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Europa pronta alle sanzioni contro Zagabria – 19set13

Tre mesi dopo essere entrata nell’Unione europea la Croazia si prende un bel “ceffone” dalla Commissione Ue che con l’attivazione della procedura prevista dall’articolo 39 del Trattato d’accesso all’Ue, ha formalmente attivato ieri la clausola di salvaguardia per giustizia e affari interni nei confronti della Croazia, che non si è ancora adeguata alle richieste sul mandato d’arresto europeo. Questo significa che sono in arrivo sanzioni per Zagabria, come per esempio un monitoraggio rafforzato e la sospensione dei fondi Ue per aiutare il paese a prepararsi all’ingresso in Schengen.

La decisione, già annunciata martedì scorso dalla commissaria Ue alla Giustizia Viviane Reding, ha ricevuto pieno sostegno del Collegio, e su questa base la Commissione ha avviato ieri le consultazioni con gli stati membri, che hanno ora 10 giorni di tempo per reagire alla proposta di avviare un monitoraggio più stringente di Zagabria e interrompere i fondi Ue nel settore della giustizia e affari interni.

Le conclusioni dei Paesi membri però non sono vincolanti per la Commissione. Per Bruxelles è infatti «ingiustificabile» la decisione di Zagabria di attendere sino al 15 luglio 2014 per riadeguare la legislazione nazionale alle norme sul mandato d’arresto europeo quando queste, che erano in linea con quelle Ue, sono state modificate in soli tre giorni prima dell’ingresso di Zagabria in Europa il primo luglio scorso. Il motivo del contendere è la cosiddetta “lex Perkovic”, la norma introdotta poco prima dell’entrata di Zagabria nell’Ue per evitare l’estradizione di cittadini croati sospettati di aver compiuto crimini prima del 2002. Tra questi, Josip Perkovic, alto papavero dei servizi jugoslavi, ricercato in Germania perché ritenuto il mandante dell’uccisione di Stjepan Djurekovic, dissidente riparato in Germania, dove killer arrivati dai Balcani lo avevano liquidato nel lontano 1983.

Duro il premier croato Zoran Milanovic il quale afferma che non permetterà a nessuno di «spazzare la Croazia» aggiungendo che serve maggiore rispetto visto che «il nostro Paese non è una riserva per uccelli». Più diplomatica la reazione del ministro degli Esteri Vesna Pusic, la quale sostiene che «nulla è certo fino a quando non è certo. Stiamo trattando e credo che risolveremo il problema ma non vogliamo risolverlo sui media», affermando di non voler fare altre dichiarazioni prima che la questione non venga affrontata all’interno del governo.

Il ministro degli Interni, Ranko Ostojic dichiara invece che «non è corretto parlare ancora di sanzioni» e conferma che «la Croazia continua a lavorare al suo piano di ingresso nell’area Schengen anche senza l’aiuto economico dell’Unione europea». «Quello che abbiamo detto fino a oggi – dice invece il ministro della Giustizia Orsat Miljenic – resta valido visto che non è stata decisa ancora alcuna sanzione». Ma in Croazia intellettuali e analisti accusano il governo Milanovic di ragionare ancora in base alle regole veterocomuniste. Alla Commissione l’ardua sentenza.

Mauro Manzin
www.ilpiccolo.it 19 settembre 2013

 

 

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