penfield, una città nella contea di Monroe, nello stato di New York, negli USA, con la moglie Lara e i figli Lucas e Carlotta. Siamo molto riconoscenti al Comune di Laterina Pergine Valdarno per l’accoglienza ricevuta e alla disponibilità di Veronica Paperini, dell’Ufficio Demografia e Stato Civile”.
C’erano altri Mazzorana, oltre a Giuseppe e Gabriella? “Certo – ha concluso Ausilio – c’erano le sorelle Mazzorana Renza e Rosetta, oltre a Vania Vermigli, la moglie di Giuseppe. Terminata la visita al Campo siamo stati ospiti nella vicina fattoria del Conte George Boutorline, con sua moglie. Lui, discendente dell’aristocrazia russa emigrata a Firenze nell’Ottocento, è molto sensibile alla storia del Campo profughi. Lì i Mazzorana brevemente hanno raccontato la loro esperienza, ma è stato un bellissimo scambio culturale sentire parlare in inglese americano i conti Boutorline con la famiglia di Antony Mazzorana”.
Le fasi del Campo di Laterina
Alcuni giorni fa Guido Giacometti, coordinatore dell’ANVGD per la Toscana, si chiedeva quali fossero le nazioni coinvolte nella vita del Campo di Laterina. Gli storici ci dicono che il Regio Esercito costituì il Campo n. 82 (PG 82) nel 1941 vicino all’Arno per i soldati britannici, sudafricani e canadesi catturati in Africa e in Grecia. Poi fu centro di detenzione dei Tedeschi, che imprigionarono gli alleati (britannici e USA). Nel 1945 gli alleati, a loro volta, rinchiusero i Tedeschi e i soldati della RSI, tra i quali – secondo le ricerche dello stesso Giacometti – spicca il nome di Gianfranco Chiti che, riabilitato, finì la carriera militare come generale e vestì il saio, divenendo padre Gianfranco Maria da Gignese, proclamato venerabile da papa Francesco il 24 gennaio 2024. Dal 1946 il Campo accolse gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, alcuni dei quali emigrarono in Australia, Brasile, USA, Francia e Canada. Negli ultimi anni di attività e fino al 1963, quando chiuse i battenti, il Campo ospitò anche i fuoriusciti italiani dalla Romania, Libia, Tunisia ed Eritrea, divenendo quindi un sito storico d’interesse veramente internazionale.

Il progetto Footsteps
In tema di memoria storica si ricorda che dal 31 luglio scorso il Comune di Laterina Pergine Valdarno fa parte di “Footsteps” (Passi), un innovativo progetto culturale e storico che ha per capofila l’Unione dei Comuni Montani del Casentino, provincia di Arezzo. L’iniziativa ha ricevuto un illustre riconoscimento internazionale, risultando vincitrice di un bando europeo orientato alla memoria storica e al dialogo tra i popoli in una dimensione di pace.
Al centro del progetto Footsteps c’è la storia di Solomon Saltiel, un soldato greco di fede ebraica che fu imprigionato proprio nel campo di Laterina nei primi anni ‘40, riuscendo a sfuggire ai nazisti grazie alla propria iniziativa e al pronto aiuto della gente aretina.
“Essere partner nel progetto ‘Footsteps’ è per noi un dovere morale e un grande orgoglio – ha detto alla stampa Jacopo Tassini, sindaco di Laterina Pergine Valdarno – La vicenda di Solomon Saltiel ci mostra che anche nei momenti più bui della storia la solidarietà può prevalere sull’orrore bellico. Questo progetto ci impone di non dimenticare e di continuare a trasmettere i valori della pace alle giovani generazioni, valorizzando i luoghi storici del nostro Comune”.
“Come presidente dell’ANVGD di Udine, che ha avuto vari contatti culturali con il Comune di Laterina Pergine Valdarno riguardo alla storia del Campo profughi – ha dichiarato Bruna Zuccolin – plaudo alle attività del progetto Footsteps per valorizzare, nel quadro della cultura della pace, l’incredibile caso di Solomon Saltiel, militare greco di origine ebraica, che fu incarcerato nel campo di Laterina e che riuscì a sottrarsi ai tedeschi grazie al proprio coraggio e al grande apporto della gente del Casentino, che lui ritornò a ringraziare negli anni ’80. È una storia di grande umanità da non dimenticare, come quella dell’esodo giuliano dalmata”.
Fonte: ANVGD Udine
