07 mag – Codarin: ”Quel vuoto colpevole”

Intervento di Renzo Codarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati.

Nelle scorse settimane alcuni interventi sulla stampa locale hanno inteso attribuire alla legge del Ricordo dell’esodo istriano, fiumano e dalmata una parte significativa di responsabilità nella perdurante rimozione dell’opinione pubblica italiana e delle sue istituzioni del pezzo di storia che riguarda la politica di violenta e sistematica repressione attuata dal nazionalismo italiano e del fascismo nei confronti della popolazione slovena e croata che i Trattati avevano incluso nel regno d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale.
Non sono intervenuto subito perché sono temi che a mio avviso vanno sottratti al clima polemico della campagna elettorale. Ora considero doveroso e giusto intervenire a riguardo.
La legge del Ricordo è stata approvata recentemente, nel 2004, dalla stragrande maggioranza del Parlamento della Repubblica. Meriterebbe pubblicare i testi degli interventi che vi furono pronunciati a dimostrazione dell’unità maturata a riguardo nel nostro Paese. Nella maggioranza dei casi mostrano, infatti, una esplicita consapevolezza, che la storia del confine orientale va compresa in tutte le sue parti e complessità, come recita il primo articolo della legge stessa.
La legge del Ricordo ha inteso colmare, in ritardo, un vuoto, il vuoto di una pagina di un libro di storia che va letto nella sua interezza. Vuoto colpevole, che salvava le coscienze e toglieva responsabilità, come Biagio Marin ebbe modo di sottolineare già negli anni in cui avveniva la dissoluzione della Venezia Giulia. Per decenni solo le disperse comunità degli esuli conservarono la memoria di quelle sofferenze e di una civiltà nobile, alta, quella degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, che è parte costitutiva della fisionomia dell’Adriatico. Una civiltà antica del mare, della vite e dell’ulivo che il fascismo deformò e che il comunismo e il nazionalismo jugoslavo vollero svuotare di uomini, di memoria, ma anche di segni di un’antica presenza. I fatti e gli elenchi di tutto ciò sono sotto gli occhi di tutti. Ancora ieri a Pola è stato proibito al coro degli italiani di cantare nella propria lingua.
Grazie alla giornata del Ricordo i tratti di quella civiltà sono stati riportati alla memoria degli italiani e le numerose cerimonie, iniziative, pubblicazioni, testimonianze di gente che aveva ripreso la parola lo attestano. E’ un capitolo della nostra storia nazionale che appartiene a tutti gli italiani.
Questo non è contro qualcuno, anzi. Io sono il primo a dire che tutte le pagine devono essere restituite alla memoria di noi europei di queste terre. Ed è giusto e doveroso che ciascuno si assuma le responsabilità di quello che ha fatto e delle distruzioni che sono state qui prodotte. E giusto e doveroso condannare la dissennata politica del nazionalismo italiano e del fascismo ed è giusto e doveroso far conoscere agli italiani quello che qui il fascismo ha prodotto, in termini di sofferenza, di negazione di identità, di cancellazione di lingua e di storia, di snazionalizzazione. Così è altrettanto giusto e doveroso che si sappia quello che il regime comunista e il nazionalismo jugoslavo hanno qui generato per alterare radicalmente la composizione demografica e culturale dei territori che vanno dall’Istria, a Fiume e alla Dalmazia, smantellando con un’opera di decenni una cultura che ha caratterizzato da sempre una parte consistente del profilo di queste contrade.
E’ giusto farlo nella sua interezza e senza nessuno sconto per nessuno e sono convinto che oggi siamo in grado di farlo e di capire a pieno che nessuna cultura, nessun popolo è un intruso, in questo territorio etnicamente complesso che va dalle valli del Natisone alla coste dalmate.

Renzo Codarin
Presidente della Federazione delle Associazioni
degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati

 

fonte www.arcipelagoadriatico.it