Storia: la visione della Slovenia (Il Piccolo 21 set)

Ho letto le valutazioni del prof. Valdevit sul comunicato sloveno, prodotto alla fine del semestre di presidenza europea, col quale in buona sostanza si ricorda che non tutta la Primorska (dolorosamente Trst e mezza Gorica mancanti…) è stata assegnata alla Slovenia. Il prof. Valdevit ha avuto la signorilità di non rimarcare che gli attuali politici sloveni non sono dei principianti, in gioventù sono stati probabilmente dei baldi «pionieri» e si sono perfezionati nella scuola titina che ha propinato una visione «disinvolta» della storia. Infatti che credibilità può avere la storia raccontata da una decennale dittatura (in questo caso comunista, in altro caso fascista)?

Il perdurare di questo comportamento è denunciato (31 agosto 08) dal presidente regionale del Coni, l’istriano Felluga, il quale essendo a Bled a una presentazione sportiva, ha scoperto che la tradizione remiera slovena è nata col Club «Salvore» a Pirano e con la società «Libertas» a Capodistria, nel 1888. Per di più la Slovenia si è autoassegnata i successi olimpici nel 1928 della Pullino di Isola d’Istria e quello nel 1932 della Libertas di Capodistria. Conclude Felluga che «in un contesto europeo non è concesso appropriarsi delle storie altrui».

È intervenuto anche il console sloveno sui confini della Primorska, che andrebbero da Bovec, al Vipacco, Collio sloveno, Nova Gorica, Carso e infine ai comuni di Capodistria, Isola e Pirano che rappresentano però solo una piccola parte della Primorska. Senza pretendere di dare lezioni di etimologia slovena, il nome Pri-morska ha un evidente riferimento al mare, pare strano che solo una piccola parte dia il nome al tutto. Infatti il console ha dato delle notizie sintetiche poiché il territorio da Bovec, Tolmin, Nova Gorica e Vipava è noto come Goriska (Goriziano) ma anche come Severna (settentrionale), Pri-morska (però senza il mare…). Inoltre, i comuni di Koper, Izola e Piran costituiscono la Pri-morska, ma anche la Ju na (meridionale) Pri-morska, la Slovenska Istra e la Slovenska Obala. Ovviamente, a casa propria, ognuno può chiamare le cose come vuole, ad esempio può definire delle località montane… vicine al mare.

Al di là dei molteplici nomi a disposizione, il comunicato sloveno voleva far notare all’Europa la slovenità della Primorska, iniquamente mutilata. A questo scopo è funzionale anche affermare che Trieste ha due anime, senza quantificarne la consistenza. Certamente non è una questione di numeri ma culturale. Allora se i numeri non contano, perché si ignorano l’anima ebraica di Trieste (decisiva nello sviluppo, non solo economico, di Trieste), l’anima greca e l’anima serba? Queste anime, che hanno a Trieste luoghi di culto e luoghi di sepoltura, non meritano una citazione?

L’anima (largamente minoritaria, quindi poco rappresentativa) invece non dimentica l’incendio del Balkan (88 anni fa…) ed evita di ringraziare l’Italia per averle offerto la possibilità (accolta) di vivere in una democrazia occidentale, anziché in una dittatura comunista balcanica per una quarantina d’anni. Certamente il risultato, per Trieste, non è stato esaltante come sperato, ma la VII alternativa era fallimentare. Almeno un simbolico grazie sarebbe opportuno, anche se tardivo.

Flavio Gori