Tre pubblicazioni su esuli e Centri Raccolta Profughi

Tra i lavori della quarta ed ultima giornata della Bancarella 2021 c’è stata la presentazione di tre volumi sull’esodo giuliano dalmata. La rassegna libraria è dedicata al “Salone del libro dell’Adriatico orientale”. È stata organizzata in Piazza Sant’Antonio Nuovo a cura del Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata (CDM) e del Comitato provinciale di Trieste dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). Tutti gli appuntamenti delle quattro intense giornate, disponibili nel web, erano visibili in diretta sui siti http://www.anvgd.it e http://www.arcipelagoadriatico.it

Tra il pubblico, erano presenti Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine e Bruno Bonetti, vice presidente del medesimo sodalizio, oltre a vari esponenti di altri Comitati, come quello di Milano e di Venezia.

Il tema dell’Esodo è stato al centro della prima sessione pomeridiana del 26 settembre 2021, nel corso della quale sono stati presentati “La Patria perduta” di Elio Varutti (inerente il Centro Raccolta Profughi di Laterina, in provincia di Arezzo), “Vita a Palazzo Silos” (le memorie di Anna Maria Zennaro Marsi profuga a Trieste) e “I 60 anni del Villaggio San Marco a Fossoli” (lavoro a cura del Comitato di Modena dell’Anvgd vincitore del Premio Tanzella 2020). Ha condotto l’incontro il giornalista Nicolò Giraldi. Ha parlato per prima Anna Maria Marsi, raccontando il suo passaggio e la permanenza per anni nei box del miserando Campo profughi del Silos, dove oggi funziona un parcheggio coperto. La Zennaro Marsi non ha nascosto gli aspetti più tragici – quali i suicidi – della vita nel Crp triestino, ma ha anche rilevato la capacità di adattamento della maggioranza delle genti istriane e giuliane per affrontare il futuro.

La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963 è il nuovo libro sui profughi della Venezia Giulia scritto da Elio Varutti, dell’ANVGD di Udine, con la preziosa collaborazione di Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, per l’editore Aska di Firenze. A perdere la patria, dopo la seconda guerra mondiale, sono stati i cittadini italiani di Fiume, Pola e Zara e una parte di quelli di Gorizia e Trieste. Le loro terre, le loro case e i loro averi sono stati dati alla Jugoslavia a saldo dei danni della guerra voluta dal duce e dal re. In 350mila sono stati cacciati, o sono dovuti venir via con documenti regolari, per riversarsi nel resto d’Italia talora matrigna, con la paura delle foibe. Molti transitarono per i Centri raccolta profughi (Crp). Il testo è incentrato sulla vicenda del Campo profughi di Laterina (AR) con riferimento all’esodo giuliano dalmata. Dal 1941 al 1943, sotto il fascismo, è un Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e canadesi. Sottoalimentazione e scarsa igiene nelle baracche provocano nei 2.500-3.000 prigionieri varie malattie debilitanti, come dissenteria e tifo.

Poi per un anno il Campo è stato un reclusorio sotto la sorveglianza nazista. Dopo la liberazione, avvenuta nel 1944, a cura della VIII Armata britannica, si trasforma fino al 1946 in un campo di concentramento per tedeschi e repubblicani della RSI catturati al Nord. Dal 1946 al 1963, per ben diciassette anni, funziona come Campo profughi per italiani in fuga dall’Istria, Fiume e Dalmazia (per oltre 10mila persone), terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Sono proprio italiani della patria perduta. Patiscono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi.

A Laterina giungono pure certi sfollati dalle ex colonie italiane. Il libro tratta in modo specifico questi anni di vita quotidiana e di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale, mediante qualche matrimonio misto (di solito: marito toscano e moglie istro-dalmata) e, soprattutto, col lavoro, la fede religiosa e con l’assegnazione delle case popolari ai profughi.

Il generale Giampaolo Pani, presidente dell’ANVGD di Modena, ha illustrato il volume “I 60 anni del Villaggio San Marco a Fossoli”, pubblicato nel 2016, ma i cui lavori di ricerca iniziarono nel 2013, in un importante convegno. Il villaggio giuliano, aperto nel 1954, chiuse i battenti nel 1970. Era ubicato in via Remesina 32, a Fossoli di Carpi (MO), in quello che fu dapprima campo di concentramento e in seguito la sede della comunità cattolica di Nomadelfia, dedita all’accoglienza dei bambini abbandonati. Il campo di Fossoli ha visto ben sette periodi di accoglienza o di detenzione. Pani ha voluto parlare pure di uno sconosciuto Centro raccolta profughi di Modena, sito in via Caselle 10, su cui necessitano ulteriori ricerche. Nell’interessante e corposo volume dell’ANVGD di Modena c’è uno scritto pure di Annalisa Vukusa, oriunda di Zara, intitolato “Quella oscura inquietudine”, pp. 375-380, componente del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine, oltre che dirigente da anni del medesimo organismo. La Vukusa, nel 2001, è stata autrice di un originale opera, non a caso intitolata Sradicamenti, citata da vari autori dell’esodo giuliano dalmata.

La rassegna si è chiusa con un tributo ad Alida Valli, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita: il critico cinematografico Alessandro Cuk (presidente ANVGD Venezia) ha presentato insieme a Mimmo Verdesca (regista dell’apprezzatissimo docufilm “Alida”) e Pierpaolo De Mejo (nipote della diva polesana) le nuove iniziative che l’ANVGD intende realizzare per celebrare la grande attrice istriana.

Sitologia ed altro – E. Varutti, Da Pirano al Villaggio San Marco di Fossoli di Carpi, 1953-1970, on line dal 27 settembre 2017 su  eliovarutti.blogspot.com

Fonte: ANVGD Udine – 28/09/2021

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