Anna Maria, figlia di un esule istriano e cittadina del mondo

Ecco un Saggio del Ricordo. Col passare del tempo gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia stanno scomparendo tra il dolore dei loro discendenti. Per certi autori è un mero aspetto demografico. Talvolta è successo perfino di commentare la morte di un figlio d’esuli; insomma un “cucciolo dell’esodo”. È questo il caso della dipartita di Anna Maria Bazzara, venuta a mancare il 26 giugno 2021 a Finale Emilia (MO). Era figlia del pompiere Giuseppe Bazzara, che nel mese di ottobre 1943 è nella foiba di Vines, in Istria, col suo comandante Arnaldo Harzarich a esumare salme di italiani, massacrati dai titini. Poi il Bazzara è profugo a Trieste, Udine, al Centro raccolta profughi di Laterina, a Roma, a Pozzuoli, Bagnoli di Napoli, a Trani, a Engerhafe-Aurich (Germania), per imbarcarsi a Bremerhaven per l’Australia. Anche il fiumano Aldo Nazarko ha raccontato in Facebook la storia di esodo e emigrazione della sua famiglia: “Ai 3 de agosto 1951 semo ariva’ al porto de Halifax, Canada, partidi da Bremerhaven el 24 de luglio”.

La madre di Anna Maria Bazzara era Annita Salucci, una laterinese, andando a segnare una rarità nell’integrazione sociale dei profughi, perché è il caso di una aretina sposa ad un esule istriano (Giuseppe Bazzara). Di solito erano le istriane, fiumane o dalmate a sposare un giovane toscano. Annita con due “n”, come la pronipote di Garibaldi.

È un privilegio e un onore ricordare certe persone, soprattutto quando dietro c’è la fine penna (o un elegante testo diteggiato alla tastiera del computer) di un’apprezzata scrittrice. Ecco l’articolo di Marina Salucci, affezionata cugina di Anna Maria Bazzara. (a cura di Elio Varutti)

Anna Maria Bazzara nacque in Australia, a Melbourne, nel 1956. Questo suo primo dato anagrafico è il frutto delle peripezie dei suoi genitori.

Il padre, Giuseppe Bazzara, era un istriano di Parenzo, che dopo drammatiche vicende approdò nel campo profughi di Laterina, in provincia di Arezzo. Lì viveva Annita Salucci, di avi toscani fin dalla notte dei tempi. I due si conobbero, si innamorarono e si sposarono nel 1949. Allora gli istriani erano avversati da tutte le fazioni politiche e anche dalla gente comune. Giuseppe, detto Pino, voleva lasciarsi alle spalle tutto quel dolore. La coppia cominciò un esodo lungo e rischioso. La destinazione era l’Australia.

Lì si accasarono e trovarono lavoro. La figlia Anna mosse i primi passi in quel continente vivo, dove si mescolavano varie culture. Pino era un bravo elettricista e non faticò a trovare lavoro, e lo trovò anche Annita, indomita toscana. Che però aveva nostalgia dell’Italia e degli affetti, e questo le impediva di pensarsi australiana per sempre.

E così un giorno Annita si imbarcò con la figlia, per andare a rivedere i genitori. Era il 1960. Un lungo viaggio, che rimase nella memoria di Anna. Tanta gente diversa, che la coccolava e le faceva regali, storie variegate, e l’oceano smisurato con la sua spuma… Quando furono in acque internazionali l’indomita Annita scrisse al marito che non sarebbe più tornata indietro. E faceva sul serio. Pino cedette, e dopo un anno vendette tutto e arrivò a Laterina.

Lì Anna si trovava molto bene. C’erano i nonni affettuosi, la popolazione accogliente e burlona, i boschi, l’Arno limpido, le tradizioni. E le radici vive, custodite come una fiamma. Tutto questo le si impresse dentro. E fu un amore per tutta la vita. Fu lì che ci conoscemmo. Eravamo cugine, e quando ci vedemmo diventammo subito amiche. Negli anni ’60 Laterina era un paese florido, pieno di vita e di solidarietà. Potevamo giocare libere, conoscere coetanei, scorrazzare con loro in libertà.

La casa di nonno Bucci (Giuseppe Salucci) e della nonna Mercedes Boschi era grande e accogliente, come i suoi proprietari. Anna era intelligente, sensibile e determinata. Imparò presto a parlare l’italiano, e l’Australia sfumò nel ricordo. Che belle le estati toscane, con la nonna Mercedes che, grande affabulatrice, raccontava storie di spettri che vagavano nel parco Guinigi, quelle che piacciono tanto ai bambini, anche se hanno paura. Ormai Anna si sentiva toscana, ma ci fu ancora un altro esodo. La famiglia si trasferì a Genova, dove i laterinesi che già vivevano lì avevano trovato un lavoro per Pino e una bella casa da comprare.

L’accoglienza affettuosa di Batte (Oberdan Salucci, mio nonno) e di sua moglie Eva Pasqualini, conquistò Anna, che ormai era una cittadina del mondo. Abitavamo molto vicino, e diventammo inseparabili. Era sempre curiosa di capire e di conoscere, aveva gli occhi vivi come la mente, e cresceva con un’innata capacità di ascoltare, di entrare in empatia con gli altri e di sostenerli. Possedeva una rara forza interiore. Condividemmo la fanciullezza e l’adolescenza, appassionandoci alle proteste giovanili, alla psicologia, alla letteratura, allo studio delle religioni e a tutto quello che era conoscenza. Anna scelse il Liceo Classico e il suo percorso scolastico fu eccellente.

