Tantissimi studenti alla cerimonia del Giorno del Ricordo in Campidoglio a cura dell’ANVGD Roma

11.02.2026 – Pure quest’anno le scuole romane hanno risposto in maniera massiccia, attenta e partecipe all’invito rivolto dal Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia a prendere parte alla cerimonia che si è svolta in Campidoglio nella Sala della Protomoteca in collaborazione con l’amministrazione di Roma Capitale. La mattina dell’11 febbraio erano presenti docenti e studenti degli istituti Plinio Seniore, Argan, Aristotele, Pascal, Papareschi, Nobel, Magarotto, Tosi e Montanelli, Peano di Monterotondo, a riempire una sala in cui vi era pure una delegazione di esuli e discendenti di esuli provenienti dal Quartiere Giuliano-Dalmata nonché autorità e rappresentanti dell’associazionismo adriatico in esilio e della comunità italiana autoctona in Istria. Aprendo i lavori, Giorgio Marsan (vicepresidente ANVGD Roma) ha infatti salutato la presidente del Municipio IX Roma Capitale Titti Di Salvo, il prefetto Vincenza Filippi, la presidente della Società Dalmata di Storia Patria Rita Tolomeo, il Presidente di FederEsuli Renzo Codarin, il presidente dell’Università Popolare di Trieste Edvino Jerian, il segretario generale dell’UPT Fabrizio Somma, il Presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul, la Presidente della Comunità degli Italiani di Rovigno Viviana Benussi, il rappresentante italiano al seggio specifico nel Parlamento sloveno Felice Ziza, la vicepresidente della Regione Istriana Jessica Acquavita e l’assessore alla cultura della Regione Istriana Vladimir Torbica.

Dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli da parte del maestro Francesco Squarcia alla viola, la proiezione dello spezzone di un documentario ha portato al pubblico la voce, i ricordi e le testimonianze di alcuni rappresentanti della comunità giuliano-dalmata romana dei primi anni Duemila, allorché si cominciava timidamente a parlare di foibe e di esodo anche al di fuori dei circuiti associativi che avevano conservato questa storia per mezzo secolo, come è stato recentemente riconosciuto pure dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Anche l’attuale primo cittadino della capitale, Roberto Gualtieri, ha origini adriatiche, in particolare dall’isola di Lussino. Nel suo intervento ha reso omaggio alla resilienza e alla capacità di reinserirsi con successo nei nuovi contesti sociali di insediamento che hanno dimostrato gli esuli istriani, fiumani e dalmati, mantenendo un solido legame affettivo con le terre di origine: «Il tessuto associativo degli esuli ha custodito il ricordo di tragici eventi ma anche consolidato legami sociali. I partigiani comunisti jugoslavi di Tito che commisero quei crimini avevano subito la repressione del regime fascista, ma dobbiamo evitare che le spiegazioni diventino giustificazioni. Prima dei nazionalismi e dei totalitarismi le popolazioni dell’Adriatico orientale avevano pacificamente convissuto ed è quello che avviene oggi grazie all’Europa».

«Celebrando il Giorno del Ricordo le ferite si attenuano – è quindi intervenuta Donatella Schürzel, presidente dell’ANVGD Roma – e la memoria documentata e storicamente inoppugnabile si consolida e non può essere negata». Rivolgendosi alla nutrita rappresentanza della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale presente in sala, la professoressa Schürzel ha ringraziato per la preziosa opera di salvaguardia identitaria che svolge ed ha aggiunto che quest’anno oltre alle commemorazioni della strage di Vergarolla, di cui il 18 agosto ricorre l’80° anniversario, anche l’imminente ricordo della tragedia mineraria di Arsia assumerà un carattere particolare, poiché il Presidente Mattarella ha insignito con la Stella al Merito del Lavoro alla Memoria le vittime di quel terribile 28 febbraio 1940. Entrambe le ricorrenze vedranno esuli e italiani dell’Istria uniti nel ricordo in loco.

Lo storico Gianni Oliva ha evidenziato come la tradizionale convivenza di popoli nell’Adriatico orientale, suggellata dalla pratica diffusa dei matrimoni misti, sia stata distrutta dagli opposti nazionalismi, culminati con le esasperazioni attuate dal fascismo prima e dal nazionalcomunismo jugoslavo in seguito. «Il progetto annessionista di Tito riguardo la frontiera adriatica – ha proseguito lo storico torinese – prevedeva l’epurazione di tutti gli oppositori, con particolare riferimento agli antifascisti che avevano fatto la Resistenza, in quanto rappresentavano la nuova Italia democratica che si era riscattata dalla dittatura mussoliniana». Il professor Oliva ha quindi confrontato il vissuto di sua madre e di Norma Cossetto, entrambe nate nel 1920, cresciute nelle organizzazioni del regime e avviate agli studi da famiglie lungimiranti, ma il fatto di trovarsi in Istria e non in Piemonte dopo l’8 settembre, ha significato per la Cossetto morire in una foiba dopo atroci violenze.

«La toponomastica di Roma è ricca di riferimenti all’italianità dell’Adriatico orientale non solo al Quartiere Giuliano-Dalmata ma anche in zona Prenestina (in entrambi i casi ci sono edifici di edilizia popolare destinati in origine agli esuli) e al Quartiere Trieste, con riferimenti alle città annesse dopo la Prima guerra mondiale» ha quindi evidenziato Marino Micich, segretario generale della Società di Studi Fiumani, traendo spunto da una pubblicazione realizzata assieme al compianto esule istriano Gianclaudio De Angelini. Lo studioso ed esule di seconda generazione ha quindi evidenziato le proficue collaborazioni che le sigle della diaspora intrattengono con le istituzioni e sempre più anche con gli Istituti per la Storia della Resistenza.

Commovente quindi la testimonianza di Franca Stossich, esule da Zara cresciuta nel Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma, in cui suo marito Maurizio Turrisi diventò uno dei medici più celebri ed un pilastro della nascente comunità adriatica nella città eterna: «Io sono tornata solo una volta a Zara, ma mi ha preso una profonda malinconia, ricordando mio nonno che fu deportato dai titini e di cui non sapemmo più nulla. Oggi ho un nipote calciatore al quale ho trasmesso l’amore per la nostra terra di origine. Gli ho insegnato la correttezza e a non vendicarsi, nemmeno in campo quando riceve un pestone o un brutto fallo da un avversario».

Conclusione della celebrazione affidata nuovamente alla viola del maestro Squarcia, che è stato accompagnato nell’esecuzione di una lirica dedicata al mare Carnaro dall’autore del componimento, cioè Abdon Pamich, esule fiumano ed olimpionico di marcia nonché protagonista della fiction Rai “Il marciatore – La vera storia di Abdon Pamich”.

Lorenzo Salimbeni

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