Una panoramica di storia della frontiera adriatica con la partecipazione dell’ANVGD Roma

30.03.2026 – La Fondazione Italia Protagonista ha inteso celebrare il Giorno del Ricordo 2026 con un evento di grande rilevanza nella cornice istituzionale della Sala del Refettorio nel Palazzo di San Macuto in cui ha coinvolto il Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Società di Studi Fiumani.

In un pomeriggio dedicato alla presentazione di “Contributi per la storia giuliana e dalmata”, la professoressa Donatella Schürzel (Presidente ANVGD Roma) ha illustrato al pubblico che ha riempito la sala il lavoro curato da Eufemia Giuliana Budicin (dirigente ANVGD) Osimo negli organi di stampa. La negoziazione del 1974 e l’adesione della Slovenia all’UE (Serena, Viterbo 2024). Si tratta di un progetto dell’ANVGD capitolina che ha raccolto, commentato e contestualizzato la rassegna stampa inerente il Trattato di Osimo prima e la sua possibile ridiscussione successivamente all’indipendenza della Slovenia.

La professoressa Schürzel ha evidenziato come le principali testate italiane abbiano stigmatizzato l’opposizione degli esuli istriani e dei triestini verso questo trattato internazionale, presentato invece come un accordo necessario per avviare una “Ostpolitik” italiana nei confronti della Jugoslavia comunista, invitando ad accettare il sacrificio della rinuncia alle rivendicazioni nei confronti dell’Istria settentrionale in cambio dei vantaggi economici che il Trattato conteneva. La curatrice dell’opera ha invece voluto evidenziare che la stampa italiana degli anni Settanta non ebbe alcuna considerazione nei confronti della comunità italiana autoctona rimasta in Istria ed i cui diritti erano stati assai poco tutelati dal regime di Tito, al quale tuttavia si cedeva definitivamente la ex Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste.  Ha collaborato a questo lavoro anche il professor Davide Rossi (Università degli Studi di Trieste), il quale è intervenuto facendo un bilancio delle iniziative che hanno affrontato i 50 anni dalla firma del Trattato di Osimo, rilevando che la nascita del movimento civico della Lista per Trieste, che raccolse il dissenso nei confronti delle decisioni calate dall’alto, rappresentò l’inizio dell’erosione della Prima Repubblica, mentre ulteriori anniversari come i 30 anni dell’accordo Dini-Granic per la tutela della minoranza italiana in Croazia del 1996 o l’anno prossimo gli 80 anni dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 rappresenteranno ulteriori momenti di riflessione sul laboratorio politico del confine orientale italiano.

Il Senatore Maurizio Gasaprri, promotore dell’appuntamento, ha ricollegato l’argomento dei due libri in presentazione con alcuni suoi trascorsi politici: quando da giovane militante e patriota manifestò davanti al Quirinale contro Osimo e allorchè da Senatore della Repubblica aiutò la Società di Studi Fiumani a riesumare, identificare e tumulare al Vittoriano (come da volontà di Gabriele d’Annunzio) i resti del Senatore ed ex podestà di Fiume Riccardo Gigante, ucciso e sepolto in una fossa comune dai partigiani comunisti jugoslavi nel maggio 1945.

La tragica fine del vecchio combattente irredentista che collaborò strettamente con d’Annunzio durante l’impresa fiumana è uno dei tanti aspetti presenti nel nuovo libro di Marino Micich Fiume, addio! L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo (1940-1954) (Mursia, Milano 2026).

Micich, il quale è Segretario generale della Società di Studi Fiumani, ha precisato che in tempi recenti l’addio degli esuli fiumani alla loro città è diventato un “arrivederci”, poiché sono sempre più intensi i rapporti con la comunità italiana cittadina. La vicenda fiumana nella Seconda guerra mondiale andava comunque illustrata in maniera particolareggiata, concentrandosi su alcuni aspetti specifici che magari erano appena accennati nelle opere di più ampio respiro dedicate recentemente a Fiume da Raoul Pupo e Gianni Stelli. Quest’ultimo, che è Presidente della Società di Studi Fiumani, ha firmato la Prefazione ed è intervenuto evidenziando la necessità di recuperare la memoria storica di Fiume, città in cui convivevano tante comunità, ma la maggioranza della popolazione era italiana: l’occupazione jugoslava rappresentò in tal senso un urbicidio. Fiume va perciò considerata un caso particolare di un fenomeno generale non ancora sufficientemente affrontato: il comunismo. Il professor Pier Ernesto Irmici ha, infine, elogiato l’ampia documentazione su cui si è basata la ricerca di Micich, dalla quale si evince fra l’altro che la posizione geografica del capoluogo del Carnaro non consentì di raggiungerlo agli alleati, che già ebbero difficoltà nella cosiddetta “corsa per Trieste”, laddove comunisti italiani di Fiume accolsero a braccia aperte l’esercito jugoslavo, anteponendo la fedeltà ideologica all’appartenenza nazionale.

Lorenzo Salimbeni

 

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