30 ottobre 1918, quando Trieste e Fiume rivendicarono la propria italianità

30.10.2026 – Il crollo del fronte di Salonicco e la risalita delle truppe dell’Intesa dalla Grecia e dall’Albania con la liberazione dei territori occupati in Montenegro e Serbia. La resa della Bulgaria a indebolire ulteriormente il fronte meridionale. L’appello dell’Imperatore Carlo d’Asburgo per una riorganizzazione federale dell’obsoleta compagine imperiale interpretato come un consenso alle pulsioni separatiste ed indipendentiste da parte delle diverse componenti nazionali. Il successo italiano a Vittorio Veneto.

A fine ottobre 1918 l’implosione dell’Impero austro-ungarico era ormai inarrestabile e anche i sudditi italiani stavano preparando la loro riscossa. In una delle ultime sedute del parlamento di Budapest il deputato fiumano Andrea Ossoinack si era appellato al principio di autodeterminazione dei popoli, uno dei 14 punti indicati dal Presidente degli Stati Uniti d’America Woodrow Wilson per organizzare le relazioni internazionali ed i nuovi confini nel dopoguerra. Quello che era stato un corpus separatum della metà ungherese della duplice monarchia, con ampie autonomie ed il riconoscimento della propria peculiare italianità, già aveva visto sfumare quello che era stato il periodo dell’idillio magiaro sotto l’incalzare degli opposti nazionalismi. Il 30 ottobre il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume emanò il proclama con cui si chiedeva l’annessione al Regno d’Italia, anticipando le rivendicazioni della minoranza croata della città che guardava con interesse non tanto all’effimero Stato degli Sloveni, Croati e Serbi, che si proponeva di raccogliere i sudditi slavi del sud degli Asburgo, bensì al ricostituirsi del Regno di Serbia come motore del movimento jugoslavista per addivenire ad un nuovo Stato che avrebbe voluto Fiume e Trieste come suoi sbocchi al mare più importanti. Partirono invece via mare alla volta di Venezia gli “argonauti del Carnaro” per chiedere alla flotta italiana di prendere quanto prima il controllo del porto liburnico.

Nella stessa data si vivevano ore concitate pure nell’altro porto principale dell’Impero asburgico appunto. Trieste, che era stata definita Urbs fidelissima per aver seguito con distacco le temperie del 1848 e della Prima guerra d’indipendenza, confermava di essere diventata una fucina di italiani. Alla vigilia dell’entrata dell’Italia in guerra contro l’Austria-Ungheria i punti di riferimento dell’italianità cittadina erano stati devastati o dati alle fiamme: dalla sede della Lega Nazionale alle palestre della Società Ginnastica Triestina passando per la redazione del quotidiano Il Piccolo. Il Sindaco liberalnazionale Alfonso Valerio venne internato assieme ad altri rappresentanti di una classe dirigente italiana che aveva tuttavia dimostrato un certo lealismo, difendendo nei consessi elettivi le proprie specificità nazionali. La ben più vivace gioventù irredentista era esfiltrata in Italia già nell’estate del 1914, per non venire arruolata nell’imperialregio esercito ed aspettando che anche l’Italia entrasse nel conflitto per compiere quella che interventisti e patrioti identificavano come la IV Guerra d’indipendenza necessaria per completare l’unificazione nazionale. Quel 30 ottobre tuttavia i triestini di nazionalità italiana presero in mano la situazione, organizzando un corteo patriottico che andò ingrossandosi sotto gli occhi delle autorità asburgiche e organizzando un Comitato di Salute Pubblica in cui coinvolsero pure socialisti e sloveni per gestire l’ordine e garantire l’incolumità dei concittadini nel delicato momento del collasso dell’Austria.

Il 3 novembre giunsero a Trieste e a Fiume le navi da guerra italiane con i primi contingenti di truppe a bordo. Per il capoluogo giuliano il congiungimento con l’Italia era finalmente compiuto, anche se stavano per cominciare 3 anni di Governatorato Militare in attesa della definitiva sanzione diplomatica dell’annessione. Sulle rive del Carnaro il percorso sarebbe stato più complicato e si risolse appena nel 1924, dopo il periodo di occupazione interalleata, l’impresa dannunziana, la Reggenza Italiana del Carnaro e lo Stato Libero di Fiume.

Lorenzo Salimbeni

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