Giuseppe Librio, giovane martire dell’italianità di Fiume

16.10.2026 – Autunno del 1945. In una Fiume occupata brutalmente e sistematicamente dalle truppe comuniste jugoslave di Tito, molti scelsero l’esodo, soprattutto verso l’ Italia, pur di non piegarsi al dominio comunista alcuni di adattarsi e vivere sotto gli occupatori e ci fu anche chi cercò di ribellarsi sfidando apertamente l’arroganza dei “titini”.

Tra questi spicca Giuseppe Librio, un ragazzo che sacrificò la sua giovane vita in un atto d’amore verso la Patria ormai perduta. Il 16 ottobre 1945 per testimoniare il dolore dei cittadini italiani per il protrarsi dell’occupazione, il giovane fiumano decise di ammainare e togliere l’odiata bandiera con la stella rossa che sventolava da un pennone di Piazza Dante, bandiera simbolo di una conquista dolorosa.

Il coraggioso gesto non passò inosservato e costò la vita al giovane, il quale fu oggetto di diversi colpi di pistola da parte delle truppe titine, poi fu gettato esanime tra le rovine del molo di Stocco. Il suo cadavere fu ritrovato il giorno dopo.

Un sacrificio per la patria, un gesto d’amore che rimane a imperituro memento per chi ancora crede nella Patria.

Come scriveva Cicerone nelle “Filippiche”:

Vita enim mortuorum in memoria est posita vivorum
La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi!

Roberto Biffis
Presidente del Comitato provinciale di Treviso dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 

I partigiani jugoslavi entrano a Fiume
Foto: Archivio Museo Storico di Fiume – Società di Studi Fiumani [Roma]

 

 

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