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Statua di Trieste a Mons. Santin? Dietro un magazzino

Abbiamo già ricevuto l’interessamento di una decina di artisti, sia locali che di altre regioni, alcuni di fama nazionale. E forse il primo a esprimere interesse per il nostro bando di gara è il più famoso», gongola Antonella Caroli, direttrice dell’istituto di cultura marittimo portuale (Icmp). Il bando per la statua da 7 metri del vescovo Santin da collocare in Porto Vecchio, in testa al Molo IV, sta spopolando a un mese e mezzo dalla scadenza (18 ottobre). Non ci sarà però lo scultore “predestinato”, Giovanni Pacor, classe 1943, di Staranzano, nonostante la sua opera avesse già avuto la benedizione, urbi et orbi, del sindaco di allora Roberto Dipiazza, del soprintendente di allora Roberto Di Paola, del vescovo Giampaolo Crepaldi, del vicario don Ettore Malnati e anche, non si sa a che titolo, dell’ex senatore Giulio Camber al quale spettò l’ultima parola. «Il mio lavoro è stato approvato due volte – attacca Pacor -. All’inizio ero stato contattato da Dipiazza. Ho fatto i bozzetti. Lui era entusiasta. Tutto era a posto. La statua doveva essere collocata davanti al Ponterosso».

Del progetto doveva occuparsene l’assessore Franco Bandelli che però poco dopo fu espulso dalla giunta. E così della statua di Santin si è smarrito il filo. «Scaduto il mandato di Dipiazza sono stato contattato dal Porto di Trieste tramite l’Istituto di cultura marittimo portuale, una strana Fondazione. Ho ricevuto anche la visita nel mio studio del senatore Camber, amico della signora Monassi. A lui andava bene il bozzetto, ma voleva una base diversa, la prua di una nave, con una scala interna. Una scala che finiva sotto le gonna del vescovo sul modello della colonna Traiana. A me dispiaceva un po’. La mia base era piaciuta molto al sindaco e alle Belle Arti (Di Paola, ndr). Non vedevo perché bisognasse cambiarla aumentando il costo con la storia della scala. È passato un altro po’ di tempo e poi mi hanno chiamato quelli dell’Icmp: “Siamo pronti andiamo davanti al vescovo”. E il vescovo ha detto che il bozzetto andava bene. Anzi mi ha detto che dopo la realizzazione della statua lo voleva lui. In quell’occasione però mi sono trovato le carte in tavola cambiate. Un trappola. Di fronte al vescovo mi hanno messo davanti al fatto compiuto. Una cosa spiacevole.

Dipiazza mi metteva la statua sulle Rive davanti al canale di Ponterosso, loro volevano collocarla dentro il Porto Vecchio dove nessuno può vedere, dietro un capannone. Mi hanno risposto che la vedono quelli che vengono dal mare. Anche il nuovo sovrintendente Giangiacomo Martines, pur ritenendo la mia opera un capolavoro, era d’accordo. Ho fatto presente che a me quella posizione non andava per niente bene. Mi hanno risposto: “Lei non si preoccupi: a casa nostra la statua la mettiamo dove vogliamo noi e con la base che vogliamo noi. Lei ci procuri la statua e basta”». E qui i rapporti si sono rotti.

«A questo punto ne ho fatto una questione di soldi. A casa vostra comandate voi, sul prezzo decido io. Con Dipiazza ero disposto a donarla alla città vista la posizione in cui veniva collocata, ma a questi no. Così ho chiesto un ritocco sul prezzo (da 70mila a 120mila). All’istituto non andava bene. La Regione ha stanziato 110mila euro. Loro non volevano tirar fuori una lira. Una storia finita sui soldi».

E il nuovo concorso? «Li ho mandati a quel paese – racconta lo scultore di Staranzano -. Figurarsi se partecipo al concorso. Era un lavoro a cui tenevo molto. Ma che senso ha mettere una statua dietro un capannone in un luogo dove per entrare devi farti alzare la sbarra? Un vescovo dietro un magazzino». Non ha senso. «Mi sto ancora chiedendo lo scopo dell’Icmp – conclude Pacor -. La signora Caroli mi è parsa molto confusionaria, mentre il presidente Brigante mi sembra che da Roma venga solo a passare un po’ il tempo a Trieste. Un dialogo tra sordi. Mi dispiace molto. Ci tenevo a fare la statua di Santin. Ma tanto quella che faranno non la vedrà nessuno».

Fabio Dorigo
www.ilpiccolo.it 29 agosto 2013

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