Una piccola storia nel grande esodo da Fiume

10.05.2026 – “Ha lasciato il suo paese perché la sua casa è stata perquisita dai comunisti e non ha idea di cosa stessero cercando”. (“He left his country because his house has been searched by Communists and he has no idea what they were looking for”).

Così risulta dalle dichiarazioni di Giuseppe Bacich, portalettere di Fiume, al funzionario dell’Ufficio per l’emigrazione gestito dagli alleati, che dattilografò il testo. Ecco le altre sue parole: “Tutti i guai erano iniziati quando si era rifiutato di iscriversi al Partito e di partecipare alle attività domenicali perché non aveva i soldi per farlo. I comunisti cercavano pretesti per perseguitarlo e lui andò in Italia”. (“The whole trouble had started when he had refused to enter in the Party and to work in the Sunday-work because he didn’t any money for it. The Communists looked for grounds to trouble him and he went to Italy”.)

L’intervistatore è Gartner Slim, dell’International Refugee Organization (IRO), che era l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati, sorta per organizzare le partenze delle navi di emigranti verso le Americhe e l’Oceania. La presente ricerca si basa sui rari documenti inediti nell’Archivio di Bad Arolsen (Germania), da poco disponibili nel web. La pratica d’emigrazione per l’Australia, di Giuseppe Bacich all’Ufficio IRO di Milano è del 26 ottobre 1949. Il richiedente si avvalse dell’assistenza del “Comitato Profughi Giuliani”.

Era nato il 4 febbraio 1905 a Fiume Giuseppe Bacich, sotto l’Austria Ungheria, da Giuseppe e da Maria Karlovich, di lingua croata. Per gli impiegati dell’IRO Fiume, nel 1905, è “Yug.”. Aveva un’istruzione da scuola secondaria. Sua moglie si chiamava Nerina Pikovich, nata a Fiume il 16 aprile 1911. Dal matrimonio nacquero a Fiume italiana tre figli: Elio (2.2.1937), Giuliana (2.5.1941) e Bianca (3.1.1946).

L’esodo dei Bacich avvenne nel 1946, “entrando legalmente a Trieste” col trasferimento del postino a Torino e andando ad abitare in via Matteo Pescatore al civico numero 15, quando si ricompose la famiglia. Già, perché la moglie del postino, Nerina Pikovich, figlia di Giovanni e di Amalia Freitag, dopo l’esodo, fu destinata al Campo profughi di Marina di Massa (MS), dal mese di luglio 1947 a febbraio 1948, come è scritto nella documentazione dell’Archivio di Arolsen. A Torino i coniugi Bacich firmarono l’opzione per l’Italia il 4 giugno 1948, come dalla dichiarazione del Comune di Torino. Il 25 ottobre 1949 le domande non erano ancora “regolarmente approvate dall’autorità jugoslava”.

Alla fin fine i responsabili dell’IRO dichiararono Bacich Giuseppe “non idoneo” (“ineligible”) all’emigrazione, forse perché a tutti loro fu assegnata una nazionalità “Undet. V.G.” (Indeterminata, Venezia Giulia). L’intervistatore dell’Ufficio IRO firmò la pratica il 3 novembre 1950. Controfirme di chiusura del 27 agosto 1951 con “A.C.F. George., Elegibility Intake Officier IRO Italian Mission” (Addetto alla verifica dei requisiti di ammissibilità IRO della Missione italiana) e con “S.J. Todorovic, Supervisor Intake Center Milan” (Supervisore del Centro d’assistenza di Milano). L’Australia per i Bacich di Fiume restò un sogno nel cassetto in una casa d’esilio a Torino.

Altri Bacich via da Fiume

Ci sono altri Bacich nominati in letteratura. Alcuni di loro sono segnati, nei primi anni ’50, nel cosiddetto Primo censimento dei profughi fiumani in Italia a cura della Lega nazionale fiumana dell’ANVGD di Bologna, presieduta da Carlo Descovich. Detto Primo censimento è pubblicato nel fascicolo “Fiume e la provincia del Carnaro nel passato e nel presente”, edito verso il 1954. È il caso di Giovanni Bacich vedova Blecich deceduta esule a Lucca. Nello stesso periodo Antonio Bacich era esule a Bolzano con la moglie Irma Quarantotto, mentre Maria Bacich vedova Marsanich era in esilio a Udine (Fiume e la provincia del Carnaro nel passato e nel presente).

Secondo l’indagine di Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski un Antonio Bacich subì una condanna con “multa e confisca per attività antipopolari” dal Tribunale popolare circondariale di Fiume, dopo il 3 maggio 1945. Gli stessi autori segnalano un Francesco Bacich ucciso nel bombardamento alleato del 19 luglio 1944. Un altro Francesco Bacich, di Castua, fu ucciso nel Campo di prigionia di Dachau (Germania).

Da un documento datato 23 giugno 1945 dell’Ufficio Censura militare di Roma si ha notizia della “Situazione della Venezia Giulia” secondo una corrispondenza tra due profughi giuliani. Dopo aver segnalato la occupazione jugoslava di Trieste, l’autrice della missiva intercettata descrive quella di Fiume, dove “hanno fatto 4.000 arresti, deportano gli italiani in massa, mentre si dice che 30.000 persone abbiano chiesto di venir via. Sarà un esodo in massa”. (“National Archives U.S., copia all’Archivio Centrale dello Stato”, dattiloscritto). Sulla invasione jugoslava di Trieste e di Gorizia, del 1945, c’è un documentato testo di Mauro Tonino, storico dell’ANVGD di Udine.

In conclusione, si ricorda che furono tanti gli italiani partiti da Fiume come i Bacich, dopo l’occupazione jugoslava del 3 maggio 1945. Sono circa 54 mila i fiumani in fuga, su 60 mila abitanti, stando ai dati ministeriali delle Linee Guida per la didattica della Frontiera Adriatica. È il 90% dei residenti. C’è chi la chiama “liberazione”.

Fonte: ANVGD Udine

 

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