Pino e Annita diventarono molto amici dei miei genitori, per cui passavamo insieme anche le vacanze. Scoprivamo il mondo, scoprendo noi stesse. Crescevamo. In una vacanza all’isola d’Elba, Anna conobbe Maurizio Boetti, un emiliano di Finale Emilia. Diventò l’uomo della sua vita. Era davvero una persona speciale, se c’è bisogno di dirlo. Ed ecco, Anna fece ancora i bagagli e sposò Maurizio. Altro tessuto sociale, altro modo di vivere, altro clima. Ma lei si integrò benissimo nel nuovo ambiente, dove fu molto stimata. Fece un concorso in Comune e lo vinse. Iniziava un’altra avventura.

Il marito era un uomo impegnato politicamente. Lottò molto contro le discariche inquinanti, per la tutela dell’ambiente e della salute, nonché contro tutte le ingiustizie. Entrambi condividevano l’ideale (l’utopia?) di un mondo migliore. Anna si prodigò per iniziative che cercavano di educare i bambini alla solidarietà e al rispetto del prossimo, quali la Fiera Primavera, momento di socializzazione, condivisione e festa. Per fare questo andava a parlare direttamente nelle scuole. Con i bambini ci sapeva fare davvero!

E un bambino lo avrebbero desiderato, Anna e Maurizio, ma non arrivava. E allora, con il coraggio e l’apertura che li accomunava, scelsero di andare in Ecuador, per un’adozione. E il giorno che il loro aereo atterrò, era appena nata una bellissima bambina. Si sarebbe chiamata Myriam Isabel Boetti. Anna mi disse: – Quando l’ho vista ho capito subito che era mia figlia! E davvero fu così. Le pratiche durarono sei mesi, ma poi riuscirono a tornare a Finale con la piccola Myriam. Che fece impazzire di gioia nonno Pino e nonna Annita.

Era una bellissima famiglia, cosmopolita ed interculturale, che amava il proprio paese e anche il viaggio. Anna apprezzò in particolare la Tailandia, dove fece numerosi soggiorni. La cultura e la mentalità orientale l’affascinavano molto. Ma ad un certo punto arrivò la malattia. Infida, tentacolare. Proliferò, aiutata dalle cure sbagliate e dalle diagnosi tardive. Fibromialgia. Quando lo capirono Anna era già stata attaccata da altre patologie. Era provata, il dolore la tormentava, ma reagiva con determinazione e lottava com’era nella sua indole.

Avevamo ripreso ad incontrarci a Laterina, finalmente. C’era tanto desiderio di stare insieme, di ritrovare affetti e radici, qualcosa di solido nel vento della vita. L’estate scorsa venne anche Annita, e fu accolta da Massimo Gragnoli, storico appassionato, che le diede il benvenuto a nome del paese. E tutti ci coccolarono molto!

Ma intanto la malattia aveva avanzato, con altri problemi gravi. Aveva attaccato anche Maurizio, che fu stroncato in poco tempo da un tumore. Anna lo accudì facendo appello a tutta la sua forza. Una prova davvero dura. Reagì ancora. Aveva bisogno di un pensiero felice, e lo trovò. Decise di cercare una casetta a Laterina. Durante l’incalzare della malattia diventò la sua isola che non c’è. Avrebbe dovuto tornarci quest’estate [2021]. La casa era stata trovata e facevamo progetti insieme.

Fra un progetto e l’altro insistevano i ricoveri continui. La sentii al telefono il giorno prima dell’ultima operazione. La voce era tonica, e pensava al futuro. Ce l’avrebbe fatta, questo dicemmo. E invece se ne andò, per complicanze post operatorie. Lasciandoci tutti attoniti. Pensavamo che ce l’avrebbe fatta ancora una volta.

È profonda la mancanza di lei. Lei che non perse l’amore per la vita, l’ottimismo, il coraggio. Non imprecò alla sorte e non cadde mai nel dramma. Andò avanti guardando l’orizzonte come una vela fiera, indossando sempre un sorriso. È questa la sua eredità preziosa. Un dono che conserveremo.

                                                              Marina Salucci

Collezioni private – Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo, Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, ms. – Famiglia Bazzara-Salucci, esule da Parenzo a Finale Emilia (MO), fotografie, passaporti provvisori, necrologi, lettere, ms e stampati. – Marina Salucci, Genova, fotografia e testo in WORD.

Riferimenti bibliografici e del web sul Crp di Laterina

Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000.

Giuliana Pesca – Serena Domenici – Giovanni Ruggiero, Tracce d’esilio. Il C.R.P. di Laterina 1948-1963. Tra esuli istriano-giuliano-dalmati, rimpatriati e profuganze d’Africa, Città di Castello (PG), Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”, Edizioni NuovaPrhomos, 2021.

Scuola elementare, classe quinta, Comune di Laterina, La bambola di porcellana. Testimonianze e documenti sulla seconda guerra mondiale relativi al territorio di Laterina, 2001?.

E. Varutti, Vines. Mio marito con Harzarich in foiba a tirar su italiani uccisi dai titini, on line dal giorno 8 ottobre 2020 su  http://evarutti.wixsite.com

E. Varutti, La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Firenze, Aska, in fase di pubblicazione.

Autrice principale: Marina Salucci, di Genova. Altri testi di Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Attività di ricerca sul territorio: Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo. Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: Marina Salucci, Claudio Ausilio e Stefano Meroi. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull’esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie della collezione di Marina Salucci, della collezione famiglia Bazzara-Salucci e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30.  Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.    e-mail:  anvgd.udine@gmail.com

Fonte: Varutti e Esuli giuliani, Udine. Storie di Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli e dintorni – 10/08/2021

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