”Trieste per noi resta un simbolo” (Il Piccolo 03 nov)

C’è chi, come il quarantaduenne romano Fabio Massari del gruppo di alpini e finanzieri in divisa storica, le vicende di Trieste le ha lette solo sui libri e ora «si sente emozionato come un bambino ad essere vicino a quel molo in cui gli ”altri” sbarcarono 90 anni fa». E c’è chi, invece, la storia della città e della Venezia Giulia, nel suo piccolo, ha contribuito a scriverle. Come Mario Porceddu, sardo di 81 anni. il primo finanziere ad entrare in città nel ’54. «Sono arrivato otto giorni prima dell’ingresso delle truppe italiane per occupare la caserma della Finanza del mare – racconta orgoglioso -. Di quei giorni conservo ricordi straordinari: il calore della gente, lo splendore di piazza Unità. Queste terre mi sono rimaste nel cuore e oggi non potevo non essere qui».

L’affetto speciale per Trieste, definita «simbolo dell’Italia e del sacrificio compiuto da migliaia di giovani», torna nei racconti di tutti i partecipanti al raduno di Assoarma. Ed è anche la molla che ha spinto molti di loro a sobbarcarsi levatacce e ore di pullman pur di non perdere la sfilata sulle Rive. «Per essere qui ho percorso circa 1000 chilometri in macchina – spiega Mauro Tulipano, che vive a Trani in provincia di Bari -. Ma per niente al mondo mi sarei perso questa manifestazione. A Trieste ho prestato servizio nel ’65, alla raffineria dell’ex Aquila. E oggi, a distanza di 40 anni, sono finalmente tornato». «Siamo partiti alle 4 di questa mattina – raccontano Enzo Libardi ed Enzo Natale, presidenti delle associazione fanti e granatieri del Trentino -. Anzi, per chi di noi viene dalla montagna, il viaggio è iniziato già alle 3.30. Del resto, non potevamo non esserci visto il legame particolare che unisce Trento e Trieste. Aree di confine in cui sventolare il tricolore è più difficile che in altre parti del Paese. La nostra voce, quindi, è particolarmente significativa, specie ora che i sentimenti dell’italianità e del patriottismo cominciano ad essere meno sentiti».

«Io nel ’54 avrei voluto esserci qui a Trieste – aggiunge Giovanni Pellizzari, 75 anni di Udine -. Ma quella volta, mentre altri carabinieri partecipavano alla liberazione della città, io ero a Firenze alla scuola sottoufficiali. Oggi, a distanza di mezzo secolo, posso finalmente rivevere la gioia che hanno provato loro quella volta».

Racconti che rimandano la memoria indietro nel tempo. Ma in piazza Unità, ieri, c’erano anche testimoni di esperienze più recenti, fatte però sempre con la divisa addosso. È il caso del gruppetto di quarantenni che sfila dietro allo striscione «bersaglieri in Libano». «Per noi – spiega Marco Cavallaro di Verona – questa giornata rappresenta un doppio anniversario. Celebriamo infatti i 90 anni dalla fine del primo conflitto, ma anche i 25 anni dal nostro rientro in Italia dopo la missione in Libano a cavallo tra ’83 e ’84. La prima missione di militari armati all’estero dalla seconda guerra mondiale».

(m.r.)