Cinema e storia: le foibe e l’esodo giuliano-dalmata

09.09.2026 – Tra gli eventi della rassegna Il cinema della frontiera adriatica alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia in collaborazione con Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata, CINIT – Cineforum Italiano, Isola Edipo, Regione Veneto, Comune di Venezia, Biennale di Venezia e Centro Sperimentale di Cinematografia nell’ambito dell’83a Mostra internazionale d’arte cinematografica, si è svolto anche un corso di aggiornamento per insegnanti veneti su Cinema e storia: le foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

L’iniziativa è stata realizzata insieme all’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, rappresentato da Sandra  Costa, la quale ha apprezzato gli sviluppi del protocollo di collaborazione sottoscritto con l’ANVGD, che consente di lavorare sulla formazione dei docenti anche nella cornice di un evento prestigioso come la Mostra del Cinema. Di diffusione della cultura cinematografica nella scuola ha invece parlato Giuseppe Ministeri, presentando il progetto CIPS (Cinema e Immagini Per la Scuola).

Italia Giacca, coordinatrice regionale dell’ANVGD per il Veneto, ha ringraziato come esule istriana gli insegnanti intervenuti numerosi a questo appuntamento «perchè avete recepito che queste sono pagine di storia italiana e ci aiutate a farle conoscere, soprattutto tra le nuove generazioni».

Il seminario si è aperto con un dialogo tra Alessandro Cuk (critico cinematografico e vicepresidente nazionale ANVGD), l’attrice Selene Gandini ed il produttore Alessandro Centenaro di Venice Film, i quali si sono soffermati su Red land – Rosso Istria, il film che nel 2018 portò sul grande schermo la storia di Norma Cossetto, il  simbolo delle stragi nelle foibe. Gandini, che ha interpretato proprio la studentessa istriana, ha raccontato le emozioni e le preoccupazioni con cui ha portato sul grande schermo la storia di una ragazza barbaramente uccisa, mentre Centenaro ha raccontato alcuni retroscena delle riprese ed i lusinghieri riscontri avuti nelle sale cinematografiche dalla pellicola, oggi disponibile su Rai Play.

Proprio alle foibe era dedicata la relazione tenuta da Lorenzo Salimbeni, giornalista pubblicista e ricercatore storico freelance, il quale ha distinto le due fasi in cui queste stragi avvennero (all’indomani dell’8 settembre 1943 e a guerra terminata nella primavera del 1945), rappresentando un’epurazione politica compiuta dai partigiani comunisti jugoslavi al fine di eliminare non solo i fascisti ma  anche tutti gli oppositori del progetto annessionista di Tito nei confronti di Trieste, Gorizia, Istria, Fiume e Zara. Ulteriori violenze si consumarono sia fra queste due fasi (le “foibe azzurre” a Zara) sia successivamente (l’eliminazione del CLN dell’Istria, la strage di Vergarolla ed il martirio di don Francesco Bonifacio).

Questo clima di terrore ha contribuito all’esodo di oltre 300.000 italiani autoctoni dell’Adriatico orientale, i quali, in base a quanto previsto dal Trattato di Pace, poterono “optare” per la cittadinanza italiana, affrontando così le incertezze del trasferimento in Italia, passando nella maggior parte dei casi attraverso l’avvilente esperienza dei Centri Raccolta Profughi, oltre 130 in tutta Italia. Di questo ha parlato la professoressa Donatella Schürzel (PhD Europaeus in Storia dell’Europa e vicepresidente nazionale dell’ANVGD), la quale ha sottolineato che «nonostante le terribili condizioni nei CRP, pochi cedettero alla disperazione o si abbandonarono all’alcolismo: la maggior parte degli esuli reagì e si costruì una nuova vita».

 

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