”Uccidiamo il comunismo in Istria” (Voce del Popolo 08 set)

KRIŽEVCI – Dopo il reiterato “no” alle sue… particolari performance, l’Istria continua ad essere una spina nel fianco di Marko Perković Thompson. Nel corso del concerto allestito a Križevci il cantante, noto per i suoi messaggi nazionalistici, intrisi di violenza e l’iconografia filo-ustascia che ne accompagna i concerti, ha mandato un messaggio inequivocabile, in suo stile, invitando i proseliti di unirsi a lui per “ammazzare il comunismo”. “Andiamo in Istria, a Pola, all’Arena e in tutti quei posti dove c’è ancora del comunismo e uccidiamolo”, ha detto Thompson. Forse resosi conto della gaffe, ha cercato di correggersi, dicendo di voler “uccidere il comunismo, non con la violenza, ma con l’amore”. “Vinceremo con l’amore, perché l’amore abbatte tutti i muri”, ha catechizzato.

Non è tardata ad arrivata la risposta dei politici istriani, primo fra tutti il deputato al Sabor Damir Kajin. "Gli istriani difendono strenuamente certi valori, antifascismo e convivenza in primo luogo, che, tu Thompson, identifichi come comunismo. In Istria sono benvenuti tutti, ma non chi sparge il seme dell'odio", ha detto Kajin in una dichiarazione allo "Jutarnji list". "Invito lo stato di diritto ad agire – ha continuato Kajin -. A Thompson dico che non ucciderà il comunismo né in Istria né altrove. Questa società deve opporsi al ritorno del pensiero ustascia", ha concluso il deputato al Sabor.

Secondo Denis Martinčić, primo uomo dell'SDP polese, Thompson avrebbe bisogno "di un consulto psichiatrico". Il presidente dell'HDZ di Pola Lovorka Tomičić si è limitata a dire di "appogiare l'amore e la non violenza" e di "non essere oberata ai tempi d'oggi dal tema del comunismo". "Se ci dovesse essere il concerto di Thompson a Pola ci andrò", ha commentato.

Ricorderemo che a Thompson non è stata data l’autorizzazione per i concerti di Pola e Umago. In quell’occasione il manager di Thompson Zdravko Barišić ha dichiarato che in questo modo il suo protetto viene danneggiato in maniera ingiusta, limitandone la libertà di parola.