Tre bandiere per il Sabotino (Il Piccolo 16 ott)

LETTERE

Si avvicina la data del 4 novembre, novant’anni dalla fine della prima guerra mondiale. Una giornata di mesta memoria, dal momento che sollecita una profonda riflessione sulle centinaia di migliaia di soldati di tante nazioni che hanno tragicamente perso la vita in quell’«inutile strage».

Sappiamo tutti che la nostra terra ha pagato un altissimo tributo in termini di esistenze stroncate e di grandi distruzioni; i nomi scolpiti nei delicati cimiteri e nei giganteschi sacrari sollecitano la stessa commozione di fronte a tanto sangue versato da parte di persone che da ogni angolo d’Europa sono state costrette a raggiungere il loro capolinea sulle brulle alture che forse in precedenza non avevano neppure sentito nominare.

Sopra Gorizia svetta il Sabotino, una delle montagne sulle quali l’assalto alla baionetta e la battaglia di trincea hanno disseminato i corpi di troppi coraggiosi giovani mandati a morte per conquistare qualche metro di aride pietre del Carso: uomini contro, fratelli contro, cattolici contro sbudellati dalle armi benedette dai sacerdoti della stessa religione.

Un monte simbolo della prima guerra mondiale oggi – collocato nel cuore della nuova Europa – può e deve essere lasciato alla bellezza non contaminata della natura oppure accogliere simboli di pace; dal momento che non esistono più le frontiere i segni di appartenenza non ha senso che servano a «marcare un territorio» bensì a dimostrare lo sviluppo di costruttive relazioni: perché allora non intessere accordi con le autorità della Slovenia e, nel caso si raggiunga un accordo, realizzare insieme un semplice terrapieno con tre pennoni presso la vetta proprio sulla linea di confine – da una parte la bandiera slovena, dall’altra quella italiana e al centro quella europea?

Sarebbe un semplice ma suggestivo richiamo al fatto che la nostra è davvero terra d’Europa.

Andrea Bellavite, Gorizia