“Vergarolla. La strage italiana dimenticata”, un’opera di teatro civile

25.07.2026 – «Come fai a non scappare quando ritornano? Come fai a restare lì, a rischiare per te e per tuoi cari quando sai che è sotto di loro che dovrai vivere? Ma forse lo sanno. Forse è proprio quello che vogliono. Metterti paura, farti andare via, trasformare casa tua in casa loro». Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Il Rossetti nonchè nella veste di attore e regista, ha portato sul palco del Mittelfest 2026 a Cividale del Friuli (UD) una pagina di storia della frontiera adriatica che finalmente sta diventando di dominio pubblico: la strage di Vergarolla.

Ricorrendo l’80° anniversario della carneficina con oltre 100 morti e decine di feriti, avvenuta domenica 18 agosto 1946, il progetto “Vergarolla, una strage italiana dimenticata”, ideato e realizzato dall’Università Popolare di Trieste insieme al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Il Rossetti, si è classificato tra i primi tre degli oltre 350 presentati nell’ambito dei Progetti Speciali MIC (per l’anno 2026). Sul palco della XXXV edizione della kermesse friulana, Valerio ha portato in scena uno studio del lavoro teatrale che rientra in un più ampio prospetto di eventi che verranno realizzati anche con la collaborazione di FederEsuli e dell’Associazione Italiani di Pola e dell’Istria – Libero Comune di Pola in Esilio.

Il testo dell’opera di teatro civile è a cura del Prof. Davide Rossi (Università degli Studi di Trieste) con i contributi di Paolo Valerio stesso, Lucia Bellaspiga (giornalista e Presidente AIPI-LCPE) e Rossana Valier, con la consulenza storica di Lorenzo Salimbeni, la preziosa collaborazione dell’esule istriana Anna Maria Crasti ed il supporto di Piero Delbello (Direttore dell’IRCI) e Laura Pellaschiar.

La lettura scenica di Valerio, con l’assistenza alla regia di Giulia Bonghi, è accompagnata dal pianoforte di Sabrina Reale, dal violino di Luca Reale e dalle tavole del fumettista Marco Trecalli animate da Alessandro Papa, andando così a creare una avvolgente dimensione rievocativa che ha portato il pubblico sulla spiaggia di Pola nel bel mezzo dello svolgimento della Coppa Scarioni.

Si trattava di una manifestazione natatoria dopo la quale la Società Nautica Pietas Julia, organizzatrice della giornata, avrebbe celebrato con un veglione i suoi 60 anni. Fondata nel 1886 in piena dominazione austro-ungarica e richiamando nella sua denominazione l’antico nome romano di Pola, la Pietas Julia organizzando la Coppa Scarioni, gara amatoriale che si svolgeva in tutta Italia, voleva ribadire l’appartenenza della città dell’Arena alla neonata Repubblica italiana, anche se il 2 giugno 1946 i polesani non avevano potuto partecipare al referendum istituzionale.

Certo, la città era sotto amministrazione militare angloamericana così come Trieste e Gorizia, era un enclave nel resto dell’Istria sotto amministrazione militare jugoslava, ma fino alla definizione del nuovo confine da parte della Conferenza di Pace tutta la Venezia Giulia apparteneva ancora all’Italia. A Vergarolla si svolgeva una manifestazione di italianità quindi, era una domenica in cui centinaia di polesani trascorrevano una giornata al mare con i propri figli, in un’atmosfera festosa e serena che riemerge nella narrazione scenica di Valerio fino all’improvvisa terrificante esplosione del deposito di mine disinnescate che da un anno erano accatastate in fondo alla spiaggia.

L’atmosfera cambia completamente, si sprofonda nella tragedia, il violino ricrea lo stridore dei gabbiani impazziti che si avventano sui brandelli di carne delle vittime smembrate dalla violenza dell’esplosione. Emerge quindi la figura eroica del dottor Geppino Micheletti, il quale continua a curare i feriti che giungono al nosocomio cittadino, pur sapendo che tra i morti ci sono il fratello, la cognata e i suoi figli Carlo e Renzo.

Scende il gelo in sala allorchè viene riproposta l’intervista radiofonica con cui negli anni Novanta Jolanda Nardin Micheletti ricordò come trovò il corpicino del figlio Carlo tra le salme trasportate all’ospedale Santorio Santorio, mentre del fratello fu rinvenuta solamente una scarpetta. Carlo Micheletti, come Carlo Michelstaedter, il poeta e promettente filosofo cugino del dottor Geppino morto suicida nel 1910.

Perfino la lettura dei nomi delle 64 vittime identificate della strage(altre 50 circa erano state talmente smembrate da risultare irriconoscibili) e della loro età trasmette emozioni: è qui che ci si rende conto di quanti bambini siano stati uccisi, di come Vergarolla sia stata non solo la prima strage nella storia dell’Italia repubblicana e quella con più vittime, ma anche una nuova strage degli innocenti. Le indagini però non individuarono il novello Erode, stabilirono con certezza soltanto che l’esplosione era stata provocata da qualcuno abile a maneggiare esplosivi.

In una Pola già traumatizzata dai Quaranta giorni di occupazione jugoslava nella primavera 1945 con centinaia di persone sparite nel nulla e preoccupata dalle voci in merito al confine che andava prospettandosi con l’annessione alla Jugoslavia comunista, Vergarolla rappresentò l’elemento decisivo per l’esodo che avrebbe svuotato la città. Una strage impunita che sfociò in un urbicidio. Una strage dimenticata che una narrazione sensibile ed attenta alla storia porterà nei prossimi mesi sui palcoscenici di Pola, di Fiume e del Teatro Rossetti di Trieste, ove è già in programmazione in concomitanza con il Giorno del Ricordo 2027. Questa prima tappa si è intanto conclusa con la standing ovation del pubblico, la commozione degli esuli e dei loro discendenti presenti in sala e le emozioni suscitate tra quanti, sempre più numerosi, stanno scoprendo queste pagine di storia. [LS]

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