Tra le carte di Tommaseo sorprese e incompiuti (Il Piccolo 15 lug)

Viene presentato domani, alle 18 al Caffè Stella Polare di Trieste, il volume «Niccolò Tommaseo tra letteratura e storia» edito da Hammerle. Pubblichiamo un passaggio dell’introduzione di Fulvio Senardi.

di FULVIO SENARDI

In una nota, al solito acuta, stesa sul finire degli anni Trenta del ‘900, Adolfo Omodeo commentando la pubblicazione del «Diario intimo» di Tommaseo e, con assai meno entusiasmo, della «Cronichetta del Sessantasei» (permeata, scriveva, da quella «libidine di denigrazione, malattia incoercibile a cui il Tommaseo soggiacque in maniera avvilente»), riteneva allora necessario «porre in generale la questione della pubblicazione degli inediti tommaseani, di cui la Biblioteca nazionale di Firenze è miniera inesausta».
Una mole di inediti di cui ora riparliamo grazie alla lodevole iniziativa della Provincia di Trieste che ha acquisito un fondo archivistico che contiene appunto, fra le altre cose, lettere e manoscritti tommaseani. Già proprietà di Vincenzo Miagostovich, erudito ed insegnante, nato a Sebenico a metà 800 e scomparso a Novecento inoltrato, che di Tommaseo si era fatto un vero culto, dedicandogli dei discorsi celebrativi che hanno un non trascurabile spessore esegetico e raccogliendo e pubblicando pagine del grande concittadino Nel novero delle reliquie che giungono fino a noi dalla biblioteca di Miagostovich io mi limiterò a mettere in evidenza due dei materiali acquisiti. In primo luogo una redazione manoscritta di «Un medico», racconto minore ed incompiuto di Tommaseo, pubblicato per la prima volta a cura di Ciampini sulla «Nuova Antologia» del 1 agosto 1939, quindi emendato da Cataudella nel 1975 sull’autografo fiorentino, e riproposto, recentemente da Gino Tellini nella sua edizione di «Tutti i racconti».
Orbene, il manoscritto che ora la Provincia ci rende accessibile (10 fogli numerati, ciascuno di quattro pagine, con ampio margine, più un foglietto staccato) rappresenta sicuramente una redazione anteriore a quella da cui hanno preso le mosse Ciampini e Cataudella, cosa che ci consente di concludere che si tratta di uno scritto assai prezioso.