05.05.2026 – Con la collaborazione dell’architetto Daniele Milan (Delegato provinciale di Rovigo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), si è svolta presso l’Università Popolare di Polesella – Auser Polesine una lezione della professoressa Sondra Coizzi (docente di materie letterarie e divulgatrice storica) che ha voluto dedicare «in memoria degli istriani fiumani e dalmati ovunque sepolti nel mondo e al dramma delle foibe».
Sondra Coizzi ha toccato un argomento drammatico e molto doloroso, del quale ancora oggi si fa fatica a parlarne. La docente è andata indietro nel tempo, affinchè il folto pubblico potesse capire che quello che è successo ha radici lontane. I presenti alla lezione, ben spiegata con il supporto di un Powerponit, hanno potuto avere un quadro chiaro il più possibile esaustivo. Prima di tutto è stato messo in evidenza che la dominazione austriaca in Italia è durata 150 anni, raggiungendo il suo apice nel 1814 in seguito al Congresso di Vienna. Durante tutto questo tempo molte vicende si sono succedute.

La presenza della cultura latina e poi italiana nell’Adriatico orientale risale dai tempi dell’Imperatore Romano Cesare Ottaviano Augusto, ma il Regio Decreto di Francesco Giuseppe del 1866 incentivò slavi e tedeschi a migrare in territori tradizionalmente di lingua e cultura italiana, con l’intento di cancellare di fatto usi, costumi e tradizioni dell’italianità. La Prima guerra mondiale vede tra i “vincitori” gli italiani, la situazione si capovolge e quei territori vengono assegnati al Regno d’Italia, seppure con alcune mancanze (“vittoria mutilata” in Dalmazia e questione di Fiume). In particolare durante il ventennio fascista alla popolazione slava viene imposta la lingua e la cultura italiana.

Con la Seconda guerra mondiale, che poi diventa anche guerra civile in Italia, ancora una volta le sorti si invertono. l’Italia ne esce perdente: tutti gli italiani che si trovavano in Dalmazia, a Fiume ed in Istria, che vengono annesse a quella che allora era la Jugoslavia comunista di Tito, sono costretti a fuggire in condizioni terribili. Nella fase finale del conflitto si era diffuso un clima di terrore, poichè i partigiani comunisti jugoslavi uccisero nel peggiore dei modi coloro i quali (anche antifascisti) si opponevano al progetto annessionista: molti furono gettati nelle foibe, alcuni ancora vivi. I profughi giuliano-dalmati che giunsero in Italia non furono accolti bene dappertutto: in molte località erano considerati fascisti, in generale era appena finita la guerra civile e la ricostruzione del Paese stentava a decollare tra miseria e disoccupazione.
Certamente le sofferenze dei fiumani, istriani e dalmati, furono indicibili e continuarono anche per molto tempo dopo la guerra: permanenze prolungate nei Centri Raccolta Profughi in condizioni igienico-sanitarie terribili, la diffidenza sconfitta lentamente, l’oblio sulle tragedie che patirono. Solo nel 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi promulgò la legge che istituiva la ricorrenza civile del Giorno del Ricordo, che ricorre il 10 febbraio (giorno in cui l’Italia nel 1947 firmò il Trattato di Pace con cui cedette alla Jugoslavia Istria, Fiume e Zara), per non dimenticare questa tremenda pagina del nostro passato.

«Dare un giudizio a tutto quanto è successo è arduo. L’unica lezione che dovremmo imparare è che la guerra è atroce. Perdono tutti, vincitori e vinti: anche noi siamo “l’altro” per gli “altri”, perciò siamo tutti uguali, ma non abbiamo imparato niente – ha concluso la professoressa Coizzi – Mi pregio, infine, di proporre una poesia che mi ha toccato e fatto riflettere:
Ricorda che il pianto,
nell’esistenza di una mamma di un papà
di una sorella di un fratello
di una moglie di un marito
di una figlia di un figlio
non vale un’appartenenza.
Il dolore arrecato è sempre e solo dolore.
Non ha luogo né colore.
È il male accecato.
Chi accende un pianto mai ricorda:
si è sempre l’altro per chiunque altro».
[articolo tratto dal resoconto di Rosa Guerriero – Università Popolare di Polesella]
