Una lapide dedicata ai Bersaglieri presso la Foiba di Basovizza

Domenica 19 giugno al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza è stata inaugurata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri la nuova Stele dei Bersaglieri in memoria delle vittime delle Foibe. Presenti le varie associazioni d’arma e autorità civili e religiose alla manifestazione organizzata con la collaborazione della Lega Nazionale di Trieste. 

Si tratta di una stele in pietra carsica con la scritta “Alle vittime innocenti di un odio cieco – Per non dimenticare”. “In questo modo, i bersaglieri d’Italia hanno inteso rendere omaggio alla memoria di tutte le vittime delle foibe, militari e civili, italiane e straniere. Dopo tante peripezie burocratiche e uno stop causato dalla pandemia – ha spiegato il presidente dell’Associazione nazionale bersaglieri del Friuli Venezia Giulia, generale Giuseppe Iacca – siamo riusciti nel nostro intento e abbiamo scelto questa data perché il 18 giugno 1836 fu istituito con regio brevetto il Corpo dei bersaglieri”.

La stele dei Bersaglieri

“I conflitti armati sono la sconfitta dell’umanità”

“Scoprendo questa stele la mia memoria è andata all’ultima medaglia d’oro al valor militare alla memoria assegnata a un bersagliere, Giuseppe La Rosa, che l’8 giugno 2013 in Afghanistan morì interponendosi tra una bomba e i suoi soldati, diede la propria vita per salvare altre vite”, ha evidenziato nel suo discorso il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin. “Credo che questa memoria di sacrificio finalizzata alla vita – ha aggiunto – debba anche oggi, in questi momenti difficili di guerra in Europa dopo 70 anni ma di tante guerre, anche quelle dimenticate o di cui non parliamo perché non fanno notizia o non destano il nostro interesse, farci ricordare che i conflitti armati sono la sconfitta dell’umanità”.

“Un crimine troppo spesso taciuto”

“Il Corpo dei Bersaglieri incarna la capacità italiana di innovarsi ed eccellere – ha dichiarato l’Assessore regionale alla Difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile Fabio Scoccimarro -. La prima fanteria leggera della storia era composta da uomini resistenti alla fatica, capaci di compiere rapidi spostamenti e di combattere in ordine sparpagliato per limitare le perdite sul campo, dotati di eccellente mira con la carabina e di ampia versatilità, veloci nelle decisioni, capaci di obbedire ai comandi ma allo stesso tempo saper agire anche singolarmente. Oggi con questo monumento vogliono ricordare le vittime di questo crimine troppo spesso ancora taciuto o peggio ancora nascosto”. “Ricordare i valorosi italiani e le povere vittime torturate, violentate e infoibate è un nostro dovere – ha aggiunto Scoccimarro – perché solo avendo memoria del passato possiamo evitare che si creino nuovamente le condizioni che hanno portato ai totalitarismi e purtroppo alle immagini di fosse comuni e ancora più indicibili atrocità cui abbiamo assistito ora in Ucraina”.

Tra i partecipanti, l’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, che oltre a benedire la stele ha recitato la preghiera per i martiri delle foibe del 1959 di monsignor Antonio Santin, e il sindaco della città, Roberto Dipiazza, che oltre a ricordare lo zio bersagliere dell’8° Reggimento, ha anche reso noto che ci sarà presto un progetto del Comune per dotare la stele di Basovizza del cappello con le piume simbolo del Corpo dei bersaglieri, oggi mancante.

A unirsi alle congratulazioni per aver organizzato una cerimonia affatto di maniera, perché ricordare gli orrori delle guerre per non dimenticare e non ripetere non è mai né banale né inutile, sono stati anche rappresentanti della Prefettura e della Questura, della 132^ Brigata corazzata Ariete con la fanfara dell’11° Reggimento e del Comune di Pordenone, dell’Anb con Rocco Paltrinieri della presidenza interregionale Nord, della Regione Fvg con l’assessore Fabio Scoccimarro e del libero Comune di Zara in esilio, presente con il ricordo portato da Franca Balliana del figlio bersagliere Pietro Serrentino e del suocero, Vincenzo Serrentino, “ultimo prefetto di Zara italiana, ancora oggi caduto senza tomba ed eroe senza medaglia”, lo ha definito il generale Iacca.

Fonti: TriestePrima, News del Consiglio Regionale del FVG e Rai3 FVG

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